21 Aprile 2022
Oggi

La giusta memoria degli alpini. Ma non celebriamoli per una battaglia disperata di una guerra disonorevole

di Liliana Segre


Lo scorso 5 aprile il Senato ha approvato in via definitiva la proposta di legge per l’istituzione della «Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli alpini», prevedendo proprio la data del 26 gennaio. Purtroppo ero assente a causa del Covid, da cui nel frattempo sono guarita: nonostante la mia età, grazie alle tre dosi di vaccino, la malattia non è stata grave. Se fossi stata in aula, avrei chiesto la parola per appoggiare la Giornata degli Alpini, ma in una data diversa. Che sia onorata la memoria di questo corpo del nostro esercito mi riempie infatti di soddisfazione. Ricordo ancora i canti degli Alpini, così malinconici e struggenti, che intonavamo a scuola. Sono nata nel 1930 e gli echi della Prima guerra mondiale erano ancora molto vivi, mio padre e mio zio erano stati ufficiali in quel conflitto e io sono cresciuta nel mito dei soldati con la piuma sul cappello. Inoltre, abbiamo visto anche oggi, con la pandemia, il loro impegno generoso nella campagna vaccinale. Proprio per questo contributo in tempo di pace e di guerra, per le loro tradizioni e la grande umanità, vogliamo tutti bene agli Alpini. Fanno parte dell’Italia migliore. E credo che individuare un giorno-simbolo diverso avrebbe reso un tributo ancora più giusto a questo corpo così speciale. Nella battaglia di Nikolaevka – combattuta tra le truppe sovietiche e le forze italiane e tedesche dell’Asse in caotico ripiegamento – l’estremo sacrificio degli Alpini fece sì che almeno una piccola parte della spedizione italiana, male armata ed equipaggiata, si salvasse dal massacro e rientrasse in patria. Ma non va dimenticato che fu un’impresa onorevole nel contesto di una guerra disonorevole voluta dal fascismo. Una guerra di invasione di uno Stato sovrano, che in quel caso era l’Urss, a sostegno del disegno nazista volto a sottomettere popoli considerati inferiori. Molti tra gli stessi alpini lo considerarono un conflitto ingiusto tanto che, dopo l’8 settembre 1943, non mancò chi si unì alla lotta partigiana. Perché dunque scegliere una data del genere? Si sarebbe potuto optare, ad esempio, per il giorno dell’istituzione del corpo, oppure per una delle memorabili gesta nel Primo conflitto mondiale, o ancora per la ricorrenza di uno degli splendidi interventi di soccorso e protezione civile in occasione di terremoti o altre emergenze.

Tanto più oggi, mentre infuria vicinissimo a Nikolaevka la guerra causata dall’invasione russa dell’Ucraina, come si può celebrare un episodio, per quanto eroico, di un conflitto in cui l’Italia stessa è stata Paese aggressore? Con un ultimo, grave paradosso: onorare il 27 gennaio la memoria della Shoah, dopo avere celebrato il giorno prima un’impresa militare voluta da quello stesso nazifascismo che ha mandato a morte milioni di innocenti.


(Oggi, 21 aprile 2022)

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