19 Agosto 2026
Radio Tre, Tutta la città ne parla

Educazione sessuo-affettiva e violenza maschile

breve intervista di Pietro del Soldà a Ida Dominijanni


È patriarcato anche quello che spiega il comportamento predatorio, l’idea del sesso come reificazione anche tra ragazzi di sedici, quindici, quattordici anni molto che, condizionati dai social e da certi modelli, pensano solo al sesso e mai all’apertura di sé in una relazione, che significa invece esporre la propria vulnerabilità? È ancora patriarcato o c’è un nuovo patriarcato che forse fatichiamo a vedere e anche i tradizionali interpreti della nostra società non riescono a leggere con lenti adeguate?

Questa domanda finale la pongo a una delle più notevoli esponenti del pensiero femminista in Italia, una grande firma del giornalismo, Ida Dominijanni.

Il patriarcato naturalmente è un prodotto storico e quindi cambia a seconda dei contesti e delle epoche storiche. Di fronte a che cosa ci troviamo noi oggi nelle società democratiche occidentali? Cominciamo a circoscrivere: io penso che quello di cui avete parlato stamane non sia il patriarcato, ma sia una forma di misoginia molto violenta, reattiva rispetto alla ferita che il patriarcato ha subito.

Il patriarcato, se vogliamo definirlo in modo meno generico di come viene fatto oggi, cioè di come oggi viene definito come un sistema di prevaricazione maschile, uno strumento di dominio maschile sulle donne. E questa è una definizione un po’ troppo generica. In realtà il patriarcato aveva delle regole precise, la principale delle quali era una trasmissione del potere esclusivamente da padre a figlio e la norma paterna come norma che assegnava i “posti a tavola”, per modo di dire, cioè i posti nella vita.

Le donne dovevano fare una certa cosa, gli uomini dovevano farne altre e agli uomini era destinata la sfera pubblica, mentre alle donne la sfera privata. Il padre, la legge del padre, governava e faceva ordine e disciplina: questa organizzazione della vita con la legge del padre che assegna i posti è finita in realtà. Quindi gli uomini sono stati deprivati di molti dei loro poteri, non hanno più il monopolio della sfera pubblica e anche nella sfera privata devono vedersela con la capacità delle donne di dire di no alle loro pretese.

Sappiamo benissimo che la grande maggioranza dei femminicidi scatta quando una donna dice no, e quindi fa un gesto di libertà.

Io credo che molta violenza maschile oggi sia generata da questa perdita di potere, e anche di capacità di governo della vita privata e della vita pubblica, degli uomini.

Mi sembra che cerchiamo di mettere insieme cose che apparentemente non c’entrano niente una con l’altra e cioè diciamo che questa estensione di violenza sulle donne sia causata un immiserimento incredibile dei comportamenti maschili nella sfera privata e nella sfera pubblica. Ci sono tutte e due questi fenomeni, quindi io penso che questi fenomeni parlino di una transizione del patriarcato che non è necessariamente verso il meglio: può anche essere verso il peggio, può scatenare appunto forme reattive molto forti. Io lo chiamo post-patriarcato, poi ognuno usa il nome che vuole: alcune parlano di neo-patriarcato, altre pensano che il patriarcato sia sempre lo stesso, mentre io non credo che sia così.

Penso che oggi ci troviamo di fronte a una forma efferata di violenza, di prevaricazione e anche di vendetta maschile nei confronti di una crescita della libertà femminile che non mi pare eliminabile tanto facilmente.


(Radio Tre, Tutta la città ne parla, 19 agosto 2026)

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