19 Giugno 2026
Internazionale

Dove sono gli uomini?

di Marie Maurisse, Tribune de Genève, Svizzera


Sabato e domenica 13/14 giugno in Svizzera sono state le giornate dedicate allo sciopero femminista. In diverse città svizzere si sono tenute manifestazioni contro la discriminazione salariale, la violenza maschile contro le donne e le molestie. Domenica, a Berna, Basilea, Zurigo e Lucerna migliaia di partecipanti, vestite con magliette viola, hanno protestato in particolare contro i femminicidi e varie forme di dominio patriarcale. Hanno inoltre rivendicato salari più elevati, redditi migliori e più equilibrio tra lavoro e vita privata. Migliaia di persone erano già scese in piazza sabato a Losanna e a Neuchâtel con analoghe rivendicazioni.

(La redazione del sito)


Donne, donne ovunque. Alle manifestazioni femministe del 13 e 14 giugno a Losanna e a Ginevra abbiamo visto madri, nonne, cugine, zie, amiche e bambini di ogni età. Uomini pochi, come sempre. Qualcuno c’era, certo. Altri sono rimasti a casa a badare ai bambini, un modo anche quello per sostenere la protesta. La maggior parte era in giardino, davanti alla televisione o in palestra.

La rivoluzione femminista innescata quasi dieci anni fa dal movimento #MeToo è avvenuta grazie alle donne. Hanno decostruito i discorsi dominanti, pubblicato opere di divulgazione sulle questioni di genere, manifestato, realizzato podcast e contenuti sui social network per spiegare, precisare, contestualizzare, mobilitare.

Se le violenze sessuali nei confronti di donne e bambini, così come i femminicidi, sono oggi sempre in primo piano tra i fatti di attualità, lo dobbiamo a questo lavoro di base svolto dalle attiviste, ciascuna secondo le proprie forze. E quel lavoro è ormai penetrato nella quotidianità. Nelle cucine, nelle camere da letto, nelle aziende, nello spazio pubblico, il concetto di parità regna sovrano, con buona pace degli spiriti più reazionari. E allora perché sono così rari gli uomini che partecipano a questa lotta?

Eppure sono coinvolti direttamente: in Svizzera sono il 90 per cento dei condannati per reati sessuali. Alcuni ne sono consapevoli, ma non si sentono autorizzati a parlare in nome delle vittime. Altri condannano le azioni individuali, senza capire che la violenza è il prodotto di una società patriarcale da cui traggono vantaggio anche loro. Signori, il risultato della vostra inerzia è che ancora una volta sono le donne a battersi al posto vostro e al loro carico fisico e mentale si aggiunge il dovere della militanza, di cui avrebbero fatto volentieri a meno. Il minimo sarebbe ringraziarle.


(Internazionale, 19 giugno 2026)

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