Libreria delle donne di Milano
HOME libreriadelledonne | HOME postaingioco | INDICE postaingioco

Maternità e violenza
di Sara Gandini

L'altro giorno ho letto sul giornale l'ennesima notizia di un omicidio ("suicidio"?) materno: è stata la madre a scaraventare il figlio di tre mesi giù dal balcone. L'hanno trovata con gli occhi pieni di lacrime che guardava nel vuoto. Aveva sceso le scale come un automa e si era seduta davanti al corpo del figlio.
Quando ho letto l'espressione "come un automa" mi sono ricordata...
Anch'io mi sono sentita un automa: quasi scissa in una Sara che doveva fare la madre e una Sara che era altrove, una Sara che cambiava pannolini e allattava e una Sara che osservava l'altra da fuori e che aveva paura di andare sul balcone con la bimba in braccio...

RISPOSTE:

Mi era successo tutto così improvvisamente, senza alcun preavviso. Un attimo prima ballavo con la mia piccolina di un mese e un attimo dopo avevo una tempesta nascosta, ma terribile, dentro di me. Stavo malissimo, ma la mia voce era tranquilla. La Sara esteriore controllata come sempre, quella interiore nel panico. Sentivo che dovevo fare qualcosa, qualsiasi cosa per buttare fuori la Sara interiore: fare la pipì, la cacca, camminare… nulla serviva. Ad un certo punto ho avuto un'idea: chiamare la mia ostetrica, con cui avevo frequentato il corso pre-parto.
Annamaria è riuscita a farmi sfogare. Senza giudizi, quasi senza consigli. Semplicemente mi ha fatto parlare. Una sua domanda è stata la chiave di tutto: a cosa pensavo quando la tempesta è arrivata? pensavo forse alla morte?
Noooo!! o sì? a pensarci bene... già, era vero!
Dal giorno del parto mi era venuta l'ossessione di avere un tumore allo stomaco. E così avevo cominciato a pensare: se fossi morta, cosa sarebbe successo?
Mi ero resa conto del legame che mia figlia aveva con me. D'ora in avanti non sarei più stata io, come entità indipendente, ma sarei stata "due": lei non poteva vivere senza di me. O forse sì, se ragionavo in termini astratti, a prescindere da me, sì. In realtà lei avrebbe potuto vivere senza di me ma ero io che non potevo vivere senza di lei.

Nemmeno era possibile più vivere come prima. La mia bimba era felice quando era vicino a me ma io che l'avevo desiderata così tanto mi chiedevo come avrei fatto a rinunciare ad una parte di me... avevo così tante cose che mi stavano a cuore, oltre all'essere madre...
Il mio compagno è sempre stato molto presente, e questo è stato fondamentale per riuscire ad emergere dalla mia crisi. Ma Eleonora, la mia bimba, era con me che aveva questo legame a doppio filo, inscindibile, e credo che solo una donna come Annamaria potesse capire il significato profondo che questo vincolo comporta.
Annamaria oltre ad essere più volte madre ha scelto di lavorare in proprio come ostetrica. C'è un sapere antico delle donne sul parto a cui fa riferimento. Lavora con le mani, con i rimedi delle nostre nonne, i rimedi naturali, e mi ha permesso di vivere un travaglio tranquillo finché purtroppo non sono arrivata in ospedale...
Ma soprattutto è stata ad ascoltarmi riuscendo ad individuare la chiave della mia crisi.. E' una delle famose porte strette da cui bisogna prima o poi passare. In genere le donne lo fanno durante i nove mesi di gravidanza, quando io avevo troppe cose per la testa, troppe cose che non mi permettevano di ascoltare il mio inconscio.
Solo dopo la nascita ho dovuto affrontare le contraddizioni che la scelta di fare una figlia mi imponeva: dovevo interrogare meglio il mio desiderio senza dare per scontato nulla...
Mi sono resa conto che non potevo più essere la Sara di prima: indipendente e libera di disporre del mio tempo come volevo. Non potevo pretendere di "esserci" come avrei voluto. Non potevo stare con le mie amiche che facevano politica e chiamavano la vecchia Sara. Dovevo fare delle scelte e concedermi una pausa. La mia bimba reclamava le mie attenzioni.
Nel momento in cui ho realizzato questo mi sono concessa tre giorni di pianto. Un pianto inconsolabile, che mi ha permesso di lasciare andare la vecchia Sara.
Indubbiamente è stato necessario che io mi concedessi una pausa per capire che non potevo pretendere troppo da me, e accettare di lasciare spazio per altro, senza però rinunciare del tutto alle cose a cui tengo. So che se sono tranquilla e soddisfatta di me, non solo come madre, anche la mia bimba è serena. Quando vedo mia figlia che mi sorride mi rendo conto che si tratta di un amore immenso, incomparabile, e specchiarmi nei suoi occhi, che assomigliano un po' anche ai miei, è un'esperienza unica.
E' vero, come dicono in tanti, che sono molto fortunata. Ho una bimba molto buona, serena, sorridente. Fin da quando aveva tre mesi viene con me alle riunioni di politica e sta volentieri in mezzo alle persone.
La mia fortuna è stata quella di credere nella pratica di relazione e di aver incontrato in un corso pre-parto un'ostetrica che crede nel sapere tramandato fra donne e nel confronto fra donne. La relazione con lei mi ha dato la tranquillità per impare a giocarmi il conflitto che vivevo e uscirne con un di più di sapere.

Sara Gandini

postaingioco@libreriadelledonne.it

foto foto