di Simona Sforza
La libertà di parola è sotto attacco sia a causa delle logiche di profitto del mercato sia a causa del settarismo nello spazio pubblico. Si assiste a un generale impoverimento della ragione critica a favore di logiche da “tifoseria”.
Molte oggi si pongono nell’atteggiamento di chi si autoproclama “dalla parte giusta della storia”, che annulla ogni possibilità di confronto. All’opposto, si rivendica il coraggio di stare “dalla parte del torto” (citando Brecht) pur di mantenere l’indipendenza della propria coscienza. È necessario pertanto recuperare comportamenti non escludenti, a vantaggio del dialogo e dell’interazione anche conflittuale, ma costruttiva. Formule di boicottaggio e di allontanamento non dovrebbero appartenere alle pratiche e alla storia delle donne.
Si corre il rischio di sostituire la storica contrapposizione “uomo-donna” con la dicotomia “normali-anormali”, frammentando così i terreni di lotta comuni e imponendo logiche polarizzanti (“o con noi o contro di noi”) a cui si contrappone la pratica del pluralismo. Di questo e di altri aspetti abbiamo parlato con Cristina Gramolini, insegnante di Storia e Filosofia e presidente di Arcilesbica, a pochi giorni dal convegno “Femminismo fortemente sconsigliato ma necessario” che si terrà a Milano il 16 e 17 maggio presso CFUP, Viale Monza 140. Ricostruiamo pertanto la nascita di una rete e di una necessità che non poteva più attendere.
Com’è nata la rete Dichiariamo? Con quali obiettivi e urgenze?
È stata l’iniziativa di un gruppo di donne nel 2022. Ci conoscevamo per esserci incrociate in tanti momenti politici precedenti, ma stavamo e stiamo in gruppi diversi: ci siamo accorte che avevamo bisogno di unire le forze su alcuni temi inquietanti che sembravano essere in via di adozione a sinistra, come l’utero in affitto, il blocco della pubertà di minori ritenuti trans, la normalizzazione della prostituzione tramite lo slogan “sex work is work”, e soprattutto volevamo contrastare insieme l’impedimento a esprimere le nostre critiche ai suddetti obiettivi.
Femminismo fortemente sconsigliato ma necessario: come nasce l’idea di questo convegno?
Dopo tanto dibattito interno, redazione di testi, comunicazione online, ci è venuta voglia di trovarci e farci trovare. Il titolo esplicita che il nostro punto di vista è pericoloso, perché si viene liquidate come amiche del governo, ma è necessario perché non si può far finta di niente su temi di importanza estrema. Siamo tutte donne che si sono formate e impegnate a sinistra ma non siamo donne a disposizione di qualunque ordine di partito, non siamo “fedeli alla linea”.
Qual è il panorama del movimento delle donne attuale?
C’è di buono che è arrivata una nuova generazione, di non buono c’è che usa pratiche antagoniste, dall’estetica dei fumogeni e dei volti coperti agli slogan incendiari; molte femministe aspettano che le giovani di Nudm maturino, noi invece non facciamo del maternage, preferiamo criticare la loro riproposizione del neutro e degli altri moduli maschili.
Il conflitto fa parte delle relazioni tra donne, ma può essere costruttivo e generativo: con quali strumenti e basi?
Come minimo per un confronto costruttivo bisognerebbe parlarsi, invece le transfemministe adottano la convenzione ad escludere: buttano fuori dalle manifestazioni quelle che hanno cartelli a loro sgraditi, boicottano le iniziative di chi non la pensa come loro, l’ultima bravata di una lunga serie è il mailbombing di minacce alla Casa delle donne di Bologna che ha impedito a Olivia Guaraldo la presentazione del suo libro, a febbraio scorso (stendo un velo pietoso sulla Casa delle donne che si è piegata).
Quali saranno gli argomenti che affronterete?
Parleremo di impegno nella ricerca di modi originali di fare politica, non nel senso di inventiva fine a se stessa, ma di alternativa alla logica di schieramento, per l’aderenza al proprio sentire, per l’indipendenza dalle priorità e dalle classificazioni della tradizione; parleremo di pseudo-diritti come la Gpa, la self-id che pretende che maschi transidentificati gareggino negli sport femminili ecc.
Se potessi incidere su un tema, su quale ti soffermeresti?
Se per incidere tu intendi la bacchetta magica, io la userei per infrangere il bisogno di approvazione maschile di cui le donne soffrono e che è all’origine di tutte le nostre sventure, proprio tutte.
In “Vietato a sinistra” [“Vietato a sinistra. Dieci interventi femministi su temi scomodi”, a cura di D. Dioguardi, Castelvecchi 2024, Ndr] di cosa ti sei occupata?
Ho scritto con Roberta Vannucci un contributo intitolato “La rivoluzione gentile non è più gentile”, dove abbiamo raccontato i metodi muscolari usati nel movimento Lgbt per tacitare le posizioni critiche di lesbiche come noi, pur attiviste di lungo corso: in un battibaleno siamo state bollate come traditrici e letteralmente espulse dalla sede comune, investite da un’ondata di odio. Per essere esaustive, occorre aggiungere che lo stesso trattamento è stato riservato anche a quei gay, a loro volta di lunga militanza, che non si sono allineati. È successo quasi dieci anni fa e da allora nessuno nel movimento Lgbt ha pensato di tornare a mente fredda su quella lacerazione, anzi vige la pratica di fare finta che attivisti divergenti non sono mai esistiti, non capiscono che sulla rimozione e sulla menzogna non cresce niente di buono.
In questo saggio collettaneo le tematiche si intrecciano, quali nessi chiari intravedi maggiormente?
Il nesso tra tutti i pezzi è il richiamo alla sinistra, da cui tutte veniamo, a smettere di pensare solo al consenso facile delle piazze e a ricominciare a promuovere la riflessione seria. Il pensiero deve essere capace di tenere conto della complessità, nei temi della differenza tra i sessi occorre fare spazio a esperienze finora impensate e allo stesso tempo rispettare l’inviolabilità femminile.
Quali sono gli elementi che oggi mettono a rischio l’autodeterminazione delle donne e la loro voce?
Gli ordini di scuderia, la fedeltà al marito-partito che impone di adottare il suo stile e ripetere i suoi slogan.
Rivendicare uno spazio e un diritto di critica ha un suo costo?
Molto alto, che alcune sono disposte a pagare perché la propria coscienza vale più dell’appartenenza.
Il corpo e le istanze delle donne sono tuttora un campo di battaglia. Qual è la posta in gioco?
Una nuova frontiera è quella del libero mercato che vuole impadronirsi del potere procreativo femminile e farne una merce lucrosa, come l’altra merce, quella del conforto sessuale, si cerca di regolamentarle. Poi c’è il lavoro gratuito di cura, rifugio dalla durezza della vita associata, da estorcere tramite il solito mito della femminilità oblativa, che fa risparmiare allo stato le spese sociali. Quindi la risposta è no all’industria della riproduzione, no alla pornificazione di bambine e donne, no al familismo perbenista.
La libertà di espressione è sotto attacco e a rischio di una rinnovata egemonia patriarcale alleata ai meccanismi del mercato capitalista?
La libertà di espressione è minacciata dal mercato e dal settarismo, il mercato dà voce a chi agevola i profitti, il settarismo dilaga nello spazio pubblico, abbiamo assistito al rifiuto del confronto in molti campi, dalla pandemia, alla guerra russo-ucraina a quella mediorientale. C’è un grande impoverimento della ragione critica a favore della tifoseria. L’espressione più detestabile è quella di chi si dichiara “dalla parte giusta della storia”, perché rende impossibile ogni interlocuzione. Io preferisco citare Brecht che si sedeva dalla parte del torto.
Quali pratiche attuali del movimento LGBT+ e femminista rischiano di minare ed estraniare soggettività dalla lotta che dovrebbe essere comune? Cosa sta accadendo?
Il movimento Lgbt (con tutti i +) ha lottato contro i ruoli sessuali obbligatori, il femminismo contro ogni assoggettamento delle donne agli uomini, ci sono terreni comuni; tuttavia il transfemminismo sostituisce la contraddizione uomo-donna con quella normali-anormali e così i terreni comuni potrebbero non esserci più. Le logiche del prendere-o-lasciare, del o-con-noi-o-contro-di-noi fanno disamorare, noi pratichiamo il pluralismo.
(Dol’s, 10 maggio 2026, pubblicato con il titolo “Il femminismo rivendica la libertà di parola”)


