5 Aprile 2019
Tottus in pari. Emigrati e residenti la voce delle due “Sardegne”

Cent’anni di Maria Lai. Con diverse mostre l’Italia intera celebra l’artista di fili e telai 

di Elisa Scapicchio


Non era un architetto, eppure Maria Lai, nel 1981, riuscì a ricucire il tessuto sociale del suo paese con un’operazione che a distanza di quasi quarant’anni viene ancora ricordata come episodio ante litteram di arte relazionale. L’opera si intitolava Legarsi alla montagna, e a differenza delle performance e operazioni sul territorio degli anni Sessanta e Settanta (che lavoravano sull’effimero coinvolgendo spazi inconsueti per l’arte restando sempre opere personali dell’artista) qui, ad essere protagonista assoluto, fu l’ntero paese di Ulassai, piccolo centro nel cuore della Sardegna. Un’operazione che la stessa Maria Lai definì come «una scommessa tra me e il mio paese» e che, scavando tra i ricordi di infanzia e della gente, trovò risposta in una storia, una fiaba nota ai bambini da infinite generazioni, soggetta, come vuole la tradizione orale, a innumerevoli variazioni, ma dalla morale sempre intatta.

La leggenda narrava di una bambina mandata sulla montagna a portare del pane ai pastori. Giunta a destinazione, la piccola li trovò tutti rifugiati in una grotta per proteggersi dal temporale in arrivo. Ad un tratto però, vide passare un nastro celeste portato dal vento. La bambina, per lo stupore, corse fuori dal rifugio, riuscendo così a salvarsi dalla frana che sarebbe giunta di lì a poco. Maria Lai ritrovò in questa storia d’infanzia alcune analogie con la sua vita. Così come la bambina si era salvata dal crollo della grotta grazie al passaggio di quel nastro azzurro, allo stesso modo la comunità di Ulassai si sarebbe salvata dalla montagna ritrovando le proprie radici etniche e la propria memoria storica. Prendeva forma dal racconto l’idea dell’artista, «un’immagine disegnata con un nastro celeste su tutto il paese, che leghi le case tra loro segnando dei ritmi negli spazi delle strade, e le case alla montagna».

«Quando tutti si aspettano di vedermi all’opera, io invito ognuno a mettersi all’opera» raccontò. L’operazione durò 3 giorni, durante i quali il piccolo centro di Ulassai venne (col)legato – passando di casa in casa – da 26 chilometri di tela jeans, superando così inimicizie e attriti tra famiglie. Un intervento che riuscì a riunire quell’aggregato di edifici che mancava di coesione sociale, sottolineando come, in realtà, un paese sia un gruppo eterogeneo di persone che comunicano tra loro attraverso lo spazio e che riporta a un tema, oggi molto attuale anche in architettura, quale quello del rapporto tra spazio fisico, luogo e comunità. A seguito di una grande donazione di opere da parte di Maria Lai, nel 2006, grazie alla ristrutturazione dei locali dell’ex-stazione ferroviaria in disuso a valle del paese, ha preso vita il museo La Stazione dell’Arte, punto di arrivo dell’ambizioso progetto che l’artista e il paese di Ulassai hanno coltivato per oltre un trentennio, a partire dal magico evento di Legarsi alla montagna.

Dopo la mostra appena terminata a Sassari – Art in Public Space, il recente 33° posto della Stazione dell’Arte nel censimento dei Luoghi del Cuore del Fai e la dedica di una piazza nella città di Cagliari (inaugurata lo scorso 5 febbraio), di seguito elenchiamo le mostre – in corso e future – che celebreranno la grande artista e il suo pensiero così radicato alle origini, a cent’anni dalla sua nascita.

Maria Lai. Sguardo Opera Pensiero. Ulassai, Stazione dell’arte – fino al 19 marzo 2019 Prendendo il titolo dalla tesi dell’artista per il conferimento della laurea honoris causa nel 2004, il progetto espositivo, curato dal direttore Davide Mariani e pensato come un itinerario, intende indagare l’opera di Maria Lai svelando il processo creativo dietro la realizzazione dei suoi lavori.Tredici stazioni tematiche in cui viene dato ampio risalto alle strategie comunicative da lei sperimentate per avvicinare l’arte alla gente.Ad affiancare la mostra anche un ampio calendario di laboratori didattici per bambini, durante i quali, partendo dalle opere esposte, saranno previste diverse attività ludiche e creative incentrate sulla lettura dell’opera d’arte contemporanea.

Room – L’anno zero. Maria Lai. Firenze, Museo Novecento – fino al 28 marzo 2019

«Amo il presepe – diceva l’artista – come esperienza di qualcosa che, più ne indago l’inesprimibile, più trovo verità, più divento infantile e ingenua, e più rinasco».La mostra, al piano terra del Museo Novecento di Firenze, è interamente dedicata a uno dei temi più cari a Maria Lai: i presepi in terracotta, pietre, stoffa e legno. Manufatti poveri costruiti con sapienza antica, miniature che nascondono il desiderio di pace e fratellanza, piccole scenografie che riportano sulla superficie di un piatto i sogni e le utopie, il mondo e la storia. Ogni presepio è un’invenzione inedita che non si ripete mai, rinnovando ogni volta la matrice originale.

Maria Lai. Opera Sola. Cagliari, Galleria Comunale d’Arte – fino al 10 febbraio 2020

Quattro opere sole, in rotazione, che seguiranno il corso delle stagioni. Fino a maggio, la Galleria Comunale d’Arte di Cagliari ospiterà un capolavoro inedito di Maria Lai di fine anni Cinquanta. Seguirà poi, fino a settembre, l’esposizione del Telaio del 1965. Nei mesi di ottobre e novembre verrà esposta una Tela cucita del 1978 concludendo il ciclo, da dicembre, con la presentazione di una Geografia del 1988.La scelta di esporre un’opera alla volta nasce dalla volontà di comprendere, in uno spazio fisso e concluso, un percorso di conoscenza e di avvicinamento estatico ed estetico all’opera e all’arte, al fine di promuovere una nuova visione del museo. Un’iniziativa ispirata dal suo pensiero e dedicata alla sua arte e al gioco, lo stratagemma proposto da lei stessa perché «con parole chiare e regole semplici, come in un gioco di bimbi, possiamo comprendere e vivere l’arte». 

Maria Lai. Tenendo per mano il sole. ROMA, Museo MAXXI | 19 giugno 2019 – 12 gennaio 2020

Il Maxxi rende omaggio a Maria Lai con la mostra monografica Tenendo per mano il sole, intitolata come la sua prima fiaba cucita realizzata dall’artista nel 1983.Oltre 100 i lavori esposti, libri cuciti, sculture, opere pubbliche e i suoi celebri telai. Una sintesi della sua biografia complessa e affascinante, per sottolineare il suo essere pioniera nella ricerca dell’arte relazionale, coniugando sensibilità, tradizioni locali e codici globali. 


(Tottus in pari. Emigrati e residenti la voce delle due “Sardegne” n. 753, febbraio 2019)

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