| Corriere
della sera - 19 aprile 2012 «Vi
racconto l'amicizia tra Simone, Daccò e il governatore Formigoni» di
Carla Vites Caro
direttore, ho letto l'intervista pubblicata dal suo giornale a Roberto Formigoni
(pagina 9 del «Corriere della Sera»). Da privata cittadina e soprattutto
da militante ciellina della prima ora non ho potuto trattenermi dal pormi una
serie di domande, anche perché, pur essendo una persona qualunque, la sorte
mi ha riservato una conoscenza ravvicinata con l'attuale Governatore della Regione
Lombardia. Vede, conosco lui, Antonio Simone ed altri da circa trent'anni. In
questa cerchia di relazioni ho avuto modo di condividere molte occasioni di vita
di queste persone. Bene, Formigoni non può affermare che «conoscevo
Daccò da molti anni, ma non ha mai avuto rapporti direttamente con me,
ma con l'assessorato». E sorvoliamo sull'inaccettabile spiegazione riguardo
la presenza della Minetti nella sua lista: «Me l'ha detto don Verzé».
Scarica il barile sul prossimo, quando a lui sarebbe bastato domandarsi: «Ma
questa qui, l'ha mai fatta in vita sua, non dico una riunione di partito, ma almeno
di condominio?». E passiamo al fatto che possa serenamente dire che non
ha mai avuto rapporti direttamente con Daccò. Ebbene lo spettacolo dei
suoi «rapporti» con Daccò è sotto gli occhi dei molti
chef d'alto bordo dove regolarmente veniva nutrito a spese di Daccò stesso,
vuoi Sadler, vuoi Cracco, vuoi Santin, vuoi Aimo e Nadia, per non parlare dei
locali «à la page» della Costa Smeralda dove a chi, come me,
accadeva di passare per motivi vari, era possibilissimo ammirare il nostro Governatore
seguire come un cagnolino al guinzaglio Daccò, lo stesso con cui non aveva
rapporti diretti. Vederli insieme era una gioia degli occhi: soprattutto per una
come me che assieme a tanti altri meravigliosi amici di Cl ha militato per lui
volantinando, incontrando gente, garantendo sulla sua persona. Era una gioia degli
occhi perché - e qui secondo me è la vera tragedia, cioè
non tanto se e come egli abbia intascato soldi - Robertino con Daccò e
tutta la sua famigliola, si divertiva e tanto! Eccolo con la sua «24 ore»:
me lo vedo sul molo di Portisco arrivare diritto da Milano pronto ad imbarcarsi
sullo yacht di Daccò dove le sue figliole (guarda caso, non sono depositarie
del diritto a usare del Pirellone come mega location per eventi da migliaia di
euro a botta?) lo attendevano con ansia pronte a togliersi il pezzo di sopra del
bikini appena il capitano avesse tirato su l'ancora, perché così
il sole si prende meglio, chiaramente. Era una gioia degli occhi, ma anche delle
orecchie sentire Erika Daccò dire a chiare e forti lettere, me presente,
nel giugno 2011, durante una cena - con il suo compagno allora assessore alla
Cultura della Regione Lombardia, il quale, interrogato dalla sottoscritta su cosa
avrebbe parlato ad un prossimo convegno, ovviamente rispose: «Ma di cultura!».
E io a dirmi: «Che stupida sei: un assessore alla Cultura di cosa vuoi che
parli? Ma di cultura! E se fosse stato all'agricoltura? Di agricoltura»
-: «Pensa noi Daccò siamo i migliori amici di Formigoni e non riusciamo
a dirgli di non indossare quelle orrende camicie a fiori»! Ma certo, ci
credo anch'io che Robertino non abbia mai raccolto soldi od altri effetti dalle
frequentazioni col faccendiere Daccò: a lui bastava l'onore di essere al
centro di feste e banchetti, yacht e ville. Che se ne dovrebbe fare dei soldi
uno così narcisista? I soldi a lui non servivano. Tranne per qualche camicia
a fiori o per una giacca orrendamente gialla. Cl, a mio avviso, deve avere un
sussulto di gelosia per la propria identità, per quello che Giussani pensava
al momento della fondazione. A questo punto, bisogna domandarsi, con Benedetto
XVI: «Perché facciamo quello che facciamo?» Per finire, credo
che il travaso di bile di cui questa mia è segno non sarebbe forse avvenuto
se, dopo avere letto sul «Corriere», a pagina 9, le falsità
dette da Roberto, non avessi visto, nella Cronaca di Milano, il Governatore a
tutto campo mollemente adagiato su un letto megagalattico del Salone del Mobile,
che se la ride soddisfatto. Vede, oggi (ieri, ndr) è il 58° compleanno
del suo migliore amico Antonio Simone, detenuto nelle patrie galere di San Vittore
da venerdì alle 16. Mi risulta che il suo migliore amico, mentre lui
si adagia mollemente a beneficio dei giornalisti esibendo quel che resta di un
fisico a suo tempo quasi prestante, deve discutere su chi oggi avrà il
diritto di allungare le proprie di gambe all'interno di una cella che ospita altri
5 detenuti. Ecco, allora io vorrei approfittare per dire, davanti a tutti:
«Auguri Antonio!». |