6 Ottobre 2026
AP Autogestione e Politica Prima

Madri & figlie. Una storia vivente di Franca Fortunato

di Laura Minguzzi


«Durante le riunioni mi chiedevo: che ci faccio qui?» scrive l’autrice, Franca Fortunato, quando comincia a prendere coscienza dello scacco subito. Lavorava alla Lega delle Cooperative, un ripiego, conseguenza dell’esperienza negativa vissuta nel sindacato. E qui entriamo nella carne viva del libro Madri & Figlie. Una storia vivente, come recita il sottotitolo. Il bisogno di giustizia instillatole dalla madre fin dall’infanzia emerge alla consapevolezza dopo l’incontro con il pensiero e la pratica della differenza sessuale e scatta una svolta decisiva nella sua vita. Il desiderio di esserci nel mondo prende corpo. Esserci intera, stare con agio. Parole pronunciate alla fine degli anni Ottanta. Nel 1983 era uscito il Sottosopra verde Più donne che uomini. E ci interrogavamo in tutta Italia sulla voglia di vincere, sul protagonismo femminile e sul senso di estraneità. La strada dell’emancipazione non bastava e non basta tuttora alle donne che aspirano alla libertà.

Il racconto di storia vivente di Franca comincia con un ritorno all’infanzia, al mondo delle sarte e all’universo delle fiabe. La madre era una valente artigiana che amava il suo lavoro e leggere fiabe alle figlie. In appendice troviamo le fiabe che la madre raccontava a lei e alle sue sorelle più e più volte in dialetto calabrese, modalità che Franca ha conservato col figlio piccolo. Ho trovato una imprevista risonanza con ciò che è stata definita una “letteratura del sé”, la cui capofila fu Santa Teresa d’Avila: tessere se stesse in relazione. Mi spiego perché è all’interno della Comunità di pratica della storia vivente della Merlettaia di Foggia e di Milano che Franca ha preso il coraggio di affrontare il nodo irrisolto che si annidava dentro di lei, come scrive Marirì Martinengo, iniziatrice della pratica nel 2006, col suo libro La voce del silenzio1. Nel tempo lento della memoria e scavando con sempre più precisione nelle viscere, l‘autrice è riuscita a decifrare ciò che si nascondeva dietro la presenza-assenza silente del padre. Una assenza che è diventata parlante solo quando Franca, affidandosi alle amiche storiche, ha deciso di indagare e nominare ciò che per lungo tempo era stato considerato “normale”, irrilevante.

La narrazione è arricchita da fotografie della madre, delle tre sorelle, del fratello e del padre, e cosa straordinaria, emana una sorta di profumo dei piatti della cucina calabrese che la madre faceva trovare alla figlia prodiga e a tutta la famiglia.

Un riconoscimento alla madre, fonte primaria, dopo avere compreso quanto fossero posticce le figure maschili di autorità che aveva incontrato nel partito e nel sindacato quando, disobbedendo alla madre, aveva voluto sperimentarsi in quei luoghi. Invece che autentico amore per la giustizia e libertà aveva trovato lotte di potere, violenza e menzogne.

Il libro è dedicato al figlio, alla madre e alle donne che gliel’hanno restituita. Alla politica delle donne e, dunque, al femminismo o alla politica delle donne come si preferisce.

Per comprendere più in profondità l’esperienza dell’autrice riporto le sue parole, pronunciate il 19 settembre 2025 alla Libreria delle donne di Milano, in occasione dell’incontro La Storia sottosopra. La novità della pratica di Storia vivente2.

«Io e la Comunità di storia vivente di Foggia

Sono entrata nella Comunità di Storia Vivente di Foggia nel 2019, dopo aver presentato a Catania con Anna Potito e Adele Longo “La spirale del tempo”.

Dopo quella presentazione ho dato voce al mio desiderio di unirmi alla Comunità di Foggia che esiste dal 2018 e di cui fanno parte, oltre a Katia Ricci, Anna Potito, Adele Longo, Rosy Daniello e Isabella Solimando. Sono loro le donne che hanno accolto il mio desiderio dandomi la possibilità e la libertà di iniziare il mio percorso di Storia Vivente, che fino ad allora conoscevo solo attraverso il libro di Marirì Martinengo, gli scritti delle donne della Comunità di Milano su DWF, e ultimo “La spirale del tempo” che allora Marirì mi regalò con una bella dedica.

A Marirì mi lega una lunga relazione di affidamento, gratitudine, affetto e di riconoscimento di autorità che risale al Movimento di Pedagogia della differenza, un’altra sua invenzione. La relazione con lei ha dato una forte impronta al mio modo di insegnare. Ricordo che le sue ricerche e pubblicazioni sulle Trovatore hanno innescato in me un processo di cambiamento in continuo divenire.

La mia pratica di storia vivente

Quando mi sono unita alla Comunità di Foggia, la pratica di Storia vivente non mi era molto chiara. Stavo a quello che avevano scritto le donne che l’avevano praticata prima di me e avevano scritto i loro racconti ne “La Spirale del Tempo”.

Nel 2021 accadde che, sollecitata da Laura Minguzzi e Adele Longo, ho incominciato a scrivere un testo dal titolo “Me ne andai contro il volere di mia madre”, l’ho scritto in cinque anni in relazione con le amiche della Comunità.

All’inizio non sapevo dove mi avrebbe portata quel racconto né che sarei arrivata fino in fondo. Più volte mi sono fermata chiedendomi se ne valesse la pena. Le amiche di Foggia mi spingevano ad andare avanti e ogni volta che ci incontravamo on line riprendevano quello che avevo scritto, mi facevano domande, mi davano interpretazioni, mi spingevano a riflettere, a scendere sempre più in fondo alla mia interiorità, a scavare in profondità e interrogare il mio sentire, alla ricerca della verità soggettiva. Così mi aiutavano a fare emergere ciò di cui non avevo coscienza o non mi era chiaro e poi tornavo a scrivere e riscrivere, e di nuovo con loro, un andare e venire dentro e fuori di me, da sola e con loro, finché quello che volevo dire non era chiaro a me e a loro e se ne coglieva il senso. Mi fermavo davanti ad ostacoli e resistenze interne, che loro mi aiutavano a nominare e superare.

A volte ci portiamo dentro nodi di cui non abbiamo coscienza ma che ci condizionano. È quello che ho scoperto dentro di me, quando le amiche di Foggia mi hanno svelato il nodo del rapporto con mio padre. […] Ho trovato resistenza dentro di me ad ammettere e riconoscere quella violenza […] Solo parlandone con le amiche ho superato quell’ostacolo e ho ripreso a scrivere.

Insomma, un procedere a spirale3, come è nell’invenzione della pratica della Storia Vivente.»

E qui mi sono sentita in sintonia profonda con Franca, perché durante una riunione online delle varie Comunità pratica di storia vivente ho sollecitato Franca a scrivere. In alcune foto che lei pubblica mi sono rivista, essendo vissuta in un piccolo paese di campagna e in mezzo a donne che cucivano in casa per mestiere e mi confezionavano gli abiti su misura e mia madre ne era molto orgogliosa. Un’altra foto con mia madre, a Collodi, quando avevo otto anni, mi ha fatto ripensare al significato implicito che ci è stato instillato nell’infanzia con la fiaba di Pinocchio che nasce da un pezzo di legno modellato da un uomo, Geppetto… Ma la madre dov’era? Pinocchio era senza madre. La Fata Turchina? Quante bambine, come la sorella di Franca, Silvana, me compresa, sono state vestite a Carnevale da fate turchine?

L’amore femminile per la madre ha prodotto uno spostamento radicale; è un portato teorico di una pratica femminista che nasce da un’idea di Luisa Muraro.

Il libro di storia vivente di Franca Fortunato si inscrive nell’orizzonte dell’Ordine simbolico della madre4 ponendosi come finalità di mettere a disposizione di storiche e storici, insegnanti eccetera, i guadagni di cambiamento di sguardo prodotti dalla pratica di reinterpretazione del passato e del presente di donne e uomini a partire da sé e non fermandosi a sé.


1 Marirì Martinengo, La voce del silenzio. Memoria e storia di Maria Massone donna “sottratta”. Ricordi, immagini, documenti, ECIG, 2005.

2 Dal sito della Libreria delle donne di Milano, 8 marzo 2013, Ci sono novità nella ricerca storica http://www.libreriadelledonne.it/ci-sono-novità-nella-ricerca-storica.

3 Il titolo del libro lo dobbiamo a Marirì Martinengo, ispirata da María Zambrano, così come la forma racconto, da lei proposta per la storia vivente.

4 Luisa Muraro, L’Ordine simbolico della madre, Editori Riuniti, 2006, seconda edizione.


(AP Autogestione e Politica Prima, n. 4/2026, ottobre-dicembre 2026)

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