Libreria delle donne di Milano

Unità - 12 agosto 2009

«Delirio di onnipotenza» L’attacco a Veronesi di Avvenire, Foglio e Libero
JOLANDA BUFALINI

«Le ho viste affrontare con forza i momenti di debolezza, guardare in faccia il dolore e farne un'occasione di rinascita. Le ho viste fare rivoluzioni e ricomporre armonie». Il professor Umberto Veronesi, nel commentare su Repubblica la vittoria dell’approvazione della Ru486, coglie l’occasione di una riflessione più generale su quella che egli considera la superiorità del pensiero femminile e il ruolo sempre più importante delle donne. L’articolo ha suscitato la reazione dura e indignata del quotidiano della Cei Avvenire insieme a quella dell’«ateo devoto» Foglio e di Libero. Il Foglio infila al medico la camicia rosso-bruna dei nazisti, Libero titola “Deliri eugenetici”. L’editoriale dell’Avvenire non nomina il medico ma denuncia il «delirio di onnipotenza che chiamano libertà» sull’onda delle parole del Papa contro il nichilismo. A pagina due Marina Corradi chiama direttamente in causa il medico e immagina un mondo popolato da amazzoni, superdonne più machiste dei machi e «omologate al modello vincente».
Il pensiero femminile, secondo l’oncologo che tante donne ha conosciuto nell’avversità della malattia, è «più azione che teoria» e ha «silenziosamente influenzato il progresso civile». Una forza, quella delle donne che non si fonda sull’aggressività: «le donne non uccidono e non si uccidono» mentre sono degli uomini il 90% dei delitti e la gran parte dei suicidi. La riflessione intreccia i dati statistici con l’antropologia biologica: l’aggressività maschile nel mondo civilizzato finisce con l’essere d’impaccio e autodistruttiva. Dal lato delle donne c’è invece la capacità riproduttiva. Una femminilità armonica e anche dolente anima in Veronesi la speranza di un sempre maggiore potere delle donne nella politica e nella società. Ma negli attacchi questa dimensione della «differenza femminile» scompare per tre motivi.
Il medico considera una conquista la Ru486, «metodo meno traumatico dell’interruzione volontaria di gravidanza» (l’autodeterminazione prevista dalla 194); vede come un ostacolo all’affermazione delle donne il doppio carico dell’impegno sociale e della procreazione («è la donna che deve scegliere»); considera sul piano biologico la donna in vantaggio sull’uomo proprio in virtù della procreazione «già oggi la donna può scegliere di avere un figlio senza dover scegliere il padre, se in futuro si arrivasse alla clonazione «la superiorità femminile sarà ancora più evidente». Ma la potenza femminile - soprattutto se combinata con la scienza - è scandalo. È «superdonnismo macho», è «eugenetica». Evidentemente non c’è fiducia, in quello schieramento, in una umana razionalità femminile.
Il giornale di Ferrara mette indosso all’oncologo la camicia rosso-bruna dei nazisti. Quello della Cei lo accusa di una visione anti-umana e «super-donnista», per Libero il celebre medico ha «deliri eugenetici».