Libreria delle donne di Milano

UNA RISPOSTA C'E', E' LA POLITICA DELL' ESSERCI
VITA COSENTINO

Democrazia nel suo senso migliore vuol dire esserci con un impegno politico in prima persona, non abdicare ad esso anche nelle situazioni di emergenza e dire quel poco o quel tanto di vero che si sa dire e trovare le parole per dirlo. Susan Sontag, americana e newyorkese, con tristezza e sgomento in questi giorni terribili, scrive che "l'America non è mai apparsa così lontana dal riconoscere la realtà e definisce allarmanti e deprimenti "le sciocchezze ipocrite, le falsità belle e buone che vengono spacciate in America da quasi tutti i politici e i commentatori televisivi . Secondo lei negli Stati uniti in questo momento "chi ricopre cariche pubbliche, chi vi aspira, chi le ha già ricoperte - con la spontanea complicità dei principali mezzi di comunicazione - ha stabilito che non si può chiedere al pubblico di sopportare troppo il peso della realtà. (Repubblica, 17 sett. 2001) Muovo dalle parole di lei, americana e newyorkese, che ha il coraggio di chiedere ai politici americani e ai giornalisti televisivi parole più vere, di chiedere il coraggio della verità, perché autorizza anche me a parlare. Io che sono in Italia e che sento quella tragedia anche attraverso le parole di un'amica che ora vive lì con la sua famiglia, non voglio e non posso consentire alle parole di Bush "chi non è con noi sta con i terroristi , e confesso che quello che mi fa veramente paura in questo momento è proprio il fatto che il presidente dello stato più forte e potente del mondo usi una retorica così rozza e machista, concepisca le relazioni tra i popoli, tra gli stati in modo così primordiale, e mi domando quante vite umane innocenti dovranno ora morire per la sua inadeguatezza. In più, se lo scontro è tra il supereroe del bene contro il principe del male, mi (ci) chiede di stare solo a guardare schierandoci, e mi (ci) espropria della mia (nostra) capacità politica. A questo io non ci sto. Il mio lavoro è politico perché sto quotidianamente in mezzo ai ragazzi e alle ragazze a insegnare, che per me significa passare il meglio di quello che ho capito non solo dai libri che ho letto, ma dall'esperienza del vivere, dagli incontri, da ciò che continuamente mi modifica in mezzo a loro. Io sono vincolata alla sincerità perché i loro volti sono lì, mi guardano e capiscono se mento. Io che insegno in periferia in mezzo alle mille contraddizioni di una società in evoluzione so che è meglio stare attenta alle relazioni e cercare parole e gesti che aprano all'intelligenza delle cose, che non producano umiliazione, non richiudano in gabbie sempre troppo strette, parole che rendano tollerabile la frustrazione, che aprano alla possibilità: anche i conflitti servono se diventano occasione per capirci e andare avanti. Questa è saggezza che può e deve accompagnare i progressi del sapere e aiuta la crescita personale. Ma come posso io a scuola aiutare i bambini inclinati al bullismo se il presidente degli Stati Uniti parla come parla e tutti gli fanno eco? Anche qui in Italia serve che i politici ufficiali dicano cose vere in maniera chiara e rispondano di sé e non siano eco di altri. La scuola stessa nella società ha un'importanza politica, perché aiuta il passaggio di civiltà da una generazione all'altra: lì la generazione adulta incontra quella più giovane, lì risponde ogni giorno in presenza di quell'impegno di civiltà che non si può mai dare per scontato. Da quasi un decennio nel suo variegato mondo abbiamo cominciato a cercarci tra chi sentiva la necessità di cambiare le forme della politica, che patiscono sempre più anche qui in Italia dei difetti notati da Susan Sontag per il suo paese, sebbene qui, per fortuna, c'è più passione politica, più discussione, più ricerca di verità, come dimostra anche il "dopo Genova , che non ha voluto mettere una pietra di silenzio su ciò che è veramente accaduto in quei giorni. Per me, per noi, è politica esserci là dove sei con creatività, con un interesse che non si riduca a quello personale, con attenzione alle relazioni, con "un altro mondo possibile . Anzi, è la parte migliore della politica come ci sta facendo capire anche il popolo americano che ha apprezzato molto il sindaco Giuliani instancabile in mezzo alla sua gente, e molto meno il presidente a spasso nei cieli nel momento del massimo pericolo. Nella scuola l'abbiamo chiamata Autoriforma per significare il fatto di cominciare da noi a modificare i linguaggi nel senso della saggezza e non del controllo e valorizzare le relazioni. Forse c'entra il fatto che nella scuola siamo quasi tutte donne e il femminismo in Italia ha messo molto in luce la politica delle donne, ha messo in risalto l'attenzione alla lingua materna, al linguaggio che parliamo, ha sottolineato la differenza e l'originalità di essere donna, con l'importanza che le donne danno ai rapporti, all'amore, all'altro da sé. Forse c'entra il fatto che nell'essere insegnante è compreso il non potersi mai dimenticare il legame con le persone giovani, con la cultura della vita e non della morte. Nell'autoriforma ci sono più voci, di donne e di uomini, che vengono da strade diverse, che trovano ogni volta la forza e anche il piacere di incrociare le loro voci per costruire il proprio pensiero. Nell'autoriforma non ci sono schieramenti, non ci sono patteggiamenti, non c'è chi vince e chi perde, non è necessario arrivare a pensarla allo stesso modo, è invece necessario rimanere in relazione, provare pratiche diverse e tornarci su a ragionare, stiamo inventando pratiche di conflitto relazionale. Nello scenario che si è aperto con le ultime sciagurate imprese del terrorismo (e dell'imperialismo) si sono aperte contraddizioni profondissime che andranno a toccare la vita di tutti e di ogni giorno. Noi dell'autoriforma della scuola sentiamo il bisogno di rendere pubblica la nostra esperienza, di dire a te che leggi che il cambiamento delle forme della politica passa dal ricominciare a fare una politica dell'esserci, lì dove sei, in ospedale, in fabbrica, in quartiere, dal creare delle reti di relazioni per ragionare sul senso delle cose che ti capitano, dal rivitalizzare i luoghi di incontro e contaminarci tra esperienze diverse. Quando si aprono contraddizioni così gravi, rischiano di schiacciarci, di toglierci la forza e la parola, allora è meglio approfittarne, nel senso alto della parola, per inventare il nuovo.