di Paola Meneganti
«Il pensiero di Luisa Muraro ci fa interrogare su dove siamo»: così Ida Dominijanni nella redazione aperta di Via Dogana del 14 giugno scorso, il giorno dopo la scomparsa di Luisa. Definire o, peggio ancora, riassumere l’opera di Muraro in poche righe sarebbe impresa impossibile e anche ingenerosa nei suoi confronti: lei, che era anche la pensatrice dello scarto, del salto, della schivata. Del pensiero vivente, quello della politica sorgiva del femminismo: la rivoluzione simbolica della differenza sessuale e del suo senso libero (mai consegnato a una dimensione organicista!), un pensiero che intendeva fare tabula rasa del millenario, falso universale neutro e che, per giungere a questo, doveva farsi pensiero intrecciato alle pratiche e, in primis, alla pratica della relazione. Lei che aveva scritto: «La mia fortuna è stato il femminismo. Quando, a sei anni, mi diedero un banco a scuola, un po’ di carta e una matita, imparare a scrivere era un desiderio che avevo già da uno o due anni. Da quel momento diventò la mia occupazione principale. Ma, per essere una scrittrice, mi difettava il coraggio delle mie idee e, per finire, cominciarono a mancarmi anche le idee. Ho trovato queste e quello con il femminismo: la rottura operata dal femminismo nella tradizione patriarcale, insieme alla pratica della relazione fra donne, mi ha reso forte, intelligente e allegra».
Luisa Muraro, maestra di pensiero e di pratica politica, in cui esprimeva amore per il mondo, per la lingua, per la verità, anzi le verità che molte donne – più donne che uomini, per citare una scrittrice che amava, Ivy Compton-Burnett – andavano scoprendo, aveva avuto, nel 2003, una lunga conversazione con Clara Jourdan, pubblicata in spagnolo nella collana “Biblioteca de Mujeres”.
Questa preziosa conversazione ha visto la luce in italiano nel 2025, pubblicata in un volume dal titolo Esserci davvero. Si legge nella prefazione: «Qui si trovano per la prima volta racconti e pensieri sulla sua vita, i suoi studi e interessi, le sue relazioni, il suo impegno politico […] Inoltre conversando vengono spesso ricordati e commentati libri, articoli, traduzioni […] Una vastissima attività personale e in relazione, in cui si può vedere la storia del femminismo italiano e non solo degli ultimi cinquant’anni». Completa il volume una accurata bibliografia che copre il periodo 1963-2024, amorosamente raccolta e curata da Clara Jourdan.
La conversazione inizia con un ricordo legato alla madre di Luisa, che rammenta come «il coté più mio era rivolto a molte relazioni con donne, le compagne di scuola, le professoresse» e che questo lo percepisse autorizzato dalla madre, in «maniera sorgiva». «Invece il senso che mia madre poteva essere il precedente di forza, il precedente di sapienza […] è venuto con la politica delle donne». Ne L’ordine simbolico della madre, Muraro dirà che la dicibilità dell’esperienza femminile, compressa, quando non cancellata dal patriarcato, poggia sulla costruzione di un ordine simbolico che scaturisce dalla lingua materna, capace di tenere insieme corpo e parole, esperienza e linguaggio che impariamo nella relazione primaria con la madre. Un ordine simbolico, non gerarchico, non essenzialista, in grado di generare forme sociali libere e sensate per le donne.
Altro tema che emerge dal testo è la dimensione relazionale. Muraro ne parla a partire da sé, dalla propria esperienza che interroga nella sua verità e in cui non rintraccia affatto una dimensione «edificante», ma indica la complessità di una pratica in cui lo scambio esiste, «ma è uno scambio dispari», in cui è presente anche «una parte non piccola di egocentrismo» nel costruire una scena interna a cui potersi dedicare e nel chiedere all’altra persona di assicurare la realtà.
Si parla dell’incontro con Rosetta Stella, di Elvio Fachinelli, dell’esperienza di “L’erba voglio”, e del Sessantotto, anche nel rapporto con la sinistra: «Io non mi sono mai identificata con la sinistra per questo suo modo, che possiamo chiamare ideologia, di tagliar fuori delle cose». E poi, il DEMAU e l’incontro con Lia Cigarini, che «era già femminista […] e ha cercato coinvolgermi»: e Luisa si «aggancia» a Cigarini, ed è la stagione del «femminismo fine anni ’60 e inizio anni ’70, quel femminismo sorgivo», a cui si accosta perché «quando una cosa ha una forza di azione io la sento. Non sono un’anticipatrice, la sento nell’esatto momento in cui la cosa si muove». Il rapporto con Cigarini durerà tutta la vita, fino alla scomparsa di quest’ultima, lo scorso aprile.
Tra le cose in movimento ci fu l’arrivo in Italia dei testi di Luce Irigaray, e Speculum venne tradotto proprio da Muraro, che si diffonde sul suo rapporto con la grande pensatrice, mai facile, fino a una brusca rottura, e ci dice un aspetto importante di sé e della sua libertà: «io ho una modalità di relazione con l’altro che è donna, soprattutto quando c’è un senso di forte stima e di ammirazione […] una modalità che probabilmente è di discepola. Di discepola ma di discepola discola, per cui contratto la mia libertà ma non faccio mancare il senso di ammirazione e di riferimento. Sì, contratto la mia libertà, perché do ammirazione e dopo delle strattonate per significare la mia libertà».
Ed è proprio la ricerca di significazione della libertà che porterà Muraro ad approfondire la questione dell’esistenza simbolica, con quel grande testo che è Maglia o uncinetto e con lo studio delle streghe e delle mistiche, sollecitato anche dall’incontro con Romana Guarnieri (e a scriverne: parti molto belle del libro sono dedicate al rapporto con la scrittura, un bisogno e un desiderio capaci di dare felicità, una parola chiave, una parola difficile da declinare nell’epoca delle passioni tristi1, che si unisce alla necessità di narrare le pratiche: «la libera ricerca di Dio come forma di libertà femminile […] nella scrittura mistica femminile la libertà delle donne diventa proprio un’apertura d’infinito». E anche: «Il primato delle pratiche ha la preziosità che il posto delle cose non viene mai occupato interamente dalle costruzioni intellettuali, cioè resta sempre la necessità del metonimico».
Leggiamo dell’avventura della Libreria delle donne di Milano; della nascita di Diotima, comunità filosofica femminile presso l’università di Verona, e dei suoi testi; della rivista “Via Dogana”; della pubblicazione di Non credere di avere dei diritti: «concepito come una narrazione libera di donne che vogliono raccontare la loro storia»; delle pratiche, o “strade”, come le chiama Muraro: l’affidamento, il fare genealogia con le donne.
Al pensiero di Luisa Muraro è stato dedicato, nel settembre 2025, un convegno all’Università Cattolica, dove si era laureata in filosofia con Gustavo Bontadini. Ne sono usciti gli atti, in un volume curato da Laura Colombo, Vita Cosentino e Wanda Tommasi dal titolo Come quando si accende la luce. Un convegno in cui emersero la potenza e la ricchezza del “pensiero vivente” di Luisa, del suo fare filosofia come “mediazione pratica di vita”: lo ricorda Vita Cosentino, citando un brano di Lingua e verità, cruciale per la comprensione del pensiero di Muraro: «fare filosofia significa, per me, che mi impegno affinché quello che è sia dicibile, il mio impegno esplicandosi principalmente lavorando con le parole sulle parole […] filosofia come io la insegno è filosofia pratica, non nel senso ricavabile dalla tripartizione di Kant, ma nel senso che è mediazione pratica di vita il cui valore io misuro praticamente, direttamente in me o nella testimonianza dei testi». Testi da leggere, discutere, da accogliere nella loro capacità di testimonianza, dell’essere presenti e raccontare ciò che c’è, ciò che dicono nell’“esserci davvero”, nell’apertura e nella curiosità che questo “esserci davvero” porta con sé.
Le relazioni presenti negli atti si articolano nell’esplorare il lavoro di Muraro sotto molteplici aspetti: l’amore per la madre (Diana Sartori e Cesare Casarino), la pratica filosofica (Riccardo Fanciullacci), la relazione tra diverse realtà (Carla Lunghi), l’esplorazione di storie nascoste da significare liberamente (María-Milagros Rivera Garretas), la sapienza mistica (Wanda Tommasi), la ricerca di una lingua «politica e popolare»2, la politica del «dire e fare fuori sesto» (Paolo Gomarasca), la sua presenza in libreria (Laura Colombo). Nella bella introduzione, Chiara Zamboni scrive che «Il pensiero di Luisa Muraro è un bene comune», nell’apertura del suo pensiero scritto, «mai bloccandolo in definizioni», e lo è anche «nel significato politico del termine, nella misura in cui rende fertile il vivere assieme e contribuisce a crearne il senso, il passo, i modi». Ed è Ida Dominijanni, che molto ha scritto di Muraro in modo fine e appassionato, a inserire le sue «pratiche del pensiero [che] sono anche pratiche politiche» nella vicenda che dalla nascita del “soggetto imprevisto” della differenza sessuale, con la sua «portata ontologica, storica e politica» giunge a mettere in gioco il paradigma stesso della modernità.
Addio, Luisa, o forse arrivederci, chi sa. Costruttrice di un “noi” mai chiuso, matrice di senso, orizzonte di sorprese e di inedito: «[…] come devo regolarmi con il linguaggio […]? […] Mi pare tuttavia d’aver trovato una mezza regola: quando ti viene da dire “io”, prova a pensare “noi” e quando ti viene da dire “noi”, pensa che “c’è altro”».
Libri citati
Luisa Muraro, Esserci davvero, a cura di Clara Jourdan, Quaderni di Via Dogana, Libreria delle donne di Milano, 2025; Laura Colombo, Vita Cosentino, Wanda Tommasi (a cura di), Come quando si accende la luce. Pensare con Luisa Muraro, Milano-Udine, Mimesis edizioni, 2026; Luisa Muraro, Maglia o uncinetto. Racconto linguistico-politico sulla inimicizia tra metafora e metonimia, Roma, Manifestolibri 1998 (Milano, Feltrinelli, 1981); Luisa Muraro, La folla nel cuore, Pratiche Editrice, Milano 2000; Luisa Muraro, Lingua e verità, Quaderni di Via Dogana, Libreria delle donne di Milano, 1995.
1 Farà riferimento al possibile legame tra politica e felicità Maria Pia Lessi in una relazione, come difensora civica, del 2001.
2 Così Annarosa Buttarelli Zambelli nella sua relazione “La folla dentro il cuore”, titolo di un libro di Luisa Muraro in cui sono raccolti articoli pubblicati su giornali e riviste, spesso a partire da fatti di cronaca.
(Leggendaria n. 179, settembre 2026)

