2 Ottobre 2026
Corriere della Sera

La lotta di Maricarmen Abascal nel 2026 e l’esercito di Mary Barbour contro gli sfratti nel 1915

di Valeria Palumbo


Non accade spesso che proteste di piazza pacifiche siano accolte, sia pure nelle democrazie più sensibili alle rivendicazioni popolari. In Spagna sembrava essere accaduto con il cosiddetto decreto Maricarmen, il provvedimento del governo del premier socialista Pedro Sánchez, che aveva bloccato gli sfratti per le persone vulnerabili fino al 2030 e ridotto, fra l’altro, la possibilità dei “fondi avvoltoio” di speculare sugli immobili. A favorire la decisione, l’ondata di indignazione in tutta Europa per la cacciata dalla sua casa in affitto della ottantasettenne Maricarmen Abascal a Madrid. Il Parlamento però, in due votazioni, ha bocciato, oggi 2 ottobre, tutto il pacchetto, grazie anche ai voti contrari degli indipendentisti catalani di Junts, ex alleati dei socialisti. «La Storia – ha detto Sánchez – li giudicherà». In gioco, ora, sono le dimissioni stesse del governo con elezioni anticipate. Intanto, il Sindicato de Inquilinas ha continuato a protestare, organizzando le tipiche caceroladas, le manifestazioni a suon di pentole e mestoli.

A proposito di storia, la protesta è tutt’altro che un inedito storico. El Mundo, il quotidiano spagnolo schierato sul fronte opposto di El Pais e vicino alle posizioni del Partito popolare, ha ricordato, sempre il 2 ottobre, un precedente di oltre cent’anni fa, anche questo quasi tutto femminile. Nel 1915, ovvero in pieno conflitto mondiale, un’attivista politica scozzese, Mary Barbour (1875-1958) organizzò un’efficace protesta contro gli insostenibili aumenti degli affitti a Govan, un agglomerato che ora fa parte di Glasgow, con la South Govan Women’s Housing Association. La sua azione fu così efficacemente strutturata che le sue sostenitrici e sostenitori furono definiti «l’esercito di Mary Barbour». Gli aumenti degli affitti erano legati al crescente affollamento di Govan dove si concentrava una parte consistente dei cantieri navali allestiti per sostenere la guerra. Inutile dire: un grande business per pochi. Ma anche una calamita per operaie e operai disperati di tutta la Gran Bretagna. Le case divennero introvabili e i proprietari fecero lievitare gli affitti. A quel punto le donne scesero in campo.

Erano soprattutto donne perché, appunto, sempre più uomini venivano spediti nei tritacarne delle trincee europee. Rimaste sole con i bambini e con stipendi da fame, le lavoratrici rischiavano pure di ritrovarsi per strada. Il caso arrivò al Parlamento britannico con gli sfratti di Hillfoot Street. Le inquiline avevano ricevuto un avviso datato 27 luglio 1915: se non avessero accettato il pesantissimo aumento dell’affitto entro tre giorni se ne sarebbero dovute andare. Mary Barbour e le altre attiviste rifiutarono l’ultimatum e si prepararono a resistere. Ogni portone divenne una barricata. Una campana avvertiva dell’arrivo dei poliziotti che dovevano eseguire gli sfratti: tutte smettevano di fare quello che stavano facendo e andavano a occupare le scale, con i loro corpi e qualsiasi cosa si trovassero per le mani, compresi i panni bagnati.

Il 17 novembre la questione arrivò in tribunale, a Glasgow, dove un amministratore di un palazzo aveva trascinato 18 inquilini che rifiutavano di pagare l’aumento. La causa fu ritirata quando ventimila lavoratrici e lavoratori marciarono sul tribunale e anche il ministro delle munizioni, David Lloyd George, pensò bene che non fosse il caso di aggiungere alla guerra pure i moti civili. Ma la cosa non finì lì: la notte di Natale, il Parlamento approvò una legge che bloccò l’aumento degli affitti per tutta la durata del conflitto.

Mary Barbour arrivava a questa vittoria forte della sua militanza politica. In genere, viene associata ai Red Clydeside, un movimento popolare radicale scozzese che fu attivo dagli anni Dieci ai Trenta del Novecento e che, fra l’altro, sostenne una robusta quanto purtroppo inefficace protesta pacifista per evitare che centinaia di migliaia di lavoratori morissero nella Prima guerra mondiale: il Regno Unito perse nel conflitto quasi 900mila soldati, oltre 107mila civili morirono per le conseguenze, pandemia di influenza spagnola inclusa.

Figlia di tessitori, la terza di sette, Mary aveva però potuto frequentare la scuola fino a quattordici anni. Poi aveva fatto l’operaia torcitrice. Nel 1896 aveva sposato un ingegnere e con lui si era trasferita a Govan. Ebbero due figli (uno morì presto) e Mary, secondo i principi che ingabbiavano la vita delle donne, non solo dell’epoca, avrebbe fatto bene, per i benpensanti, a gioire del salto sociale e godersi la vita da neoborghese standosene buona a casa. Lei invece entrò in politica, dalla parte dei lavoratori. E organizzò, appunto, la rivolta delle inquiline del 1915. Nel 1916 fu tra le creatrici del The Women’s Peace Crusade, un movimento sorto a Glasgow e poi esteso in tutto il Paese che chiedeva trattative immediate per porre fine al conflitto, senza annessioni e indennizzi. Governo e polizia reagirono in modo piuttosto violento e il gabinetto di coalizione di David Lloyd George, che rilanciò la guerra, fece cadere tutte le speranze. Finito il conflitto, nel 1920, Mary si candidò per il Partito laburista (le britanniche ottennero il voto attivo e passivo nel 1918) e fu eletta nonostante che l’idea suscitasse ancora parecchia indignazione fra gli elettori, donne comprese.

Dopodiché si dedicò alla salute delle donne e dei bambini e in seguito, come magistrata municipale (bailie), di welfare. Si occupò già negli anni Venti anche di controllo delle nascite, cosa che, pur non esplicitamente vietata in Gran Bretagna (come lo fu dal 1930 al 1971 in Italia dal Codice Rocco), fu molto osteggiata con l’accusa di “oscenità”. L’impegno di Mary in politica non terminò nel 1931, quando si ritirò dalla carriera attiva. Oggi, fra gli altri riconoscimenti, la ricorda un monumento al porto di Glasgow, a Govan Cross, in cui guida una protesta. La canzone Mrs Barbour’s Army, scritta da Alistair Hulett (1951-2010), ricorda: «La signora Barbour preparò un cartello: “Non pagheremo affitti più alti” / Poi bussò a ogni porta dei caseggiati di Govan / Disse: “Mettetelo alla finestra e, quando mi sentirete battere il tamburo, / usciremo di corsa a cacciare l’esattore fino in capo al mondo” / Quando quel poveraccio arrivò, fu coperto di botte e lividi / Da un reggimento in grembiule che sapeva bene cosa fare. / La signora Barbour organizzò il raduno dei clan / Ed esse irruppero fuori dalla lavanderia pubblica, armate di pentole e padelle». Per fortuna ora in Spagna pentole e padelle del Sindicato de Inquilinas servono solo per far rumore e non per aggredire nessuno. Ma ricordano chein democrazia le proteste di chi non riesce a tirare avanti devono trovare ascolto.


(Corriere della Sera, 2 ottobre 2026)

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