5 Gennaio 2005
Liberazione

La violenza maschile non punta alla soddisfazione sessuale, ma all’annientamento della vittima

Stupri contro l’insopportabile libertà delle donne

Marisa Guarneri*
Sarebbe facile dire dopo giorni di bombardamento mediatico, che il problema sono gli stupri di stranieri contro donne italiane e quindi lo “scontro di civiltà” esiste ed è prepotentemente entrato nelle nostre case.
Qualcuno lo ha chiamato “stupro etnico”. Utilizzando una formula ed una simbolizzazione utilizzata ai tempi della guerra nella ex Jugoslavia, ma che è continuata nel Kossovo ed altrove. Una provocazione di bassissimo livello che ha però indotto femministe di vario orientamento a rispondere.

Le questioni sono molte, alcune oggettive altre soggettive, la violenza sessuale da estranei a Milano è il 12% della violenza familiare (Dati Ssv-Mangiagalli), pochissimi casi di violenza sessuale da estranei appena commessi sono arrivati alla Casa delle donne maltrattate di Milano, che si occupa prevalentemente di violenza domestica e abuso intrafamiliare (473 casi nel 2005).

Moltissimi casi di violenza sessuale da mariti ed ex mariti, conviventi, ex fidanzati, persone di famiglia invece sono arrivati al centralino di emergenza di Cadm. Tormenti, persecuzioni, molestie telefoniche continue, intimidazioni, minacce personali e sui figli, anche questi frequentissimi, ma gli esperti lo chiamano “stalking” e non c’è ancora legge che lo preveda come reato. Questo produce molte denunce, ma nessun vero intervento preventivo. Le forze dell’ordine alzano le braccia con un moto di impotenza, a meno che non scorra il sangue.

Sono questioni nuove? Non mi pare: ogni 25 novembre si pubblicano i dati Onu, della Commissione europea, dei Centri antiviolenza sui maltrattamenti in famiglia e la violenza contro le donne in tutti i paesi del mondo, con percentuali altissime in tutto il mondo occidentale.

Qualche intervista arriva nei Tg nazionali, più spesso in quelli regionali, sulle riviste femminili e se ne discute negli ambienti specializzati dei servizi sociali, della psicologia applicata, fra avvocate/i e magistrate/i, nel privato sociale.

Molte giovani giornaliste mi chiedono all’inizio di ogni intervista: ma davvero c’è tanta violenza nelle famiglie, con gli occhi spaventati e commossi delle giovani donne emancipate che hanno ereditato semi di libertà femminile. Ed io stancamente mi domando, ma ancora oggi ci meravigliamo?

Ebbene sì e qui entrano le questioni soggettive. La violenza contro le donne e sulle donne è difficile da digerire per gli uomini e per le donne. Perché mette l’accento su una contraddizione inconciliabile, quella fra gli uomini e le donne, mette in luce una “arretratezza” della relazione di coppia e per di più in contemporanea e contestualmente ad un dibattito sulle forme di famiglia e di relazioni fra le persone (vedi pacs) che sembrerebbe molto avanzata.

Occupandomi di queste questioni dal 1986 ho visto molte emergenze (stupri, violenze in casa, abusi sui minori, pedofilia, ecc.) ed ogni volta si cerca “il perché” ed il colpevole, con differenti accenti se le vittime sono “brave ragazze e brave madri di famiglia italiane”, oppure allegre divorziate, separate, con relazioni in corso poco chiare, ed ancora diversamente se sono donne straniere, peggio se non “regolarizzate”.

Le parole a volte sono pietre, sempre producono effetti sul piano simbolico.

Credo che la questione stupratori stranieri risponda perfettamente alla necessità del genere maschile di vedere come “diverso da sé” il male che ci può essere nella sessualità maschile.

Se lo stupratore, il violento è malato, pazzo o solo borderline si tira un sospiro di sollievo. Né fa fede lo stesso dibattito su Liberazione sul perché gli uomini uccidono le donne.

Ma le strategie di resistenza del patriarcato sono ben mirate, oggi si attacca il terzomondismo e non si confrontano mai le percentuali con i dati dei censimenti. E’ ovvio che più stranieri abitano in una città e più le percentuali della violenza contro le donne da parte di uomini stranieri su donne straniere aumenteranno, per un dato se non altro statistico.

Perché la violenza contro le donne non solo è trasversale ai ceti sociali, ai livelli culturali, alle professioni, ma anche alle fedi religiose, alle culture, ecc.

Va anche detto che molti uomini italiani maltrattano straniere e le ricattano con le questioni dei permessi di soggiorno, e molti uomini stranieri opprimono e maltrattano donne italiane innamorate che pensavano che l’amore modificasse la cultura.

Ma fino ad oggi non ho sentito ancora dire che gli stupratori sono tutti uguali e che le motivazioni per cui stuprano non potranno mai giustificare i loro atti di violenza finalizzati non alla soddisfazione sessuale ma all’annientamento della vittima, alla sua totale umiliazione e dolore.

Quello che mi interessa dire è che la libertà oggettivamente maggiore delle donne è provocazione forte per tutti gli uomini, addirittura insopportabile se la vittima si sottrae al maltrattamento e si allontana con i figli, del tutto insopportabile se cammina di sera liberamente e liberamente esprime la sua femminilità. Da almeno dieci anni si dice e si scrive che la violenza non è solo questione che riguarda le donne o che deve essere risolta dalle donne e su questo non credo che si debba più discutere fra noi donne. Ma manca un pezzo e la mancanza è l’impegno diffuso delle donne contro la complicità sociale che circonda la violenza familiare ed in generale contro le donne e i bambini, un impegno di riflessione teorica e politica. Proposte e strumenti che non solo prevengano, ma rendano protagoniste le donne che la violenza l’hanno incontrata.

Ci sono esperienza all’estero rivolte alle forze dell’ordine che strumenti di prevenzione li hanno sperimentati e noi tenteremo di farlo anche direttamente con le donne che ci chiedono aiuto. Spiegando quando e come certi comportamenti dei partner violenti debbano portare alla prudenza e che la violenza è sempre in crescendo, che l’unica soluzione è interromperla per evitare che degeneri, parleremo ed approfondiremo i meccanismi che portano alla sottovalutazione o alla rimozione dei segnali di allarme che comunque confusamente arrivano alle donne coinvolte. E lo faremo anche quando sarà passata la paura e le città si ripopoleranno ed il problema tornerà un problema di nicchia, appannaggio di quelle brave signoree dei centri antiviolenza, tanto appassionate e poco riconosciute e delle “forzate” dei servizi sociali. Non è così. Nel momento storico e politico che viviamo, in cui si apre la possibilità di relazione con gli uomini e di una politica vera anche con loro, la parte in ombra va guardata sia da parte di chi teme di vederla in sé, che da parte di chi si sente razzista o poco democratica/o a chiamare con il loro nome i violenti e gli stupratori a qualsiasi razza appartengano.

Questa libertà è in noi, così come la consapevolezza che questa è una grande battaglia, che va portata avanti con coraggio e chiarezza per non essere risucchiati dalle trappole e dalle strumentalizzazioni.

Noi apriremo le nostra sede ogni giovedì a partire dal 14 di settembre. Siete tutte invitate… parliamone.

*presidente della Casa di accoglienza delle donne maltrattate di Milano


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