13 Settembre 2026
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Emma Bonino e l’imprevista libertà femminile

di Claudio Vedovati


L’ostilità e la violenza di tanti uomini contro Emma Bonino non si spiega con le categorie della critica o con la differenza di idee. È un fatto personale, e per questo più profondamente politico.

È il riemergere dal profondo della misoginia maschile. Quella che ha spinto i maschi a dire, tante volte, alle femministe – o anche a una sola donna – «Ora esagerate».

Il patriarcato è stato la cancellazione della donna come soggetto. Il femminismo radicale degli anni ’70 ha rotto il giocattolo. Le donne si sono sottratte. Da allora troppi pochi maschi hanno fatto i conti con il risentimento e la rabbia provate per la fine del sostegno delle donne al patriarcato. Alcuni hanno capito così male che hanno parlato di “guerra tra i sessi”. Veniva invece al mondo una cosa imprevista, la libertà femminile.

Il populismo ha riaperto il vaso di Pandora, ma la misoginia è maschile, non è di destra o di sinistra. Il femminismo normalizzato, addomesticato, riportato nell’alveo dei tanti movimenti di emancipazione da integrare, ha consentito alla misoginia di rimanere sottotraccia, per anni. Ma ora non riesce più a starci.

La forza simbolica del riconoscimento di autorità a una donna come Bonino è immensa, proprio perché ci riporta al taglio fatto dalle donne negli anni ’70, che è ancora percepito da tanti come inaccettabile. A quello spostamento, a quelle donne bisogna tornare.

Tutto questo fa chiarezza. Sarà bene farci i conti prima che tutta la politica sia risucchiata nel campo populista. Il passo è breve.

Mentre l’immediatezza con cui tante donne (e uomini) hanno riconosciuto in Bonino qualcosa di importante per sé è il segno che nel campo della vita c’è anche altro.


(Facebook, 13 settembre 2026)

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