19 Settembre 2021
Corriere della Sera

«Prendiamoci la fatica (e la gioia) di essere padri»

di Leonardo Caffo*


Si dice spesso che esistono vari tipi di maternità, raramente che questo è vero anche per le paternità. L’evento a cui ho partecipato al Tempo delle Donne, credo abbia fatto emergere anche questo: la differenza tra padri separati e non separati, celebri e non celebri, presenti e non presenti, pentiti e non pentiti, fragili e meno fragili. C’è un’importante questione culturale in gioco: cosa significa essere padri oggi in Europa, trovando orrido chi ancora usa termini assurdi tipo «il mammo». In Europa, perché è uno dei pochissimi luoghi dove il femminismo e la cultura anti-patriarcale hanno fatto breccia, e oggi perché è anche il primo momento della storia dove gli intellettuali che parlano dell’inferiorità delle donne nelle loro teorie sono una rarità da epurare e non un lungo elenco di padri della storia da glorificare come Aristotele, Wilde, Nietzsche, ecc.

È in questa cornice che un dialogo sulla paternità è reso possibile senza sarcasmo, senza accuse di assenza di virilità, ma anzi come questione urgente: della paternità si deve discutere sempre di più, e il tema del femminismo oggi non è mostrare l’emancipazione delle donne e la loro indipendenza economica (che spererei di dare per scontata) – o concentrarsi sul passato con altre forme detestabili di linguaggio come «la cancel-culture»– ma osservare la paternalizzazione e la dimensione della cura di coloro che per millenni hanno invece beneficiato dei meschini vantaggi del patriarcato, orientare dunque l’etica al futuro. Essere padre è un’esperienza estetica straordinaria e faticosa che per troppo tempo ci siamo persi, delegando con trazione biologica (perché questa dimensione esiste anche se va combattuta!) ogni atmosfera genitoriale reale alla madre e credendo che il ruolo del padre fosse diverso… ma diverso da cosa? Rispetto a quali stereotipi ci stavamo muovendo? Crescere i figli, invece che delegare e basta, è faticoso, ma questa fatica se vissuta intensamente è il miglior viatico rivoluzionario del cambiamento di postura morale nei confronti del mondo: si sconfiggono così tante cose, alla luce del ridimensionamento della genitorialità, che lo spazio malinconico delle donne in casa mentre gli uomini fanno la guerra scompare. Se bisogna tutti occuparsi dei figli facendo centinaia di notti in bianco, a fare la guerra, posso assicurarlo… non ci va più nessuno.


*filosofo e scrittore


(Corriere della Sera, 19 settembre 2021)

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