15 Settembre 2017
Casablanca - Le Siciliane

Di ritorno dal festival di Riace, il Paese dell’accoglienza

di Franca Fortunato

 

Pubblichiamo un’anticipazione dal numero di settembre-ottobre 2017 della rivista online “Casablanca – Le Siciliane”

 

Giovedì 3 agosto, in uno dei giorni più caldi di questa torrida estate, io e Anna Di Salvo, Carmina Daniele, Giusy Milazzo di Città Felice di Catania e della rete delle Città Vicine – ci raggiungerà Serena Procopio da Catanzaro – ci siamo messe in viaggio verso Riace, noto come il “Paese dell’accoglienza” come troviamo scritto anche sui cartelloni che ci accolgono e ci accompagnano dalla marina su su fino al centro del borgo antico. Ci siamo andate come invitate alla settima edizione del Riaceinfestival (3-6 agosto 2017), dopo che alcune di noi ci sono state l’anno scorso per la prima volta con la mostra itinerante mail-art “Lampedusa porta della vita” (a cura di Anna Di Salvo e Katia Ricci delle Città Vicine e di Rossella Sferlazzo dell’associazione Color Revolution di Lampedusa). Siamo state invitate a presentare il nostro libro L’Europa delle Città Vicine (a cura di Anna Di Salvo, Loredana Aldeghieri e Mirella Clausi, Edizioni Mag 2017) da colei che da sempre è una delle più attive organizzatrici, Chiara Sasso, coordinatrice della Rete dei Comuni Solidali (Recosol), da sempre vicina all’esperienza di Riace, iniziata nel 1996 con l’arrivo di un centinaio di curdi e consolidatasi a partire dal 2001. Arrivate a Riace, la troviamo nella piazzetta ad accoglierci e ci sentiamo subito a casa.

Nei giorni del festival abbiamo goduto del privilegio di vedere come solidarietà e accoglienza nel piccolo borgo medievale siano divenute pratiche quotidiane di civile convivenza tra la popolazione del luogo e le straniere e gli stranieri arrivate/i da lontano dopo tante peripezie e sofferenze. Sono loro che, grazie al sindaco Domenico Lucano e alle donne e agli uomini dell’associazione Città Futura, hanno ridato vita a un borgo che – come tanti in Calabria – sembrava destinato all’abbandono e allo spopolamento. Un’esperienza, quella di Riace, che ha visto il recupero non solo di case abbandonate, per lo più di emigrati, ma anche di antichi mestieri e l’apertura di vecchi laboratori della lavorazione del vetro, della ceramica, della tessitura, del ricamo, delle confetture di marmellata, della produzione di olio nell’ultimo frantoio rimasto. L’arrivo delle bambine e bambini straniere/i ha salvato la scuola elementare e l’asilo. Un’esperienza che negli anni ha fatto da modello a tanti altri Comuni calabresi e italiani, del nord e del sud, come hanno documentato Chiara Sasso e Giovanni Maiolo nel libro Miserie e nobiltà. Viaggio nei progetti di accoglienza (Recosol 2016), presentato al festival, e come ha raccontato il regista Massimo Ferrari nel suo film documentario Dove vanno le nuvole.

Nel borgo, con grande gioia abbiamo visto rivivere antiche pratiche di buon vicinato delle donne calabresi, come sedersi sulla soglia di casa insieme alle amiche a chiacchierare e per cercare un po’ di frescura, oppure svegliarsi al mattino e sentire voci di donne che si salutano e si parlano dalle finestre, o salutare ed essere salutate con un sorriso, da tutti e tutte, mentre camminiamo per strada. È bello, fa bene al cuore, vedere ragazze e ragazzi passeggiare insieme, giocare al biliardino nella piazzetta, sorridere e chiacchierare tra loro con naturalezza e spontaneità, al di là del colore della pelle e della loro provenienza. È emozionante guardare giovani madri con le loro creature vestite all’occidentale ma con acconciature africane o ascoltare il ragazzo che racconta cantando come è arrivato dalla Guinea, dopo aver perso sua madre, morta prima di partire, e suo padre morto durante la traversata del Mediterraneo. Mi incanta una bimba nera bellissima che, con tante treccine e un cappellino in testa, nel piazzale del Comune sta con il fratellino accanto a sua madre, che tiene un passeggino con dentro un’altra creatura piccola, mentre si svolge una manifestazione contro il manipolo di fascisti che il 2 luglio scorso davanti al Comune aveva inscenato una protesta contro le immigrate e gli immigrati.

«Riace, questa è la nostra terra» sta scritto su uno degli striscioni esposti durante la manifestazione, che è stata l’occasione anche per inaugurare un poliambulatorio gratuito, grazie alla generosità e disponibilità di alcuni medici della Locride. L’Anfiteatro e la Mediateca per tutti i quattro giorni del festival si sono animati fino a tarda notte con dibattiti, concerti, spettacoli teatrali, film, cortometraggi, presentazione di libri, testimonianze di lotta contro la mafia in Calabria e in Sicilia e di resistenza nella Terra dei Fuochi e a Taranto.

Il Festival ha reso ben visibile quella che nel libro L’Europa delle Città Vicine, che raccoglie gli atti dell’omonimo convegno tenuto a Roma il 21 febbraio 2016 alla Casa Internazionale delle donne, l’Europa dal volto umano in opposizione all’Europa dal volto feroce, all’Europa senz’anima delle istituzioni e degli Stati europei, compreso quello italiano, che chiudono le frontiere, alzano muri e filo spinato, firmano accordi vergognosi per bloccare le/i migranti nei campi lager libici e respingerle/i al di là del deserto del Sahara – come hanno sottoscritto al vertice di Parigi di fine agosto Italia, Germania, Francia, Spagna con Ciad, Niger e Libia –, il tutto in un clima avvelenato di odio e di razzismo, di criminalizzazione di chi cerca di aiutare e salvare vite umane in mare o in terra, nel Mediterraneo o alle frontiere. Questo clima, dentro cui è maturata anche la violenza inaudita della polizia e il terrorismo di Stato nei confronti anche di bambine/e nei giorni dello sgombero a Roma delle/dei migranti dal palazzo di piazza Indipendenza, rende comprensibile e dà corpo alla preoccupazione espressa al festival dal sindaco Domenico Lucano, che ha parlato di «un’esperienza a rischio» per la messa in discussione da parte del Ministero degli Interni e della Prefettura di Reggio Calabria del sostegno finanziario dei bonus e delle borse lavoro, due pilastri di quella esperienza. I bonus consistono nell’invenzione di una moneta virtuale che consente alle migranti e ai migranti di poter acquistare presso gli esercenti locali, che l’hanno accettata sulla fiducia, per supplire, così, gli storici ritardi dei contributi pubblici. Le borse lavoro, invece, hanno consentito il riavvio del tessuto economico del borgo, dando la possibilità di lavorare a quelle famiglie di richiedenti asilo che intendevano fermarsi a Riace, costruire un futuro e un radicamento.

Nei giorni successivi al festival, la Rete dei Comuni Solidali ha lanciato una petizione, “Io sto con Riace”, con una raccolta firme, per salvare quella che oramai è divenuta un’esperienza conosciuta in tutto il mondo, visti i numerosi premi e riconoscimenti ricevuti. Nel 2008 il regista tedesco Wim Wenders ha girato il corto Il Volo. Per la «capacità di tenere insieme l’antico e il moderno» il sindaco Lucano nel 2010 è stato inserito dal World Mayor Prize fra i 23 finalisti del premio come migliore sindaco del mondo, classificandosi al terzo posto. Nel 2014 Riace è stato presentato sul sito di Al Jazeera, nel 2015 il sindaco è stato premiato dalla Fondazione per la Libertà e i diritti umani e nel 2016, «per il suo impegno in favore degli immigrati e del loro inserimento sociale», sul magazine americano Fortune è stato inserito al quarantesimo posto della classifica dei 50 leader mondiali più influenti. Nello stesso anno due giovani registe italo-francesi Shu Aiello e Catherine Catella, insieme a Serena Gramizzi, hanno prodotto il documentario Un paese di Calabria, visto e discusso in Francia e mai arrivato in Italia in quanto rifiutato da tutti i distributori. Infine, nel 2017 è stata girata una fiction con Beppe Fiorello nei panni di Lucano, che andrà in onda su Rai1 a gennaio 2018.

Tornando al festival, la regista Raffaella Cosentino ha raccontato la Calabria delle donne con il suo lungometraggio Terre impure (premiato dalla Fondazione Gianluca Congiusti), in cui ha ripercorso la parabola amministrativa di Elisabetta Tripodi e Carolina Girasole, la cui esperienza, insieme a quella di Maria Carmela Lanzetta e Annamaria Cardamone, resta una delle pagine più belle della storia delle donne calabresi. Un’esperienza che nonostante tutto – come ho avuto modo di dire durante il festival – non è stata fallimentare, le donne protagoniste non hanno fallito perché tutto quello che hanno fatto, a partire da sé e dal proprio desiderio di esserci per rendere “normale” il proprio paese, nessuno/a può cancellare e prima o poi altre donne, se ne avranno voglia, potranno prenderne il testimone. La Calabria delle donne è stata presente anche con la storia di Annamaria Scarfò – la ragazza di Taurianova che, come ho avuto modo di raccontare su queste pagine (“Casablanca”, luglio-agosto 2012), dopo essere stata violentata per anni ha trovato il coraggio di denunciare, mandare in galera e fare condannare i suoi aguzzini – rappresentata dall’attore Ture Magro con un monologo tratto dal libro Malanova di Anna Maria Scarfò e Cristina Zagaria (Sperling & Kupfer, 2010). Anna Maria, che era presente, nel prendere la parola a fine spettacolo con emozione ha confessato di essere finalmente una donna libera perché si è riappropriata della propria vita, nonostante viva in località protetta.

I giorni del festival ci hanno regalato forti emozioni, con momenti di convivialità serale alla taverna di Donna Rosa, dove volontarie e volontari, venute/i da ogni parte d’Italia, hanno preparato gustosi piatti. Un’esperienza indimenticabile, il festival, una realtà, quella di Riace, da sostenere e difendere per salvare la nostra civiltà e umanità in questo difficile passaggio d’epoca che stiamo attraversando.

(Casablanca – Le Siciliane, settembre-ottobre 2017)

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