16 giugno 2017

Una triste lezione e una speranza

di Umberto Varischio

La recente campagna elettorale per le amministrative non ha certo acceso passioni durevoli; nel giro di pochi giorni i risultati sono stati digeriti e accantonati, almeno sino ai ballottaggi.

La notizia che più mi ha rattristato è stata la non conferma di Giusy Nicolini come sindaca di Lampedusa e Linosa. Il panorama politico italiano vede penalizzata una delle figure che più si era mossa, non solo con dichiarazioni ma con pratiche politiche e amministrative, per l’accoglienza.

Ma se si vanno a leggere i risultati elettorali, un dato balza all’occhio: la sconfitta non è dovuta a una sostanziale perdita di consenso. Anzi, vista anche la diminuzione del 2,7% dell’affluenza, il giudizio positivo nei suoi confronti è rimasto sostanzialmente invariato (955 voti presi contro i 1005 del 2012). La causa sembra essere la redistribuzione degli altri voti che l’hanno condannata alla terza posizione nello scrutinio.

Non sono in grado d’individuare una ragione preminente per questa sconfitta: Nicolini la imputa a problemi interni al suo partito. Leggendo i numeri dell’elezione è molto probabile che abbia ragione. Lei si è ben guardata dal polemizzare e si e’ ritirata accettando la sconfitta immeritata.

Non voglio però perdere la speranza che le molte donne e uomini di Lampedusa, che le hanno confermato la fiducia e condividono le sue idee, la accompagnino verso una responsabilità nazionale in cui siano riconosciute e messe a frutto le sue innegabili competenze e capacità.

(www.libreriadelledonne.it, 15 giugno 2017)

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