9 marzo 2017
#VD3 - Vision

Vi presento Toni Erdmann regia di Maren Ade (Germania, Austria, 2016, 162’)

di Silvana Ferrari

 

Un padre e una figlia cercano di capire il senso della vita o meglio tentano di dare un senso alle loro vite.

In 162 minuti il film di Maren Ade svolge il tema con una costruzione narrativa spiazzante e un tono grottesco facendo emergere l’assurdità e le contraddizioni dei rapporti sociali e di potere prodotti dal neoliberalismo e mostrando la possibilità della diversità, del non allineamento, dello starne fuori mettendone a nudo i meccanismi. La regista stupisce e disorienta, sfida le possibili resistenze del suo pubblico, vuole che la sua opera sia vissuta come un’esperienza.

Lei, Ines, la figlia trentenne, è una manager di una multinazionale tedesca con sede a Bucarest ed incarna alla perfezione il modello della donna in carriera: alto senso del dovere e dedizione ai capi, puntualità e precisione, presenza costante e affidabilità, durezza e tenacia nelle sfide e nelle scelte. In una parola identificazione. Donna ambiziosa, in un ambiente di uomini, aspira al loro potere, ma è il lavoro a dominarla e il tempo della sua vita è il tempo del lavoro: nessun confine o limite nella sfera privata.

Lui, il padre, Winfried, insegnante di musica in pensione, è un burlone. E’ scherzoso, ironico, ha la battuta pronta, la presa in giro garbata e ama travestirsi, presentandosi sotto altre identità. Lo fa forse per rompere la routine della sua solitaria quotidianità. Di fatto il suo modo di essere anticonvenzionale e provocatorio spariglia la rigidità delle consuetudini e l’assuefazione nelle relazioni. E’ gentile e pronto a scusarsi e a spiegarsi se lo scherzo non è capito. La figlia lo ritiene, con disprezzo, un incapace, un superficiale, un uomo privo di ambizioni.

La svolta nel film avviene con il loro incontro: il padre la va a trovare a Bucarest, forse per un risvegliato amore paterno o per solitudine. Non si sa, come non si sa nulla dei loro passati rapporti.

Qui Winfried diventa Toni Erdmann, una folta parrucca nera e una sporgente dentiera che rende il suo sorriso imbarazzante: si presenta così alla figlia, al suo capo, ai suoi colleghi e alle due sue amiche.

E il film decolla. Mentre le domande del padre si fanno pressanti – Sei felice? Hai una vita? Che senso ha la vita che fai? Sei un essere umano? -, e le sue intrusioni nella vita di Ines sempre più farsesche e surreali, qualcosa dell’armatura di lei si incrina. C’è un momento dove lei intuisce la sua vera natura, un attimo per riconoscere e riprendere l’essenza del suo essere e fermare un istante di verità fra lei e il padre.

In competizione a Cannes 2016, Vi presento Toni Erdmann ha vinto cinque European Film Awards per miglior film, migliore regia, sceneggiatura, attore e attrice ed è stato candidato all’Oscar come Miglior Film Straniero per la Germania. La regista Maren Ade (1976), anche sceneggiatrice del film e al suo secondo lungometraggio, dopo Alle Anderen, Orso d’Argento alla Berlinale nel 2009, è considerata “una dei rari cineasti che si sta adoperando per reinventare le strutture narrative, lavorando nel campo del cinema di finzione d’autore rivoluzionandolo dall’interno”. (Daniela Persico, Filmidee n°18, 2016).

I richiami al film di Marina Spada Il mio domani  (2011) sono molteplici.

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