27 agosto 2018

Solidarietà ad Asia Argento

di Luisa Muraro

 

Asia Argento è stata vittima di quello che probabilmente era un ricatto da parte del suo giovane amico Jimmy Bennett, e forse anche una trappola da parte di chi non sappiamo. E ora, dopo che lei ha ceduto al ricatto e pagato un risarcimento per un abuso sessuale probabilmente inesistente, e dopo che, per vie anonime, il fatto del pagamento è stato scoperto, visto dai più come un’ammissione di colpa, lei è diventata la vittima della sua ingenuità e del suo scarso discernimento.

Davanti al ricatto di lui (uno che sa come tirare su soldi per vie giudiziarie, cosa che, come attore non gli riesce bene), lei doveva dire no e approfittare dell’occasione per far capire all’opinione pubblica americana un paio di cose.

Primo: la lotta in cui lei si è impegnata, all’insegna del me too, è un passo in avanti della lotta femminista oggi condivisa dalla parte migliore della società americana, e non soltanto, per migliorare i rapporti tra donne e uomini mettendo fine a una cultura di violenza e di prepotenza degli uomini verso le donne.

Secondo: la sessualità maschile e quella femminile sono differenti per i motivi culturali suddetti e per motivi anatomici, per cui è improbabile che un giovanotto quasi adulto, di professione attore, non sappia rispondere alle proposte amorose di una sua amica più vecchia.

La differenza sessuale esiste, anche se il diritto finge d’ignorarla, e i giudici americani lo sanno, così come sanno che è loro compito non applicare meccanicamente la legge ma interpretarla e applicarla caso per caso.

Era rischioso e impegnativo, d’accordo, ma, alla prova dei fatti, non più rischioso del pagare. Ma, soprattutto, ne valeva la pena. Pagare, invece, è stato un cedimento non degno di una donna nella sua posizione politica.

Vengo così all’interrogativo che mi preme di più. Asia Argento ha capito il senso e il valore del suo stesso impegno nella vicenda apertasi con lo scandalo Weinstein? L’hanno capito, a loro volta, le femministe che allora l’hanno sostenuta e ora si tirano indietro?

Non si trattava soltanto di denunciare delle molestie o delle violenze sessuali. Si è trattato di dire pubblicamente basta! e metter la parola fine a un regime ricattatorio di scambi sesso-potere, basato sulla complicità maschile, che alle donne costava, ad alcune una forzata, umiliante, sopportazione e alle altre, quelle che non si esponevano, una beata ignoranza. Ma tutte abbiamo pagato per quel regime, con una grande o piccola perdita di onore e di libertà, anch’io.

Come dicevano nel glorioso Sessantotto? È solo un inizio, la lotta continua. La risposta, a questo punto, è di leggere con intelligenza l’accaduto e non negare la solidarietà né ritirare la simpatia ad Asia Argento. Come qualcuno ha scritto, qualsiasi cosa sia successa tra lei e il giovanotto, non cambia un ette al male patito da donne come lei e come la grande, dolcissima Marilyn Monroe, male che Asia ha denunciato pubblicamente con ammirevole forza d’animo.

(www.libreriadelledonne.it, 27/08/2018)

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