2 luglio 2017
Il Quotidiano del Sud

Stalking e riforma del codice penale

di Franca Fortunato

Il 14 giugno scorso la maggioranza alla Camera ha approvato, con il ricorso alla fiducia, la modifica del codice penale, dentro cui hanno infilato un articolo che prevede l’estinzione del reato di stalking non aggravato con la riparazione in denaro, e affida alla discrezionalità del giudice stabilire se l’offerta è congrua, al di là di ciò che pensa la donna offesa. (1) Questo vuol dire che la donna che ha presentato querela, che in base alla legge vigente può ritirarla all’interno del processo, dovrà accettare, senza opporsi, il risarcimento che il giudice deciderà essere congruo per estinguere il reato. Denaro in cambio di libertà femminile e di dignità personale.

È questa la questione centrale che pone quell’articolo che, se non fosse stato per tre donne, Loredana Taddei della Cgil, Alessandra Menelao della Uil e Liliana Ocmin della Cisl, che se ne sono accorte dopo la sua approvazione, sarebbe passato sotto silenzio, con il beneplacido delle donne e degli uomini che l’hanno votato. Data la notizia, su internet si è immediatamente scatenata la rabbia e l’indignazione delle donne. Molti/e esponenti del Pd si sono affrettati/e a smentire quelle che hanno definito “bufale” e “false notizie”. Il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore si è spinto oltre, dichiarando: «Sta circolando in queste ore un ingiustificato allarme, diffuso dai responsabili di Cgil, Cisl e Uil, di depenalizzazione dello stalking. È una notizia falsa che, mi auguro, venga immediatamente ritirata da chi la sta irresponsabilmente facendo circolare».

Il ministro alla Giustizia Andrea Orlando, dopo aver dichiarato che le notizie «risultano non fondate secondo le interpretazioni degli uffici», il giorno dopo ha dovuto ammettere che le donne avevano ragione, che la notizia era vera e che si era trattato di un errore a cui era stata trovata una soluzione tecnica. Che figuraccia!!! Nessuno/a ha chiesto scusa alle donne, neppure il sottosegretario Migliore che nella sua enfasi offensiva ha cancellato le donne della Cgil, Cisl e Uil, facendole diventare “degli esponenti”. Il Ministro Orlando non solo non ha chiesto scusa ma non ha neppure spiegato come e perché sia stato fatto quello che lui ha definito un errore. Ci dica signor Ministro, di che cosa si è trattato? Di insipienza, furbizia, arroganza, superficialità, ignoranza, supponenza, mala fede, irresponsabilità? Deputate e deputati che quella legge avete votato, davvero pensavate che le donne non se ne sarebbero accorte e non avrebbero protestato? Ma quando votate sapete cosa state votando? Leggete prima quello che votate? Con chi vi siete confrontate/i? Non certo con le donne, neppure con tutte quelle che, al tavolo della Presidenza del Consiglio e del Ministero delle Pari Opportunità, insieme ad alcuni uomini, stanno collaborando da mesi alla stesura di un Piano nazionale contro la violenza maschile sulle donne.

Che senso ha, mi chiedo, collaborare a un Piano antiviolenza quando si viene ignorate se si tratta di modificare una legge – come ha fatto la maggioranza alla Camera – che riguarda la libertà e la dignità di una donna che subisce violenza? Su questioni che riguardano il corpo delle donne nessuna maggioranza, nessun Parlamento, può decidere senza di loro. È il messaggio che gli uomini e le donne delle istituzioni, in primis, avrebbero dovuto imparare anche dall’irruzione sulla scena mondiale di quel grande protagonismo e forza femminile che, a partire dalla manifestazione delle polacche del 3 ottobre 2016 contro il divieto di aborto, ha dato vita alle grandi manifestazioni contro la violenza maschile sulle donne del 24 novembre 2016, dell’8 marzo 2017, alle grandi assemblee di Bologna e di Roma del movimento Non Una Di Meno che sin dall’inizio, con le donne dei Centri antiviolenza, lavora a un “Piano femminista contro la violenza”.

(Il Quotidiano del Sud, 2 luglio 2017)

 

(1) Si tratta dell’art. 162-ter (Estinzione del reato per condotte riparatorie), inserito nel codice penale dalla legge 23 giugno 2017 n. 103, Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario, pubblicata in GU il 4 luglio 2017 (Ndr).

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