19 Febbraio 2026

Niscemi

di Eleonora Pedilarco


Piove. Piove ancora e ancora.

A Niscemi, ormai, guardiamo la pioggia con infinita tristezza.

Il 25 gennaio abbiamo dovuto fare i conti con l’ennesima frana.

Nel 1997 alcune famiglie persero la casa e una chiesa del Settecento venne distrutta.

Oggi ci troviamo di nuovo davanti allo stesso fenomeno, allo stesso disastro ambientale.

Molte famiglie hanno perso la propria casa.

Millecinquecento persone sfollate hanno dovuto dire addio non solo a un’abitazione, ma alla loro storia personale.

Perché una casa non è solo un alloggio: ogni casa del quartiere Sante Croci era lì da secoli e custodiva la memoria di generazioni.

Abbiamo ascoltato il racconto di amici e parenti: uscire di casa per andare a lavorare e non poterci più tornare. Mai più.

Le case, con tutto ciò che contenevano, sono scivolate giù nella vallata.

Una frana enorme, alta 55 metri, che lentamente e angosciosamente continua a inghiottire altre abitazioni.

È una frana lenta.

Odia le cose, non le persone.

Continuo a ripetermi che nessuno si è fatto male.

Le cose sono cose, si possono ricomprare.

Le persone stanno bene, ed è questo che conta davvero.

Niscemi è stata solidale.

La Sicilia è Sicilia: qui non si lasciano soli amici e parenti.

Anche se il palazzetto dello sport è stato subito attrezzato come dormitorio e punto di ristoro, nessuno ci è andato.

Tutte le famiglie sfollate sono state accolte da amici e parenti.

È questo che ci ha uniti ancora di più, nel dolore e nel disagio di chi ha perso tutto.

Niscemi è triste.

Siamo tutti sfollati, anche chi, come me, abita nelle cosiddette zone “verdi”.

Abbiamo perso una parte della nostra identità.

Il centro storico, la piazza, il Belvedere: ogni giorno vivono sotto il pericolo del crollo.

E anche se non crolleranno, non saranno più gli stessi.

Non saranno più il luogo delle feste patronali, delle serate estive affollate da chi tornava dalla Germania per le vacanze.

La nostra gioventù, quel parcheggio dove una volta c’erano le giostre accanto a una chiesa già scomparsa, oggi non esiste più.

Resta una strada interrotta che porta al nulla.

Un vuoto che stringe il cuore.

Un vuoto che ci avvicina ai nostri compaesani che non hanno potuto salvare nulla: le foto di famiglia, il gioco preferito di un figlio, il vestito indossato in un giorno speciale.

Tutto finito in quel burrone.

Oppure chiuso dietro una porta serrata per sempre, senza sapere se e quando si potrà riaprire per recuperare qualcosa.

Niscemi guarda la pioggia cadere copiosa, come se volesse fermarsi solo dopo aver trascinato tutto giù nella vallata.

Siamo tutti uniti, nel silenzio e nel respiro sospeso, nella consapevolezza di aver perso una parte della nostra identità e della nostra storia.


Eleonora Pedilarco, amica delle Città Vicine e artista-pittrice dei sentimenti e dell’impegno sociale (ha lottato per impedire il MUOS a Niscemi e salvare la secolare sughereta dove sorge), nonché insegnante della prima infanzia, su richiesta di Anna Di Salvo ha scritto per noi questa testimonianza.


(www.libreriadelledonne.it, 19 febbraio 2026)

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