23 ottobre 2017
#VD3

Sul narcisismo

di Riccardo Fanciullacci

 

Molti studiosi e studiose di varia provenienza convergono nel sostenere che tra le caratteristiche eminenti del nostro tempo ci sarebbe un’espansione del narcisismo. A questa tesi, alcune obiettano che si tratta di una diagnosi parziale dal momento che non tiene in dovuta considerazione il fatto che il narcisismo riguarderebbe innanzitutto gli uomini e molto meno le donne. Questa obiezione comunque non convince molto uomini e, in vero, neppure tutte le donne.

Di solito, la tesi sull’attuale espansione del narcisismo è interpretata come se riguardasse la psiche dei diversi individui. La si potrebbe insomma parafrasare così: la maggior parte degli individui oggi presenta quella complessione psichica che è denominata “narcisismo”. Al che l’obiezione risponde: nel perlopiù delle donne qualcosa resiste.

Questa impostazione del discorso induce a porsi domande come le seguenti: che cosa c’è negli uomini che li espone al narcisismo? Che cosa c’è nelle donne che le rende più resistenti o meglio difese? Che cosa c’è nel nostro tempo che favorisce la diffusione di questa sorta di male psichico?

Vorrei che lasciassimo da parte questa impostazione psicologica e tornassimo a collocarci sul piano dell’ordine simbolico e delle forme dell’agire. Qui non ha più senso interrogarsi sul narcisismo come una specie di sindrome. Appare invece chiaro che il narcisismo è una certa modalità di rapportarsi a sé, agli altri e alle cose della vita: è una forma di mediazione e di affrontamento di tutti questi rapporti. E a questo punto si fanno innanzi delle domande molto più interessanti. Ne elenco tre:

  • Quali caratteristiche ha questa forma di mediazione e quali sono i suoi inconvenienti in vista di una vita in cui possano fiorire delle relazioni feconde con gli altri e il mondo?
  • Quali tra le pratiche e i dispositivi oggi diffusi e promossi favoriscono il fatto che sia proprio la mediazione narcisistica a dare forma ai rapporti tra i soggetti?
  • Quali pratiche conosciamo che invece oppongono resistenza al narcisismo e assecondano piuttosto mediazioni del tutto diverse, in cui l’altro non è né una minaccia, né qualcuno che deve solo consentire all’io di specchiarsi? Chi le coltiva? Come possono essere riprese e sviluppate?

Così, invece di contare quante donne sono narcisiste o quanti uomini riescono a sfuggire a questo destino, possiamo concentrarci su quel che è più importante: quali caratteristiche hanno i contesti relazionali che generano narcisismo e quali caratteristiche hanno le pratiche che invece portano verso un altro ordine di relazioni. Nel rispondere a queste domande, l’autorità femminile potrà (continuare a) manifestarsi in maniera concreta. E anche gli uomini potranno provare a portare qualcosa di nuovo.

 

 

(Via Dogana 3, 23 ottobre 2017)

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