13 Settembre 2003
il manifesto

La lezione delle Madres

Edito da Luca Sossella, «Genealogia della rivolta» di Raúl Zibechi
Claudio Tognonato

Argentina, dicembre 2001. Dopo il sequestro dei depositi bancari e la riduzione di un 13% degli stipendi del pubblico impiego, la bancarotta è dietro l’angolo. Tanti avevano previsto che l’Argentina sarebbe entrata in default, ma nessuno aveva immaginato la risposta sociale. Una protesta che prende un’improvvisa accelerazione: uno sciopero generale, gli assalti ai supermercati. La situazione diventa incandescente, i cacerolazos invadono le vie delle città. Infine, l’insurrezione popolare del 19 e 20 dicembre. Gli argentini non vogliono più essere derubati, non sono più disposti a pagare i costi del fallimento del modello neoliberista. Vogliono un totale rinnovamento della classe politica, ripetono: «que se vayan todos» (tutti via). Le rinunce del ministro di finanza Domingo Cavallo e poi quella del presidente Fernando De la Rúa sono acclamate dalla folla che invade Piazza di Maggio.

 

Genealogia della rivolta. Argentina, la società in movimento di Raúl Zibechi (Luca Sossella Editore, pp. 237, euro 14,00. Il volume sarà presentato oggi alle 19.30 a Roma nel’ex-mattatoio di Testaccio) è il tentativo di capire come nasce un movimento sociale, come si genera una protesta, qual è la radice del dissenso, ma soprattutto da dove traggono origine le nuove forme di lotta. «L’insurrezione del 19 e 20 dicembre – sostiene Zibechi – non solo non è stata convocata da nessuna organizzazione, ma è nata in un contesto in cui non esistevano più organizzazioni in grado di dirigere il complesso dei movimenti sociali (…) proprio l’assenza di queste istanze ha permesso la nascita di movimenti molto ampi, pieni di creatività e potenza come quelli emersi alla fine del 2001».

 

Il libro propone un nuovo concetto di lotta – intesa come creazione di legami sociali, di solidarietà e fraternità – che riprende l’idea di una società di soci non in concorrenza tra di loro. Zibechi sostiene che il ciclo di proteste argentine «mette in discussione i saperi che i movimenti sociali e la sinistra hanno accumulato durante il XX secolo». Si tratta dunque di capire i cambiamenti che si sono verificati nelle forme della protesta sociale. Per farlo sceglie d’analizzare i movimenti a partire più dalle forme di lotta che hanno sviluppato che dalle dichiarazioni pubbliche e programmi.

 

L’analisi si porta sull’esperienza delle Madri di Piazza di Maggio che con le loro ronde di fronte alla Casa Rosada nel pieno di una delle più cruente dittature del ventesimo secolo, hanno dato vita ad una nuova etica sociale che ha procurato loro un vasto riconoscimento internazionale. Ogni giovedì alle 15.30 sono ancora lì a chiedere per i loro figli desaparecidos. Hanno cominciato nel 1977, hanno capito che i compagni dei loro figli non potevano manifestare senza diventare anche loro scomparsi e hanno preso in mano la denuncia come Madres. I militari hanno tentato di contrastarle, loro sono state malmenate, alcune sono anche scomparse, ma la loro lotta ha spiazzato i repressori. Quella delle Madri è una lotta autoaffermativa senza delega di rappresentanza.

 

Nel libro vengono poi analizzate le lotte degli Hijos, i figli dei desaparecidos che si propongono raccogliere e dare continuità alla lotta delle Madri e successivamente quelle delle nuove forme di espressione e di controcultura create dai giovani negli anni `90; le lotte dei piqueteros, i disoccupati che occupano con picchetti ponti, strade e autostrade immobilizzando il paese; le organizzazioni territoriali delle Asambleas barriales, una sorta di comitato di quartiere dove si esercita una democrazia diretta; e la nuova esperienza sindacale della Central de Trabajadores Argentinos (CTA) di Victor De Gennaro.

 

Genealogia della rivolta è una ricerca partecipante, che studia dall’interno queste nuove esperienze. Raúl Zibechi, giornalista del settimanale uruguaiano Brecha (in Italia collabora con Carta) ha vinto a giugno il prestigioso Premio de Periodismo José Martí, scelto tra 120 giornalisti dell’America Latina proprio per le sue accurate ricerche sugli avvenimenti argentini.

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