7 novembre 2018

Vittoria Chierici, Verso il cielo

Accompagna l’installazione un multiplo dell’artista in 10 esemplari. 

Segue la cena della Cucina di Estia (la conferma è gradita)

Vittoria Chierici dedica a Ipazia D’Alessandria un quadro che è anche un “vestito”. Il dipinto scende fino a terra lasciando intravedere la stoffa grezza. Fa immaginare Ipazia che, “gettandosi addosso un mantello e uscendo in mezzo alla città, spiegava pubblicamente a chiunque volesse ascoltarla le opere di qualsiasi filosofo”, come scrive Morris Kline, in “Storia del pensiero matematico” (1999)

Vittoria Chierici ha visto Ipazia tra le figure della Scuola di Atene di Raffaello e la ritrae da terra Verso il cielo, come dice il titolo.

La sua Ipazia è una fiamma bianca in movimento che riverbera nei colori che si aggrovigliano. Così immagina la grande maestra che alla fine del IV secolo ha innovato gli studi matematici e filosofici, costruendo nella Scuola Alessandrina la relazione con i discepoli e con tutti coloro che volevano ascoltarla. Riconosciuta dalla città e dai potenti, ma non dal vescovo Cirillo che in lei ha visto un pensiero autonomo, che non volendo e non potendo ascoltare, l’ha tradotto in attacco alla religione e ha ordinato il suo efferato “femminicidio”.

Vittoria Chierici combina il magma dei colori all’energia di Ipazia e al “vestito” reale e simbolico che ci cuciamo addosso leggendo parole e immagini altrui. Copre tutta la vetrina e spinge a  guardare  da terra verso il cielo,  come sempre succede con la pittura.

 

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