31 dicembre 2017
il manifesto

Violenza, la sordità della sinistra

di Bia Sarasini

 

La vicenda di Francesco Bellomo è nota: il magistrato, membro del Consiglio di stato (il supremo organo della giustizia amministrativa), è stato accusato di molestie sessuali e di aver costretto le borsiste dei corsi di formazione da lui diretti a firmare un contratto con cui si impegnavano, tra altre cose, a presentarsi vestite con minigonna e tacchi e a non sposarsi. Ha dato avvio alla vicenda la denuncia di persecuzione presentata dai genitori di una studentessa. Il consigliere è indagato per estorsione, atti persecutori e lesioni personali gravi dalle procure di Piacenza e di Bari, insieme al suo complice Davide Nalin, pubblico ministero a Rovigo, accusato di aver fatto da tramite con le ragazze e ora sospeso dal Consiglio Superiore della Magistratura. A Bellomo attualmente è vietato l’insegnamento ed è stato destituito dalla sua posizione dal consiglio disciplinare: la decisione per diventare definitiva ha bisogno del voto dell’Adunanza generale del Consiglio di stato, previsto il 10 gennaio 2018 (N.d.r.).

 

[…]

Incredibile che una scuola per preparare giovani di entrambi i sessi al concorso per entrare nella magistratura, diventi un luogo di selezione di belle ragazze a cui imporre comportamenti, modo di vestire, relazioni sessuali. Ragazze ricattate con la minaccia di rovinare loro la carriera.

Incredibile che, nonostante la denuncia del padre di una delle ragazze, Bellomo sia ancora al suo posto nel Consiglio di Stato. In effetti a seguito della denuncia il 27 ottobre scorso il consiglio disciplinare aveva votato, ci furono sette voti a favore della destituzione di Bellomo, ma sei contro. Un precedente inquietante, per la votazione del Consiglio di Stato del 10 gennaio 2018, che dovrebbe dare il giudizio definitivo per una storia che va avanti da quasi quattro anni. Nel frattempo il Consiglio superiore della magistratura ha sospeso il procuratore di Rovigo.

È sperabile che il muro della complicità maschile si sia spezzato, una volta per tutte.

Una delle tentazioni più insidiose è considerare il tutto una deriva perversa, il caso di una classica mela marcia. Si tratta invece di una storia esemplare dell’uso maschile del potere di intimidazione sessuale nei confronti delle donne. […]

Che tutto questo succeda nel mondo di una professione ad alto livello di responsabilità come quella di magistrato, chiarisce una volta per tutte che le molestie sessuali, le aggressioni alle donne non hanno confini. Che il mondo dello spettacolo, il caso Weinstein, le attrici che per prime negli Usa hanno preso parola, hanno aperto la porta che ha spinto tantissime a rompere il silenzio nel mondo del lavoro. È molto significativo che Time magazine abbia scelto le Silence breakers come persona dell’anno.

O che il Merriam-Webster, il più importante dizionario statunitense, abbia indicato come parola dell’anno “femminismo”. Sono indicazioni dal fatto che è stato colto un nesso, un segno forte di cambiamento. Che la manifestazione del 21 gennaio 2017, con i grandi cortei nelle diverse città che avevano in testa pussy hat rosa contro Trump, lo sciopero dell’otto marzo, le manifestazioni contro la violenza in tutto il mondo, nel 2016 come nel 2017, gli scioperi delle donne polacche che sono le uniche ad avere la forza di opporsi a un regime reazionario e autoritario, nell’insieme sono un unico, grande movimento. Che non è costume, è politica.

[…]

Purtroppo in Italia non si esce dalla replica infinita del confronto aperto già ai tempi di Berlusconi.

Un’incapacità di capire quanto succede. La difficoltà di comprendere che la denuncia delle donne affronta direttamente un pilastro del potere neocapitalistico nelle sue forme contemporanee, quel pilastro patriarcale che entra nella vita di tutti. Che la destra reazionaria rimanga impermeabile a questi ragionamenti non sorprende. Che a sinistra ci sia una sordità quasi totale è forse la spiegazione migliore dello stato di frantumazione in cui si trova.

(Caso Bellomo, non la mela marcia ma un anello del sistema italico, il manifesto, 31 dicembre 2017)

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