di Paola Mammani
Anche quest’anno l’associazione Mai Indifferenti – Voci Ebraiche per la Pace, e i giovani del gruppo LəA – Laboratorio Ebraico Antirazzista,hanno promosso a Milano un incontro pubblico dal bel titolo “Israele Palestina – A che punto è la notte”. Gli interventi sono stati ricchi di analisi sullo stato attuale della politica di aggressione di Israele nei riguardi dei palestinesi e sulle profonde differenze di giudizio che attraversano e lacerano le comunità ebraiche. La serata, lo scorso lunedì 19 gennaio al teatro Elfo-Puccini, è stata arricchita dalla lettura di opere di scrittori e poeti, dalle canzoni di giovani musicisti israeliani, da lettere e testimonianze di protagonisti, a vario titolo, della storia di Israele e dell’ebraismo. Il link riportato in fondo permette di riascoltare l’incontro nella sua interezza.
Quanto a me, sono stata particolarmente colpita dall’espressione “crollo di civiltà” utilizzata da Stefano Levi Della Torre per nominare l’esito dell’attuale politica dello stato di Israele e dei crimini commessi a Gaza. In altri interventi sono state utilizzate espressioni simili e tutta la serata è stata ricca di testimonianze che hanno ricordato che la violenza e la brutalità da cui è stato colpito indicibilmente il popolo ebraico risultano orrendamente simili a quelle di cui si sono macchiati i governi e l’esercito israeliano nei riguardi dei popoli arabi. Molti gli interrogativi. Quando si è persa l’ispirazione socialista che animava la vita politica e sociale di Israele? A partire dalla guerra dei sei giorni? Per alcuni già dalla fine della Seconda guerra mondiale si registrano segni inequivocabili di antiarabismo nella società israeliana. Levi Della Torre indica negli anni ’30 del secolo scorso il più chiaro esempio di crollo della civiltà, verso il quale rischiamo di essere nuovamente avviati. Qualcun altro trova decisi segni di barbarie già a partire dai gas asfissianti utilizzati nella Prima guerra mondiale e prodotti da uno scienziato di origini ebraiche che arriverà a sintetizzare il gas Zyklon A e poi B, di tristissima memoria. Le date si sono rincorse in un andirivieni senza sosta. Insomma, il crollo sta per arrivare o c’è già stato e quando? Di certo molti di noi sono stati al riparo, mentre altri sperimentavano l’orrore dell’energia atomica e del napalm, o venivano gettati dagli aerei in volo nel profondo degli oceani. Dall’Angola alla Palestina, recitava una canzone di lotta degli anni ’60. Dal Giappone alla Corea, all’Algeria, al Vietnam, alla Grecia, al Cile, ai Balcani, all’Ucraina, una sequela infinita di morte e violenza, per non guardare ai millenni addietro. Ma dunque la civiltà non è già, da sempre, crollata?
Molte donne sono state capaci di porsi questa domanda radicale. Per ricordarlo mi è parso utile fare un breve intervento che trascrivo di seguito e che si può trovare verso la fine della registrazione dell’incontro.
«Sono una socia della Libreria delle donne di Milano e sono qui invitata da Renata Sarfati, che mi risulta sia all’origine del primo gruppo che ha dato vita a Mai Indifferenti. Ho seguito quindi le vostre attività sin dall’inizio e vi ringrazio di questa opportunità che offrite a tutti di discussione. […] sono stata in particolare colpita dall’espressione che usa Levi Della Torre parlando di crollo di civiltà. […] a me pare che per uscire da questa ruota infinita di violenza, qui purtroppo tanto bene e tante volte evocata, bisognerebbe riflettere sul fatto che dire che c’è un crollo della civiltà vuol dire avallare che ci sia stata una civiltà degna fino in fondo di essere difesa. E questo non è. […] È la civiltà che poi ha portato alla Shoah, la civiltà che prima e dopo ha portato ad estrema violenza. Allora in maniera molto semplice – non potrei argomentare più che tanto alla fine di questa serata – voglio solo dire che alcune delle donne che hanno più riflettuto sullo stato delle cose, mi riferisco in particolare alle pensatrici che in Italia hanno alimentato quello che viene chiamato il pensiero della differenza sessuale oppure quella che viene auspicata come politica delle donne […] usano l’espressione “cambio di civiltà”. Certo si è minoranza, però se pensiamo che le donne sono la maggioranza dell’umanità e che questa idea che sorge dal pensiero delle donne, rivolta alle donne e agli uomini, è forse un’idea più luminosa, più capace di darci una speranza, potremmo secondo me lavorare un po’ più in profondità».
L’incontro si è chiuso con la proiezione del video di un coro arabo-israeliano, di donne cristiane, musulmane ed ebree, il coro Rana, impegnato nelle note di Bella ciao.
È un motivo che ci ricorda subito quanto gli uomini abbiano lottato per raggiungere una società di liberi ed uguali e quale contributo di sangue abbiano dato nelle lotte per il socialismo, nelle lotte di resistenza e di liberazione. Ma la storia ci mostra che l’orrore si ripresenta puntuale nei rapporti tra uomini. E le donne, che non hanno mancato di dare il loro contributo a quelle stesse lotte, sono state poi mantenute in soggezione fino a che non si sono sottratte al dominio.
Occorre ricominciare dalle donne, dunque. Nel mondo sembra stia accadendo.
Le donne del coro Rana, “in solidarietà con la coraggiosa lotta delle donne iraniane per la libertà”, con il loro testo in farsi, arabo ed ebraico, sul motivo di Bella ciao cantano una canzone nuova, sembra già quasi un cambio di civiltà.
(www.libreriadelledonne.it, 27 gennaio 2026)

