di Mariangela Mianiti
Cinquantotto anni fa, all’inizio della guerra d’Algeria, di cui quest’anno si celebra l’indipendenza, Boris Vian scrisse, e musicò con Harold Berg, la canzone intitolata Le déserteur (il disertore). >
Archivio dell'autore: Massimo Lizzi
I tasti di Zelensky e quelli di Draghi
di Ida Dominijanni
Molto più prudente di quanto si potesse immaginare, molto più tirato in volto di quanto si mostrasse all’inizio dell’invasione >
Noam Chomsky: Siamo a un punto di svolta nella storia della civiltà
di C.J. Polychroniou (Truthout.org)
Noam Chomsky ha più volte dichiarato che il compito degli intellettuali non è più quello di guidare le masse, ma di aiutare le persone a decifrare la propaganda della classe politica, a individuare le strutture di potere e di dare il maggiore contributo possibile ai movimenti popolari di cui si fa parte. Anche questa intervista (in origine rilasciata per il sito statunitense Truthout.org e tradotta in italiano dal sito svizzero naufraghi.ch) va pienamente in questa direzione e offre un contributo alla comprensione delle dinamiche che hanno portato alla guerra in Ucraina. >
DUODA: L’arrivo dell’Era della Perla
di Redazione
È uscito il numero 61 della Rivista DUODA Estudis de la differència sexual del Centro di ricerca dell’Università di Barcellona. «La rivista DUODA, fondata nel 1991, pubblica la scrittura femminile di prosatrici, poete e artiste che conoscono il mistero della lingua materna e sanno vivere, studiare, pensare e creare sentendo il simbolico della madre nato dall’armonia del caos.» >
Come si fa
di Mariangela Gualtieri
in dialogo con Antonio Viganò >
Ucraina. Quei papà “disertori” costretti ad arruolarsi. “Non voglio uccidere”
di Nello Scavo
L’ultimo l’hanno acciuffato ieri. Con la moglie, il figlio neonato e la madre di lei hanno provato ad attraversare il confine. L’uomo, per sfuggire all’arruolamento forzato, aveva ricavato sul sedile posteriore un box tra i peluche e pannolini nel quale nascondersi all’interno. >
L’eredità di Gino Strada per un mondo senza guerre
di Franca Fortunato
Il libro postumo di Gino Strada, da poco in libreria, Una persona alla volta, edito Feltrinelli, è un vero e proprio Manifesto per un mondo senza guerre, lasciato in eredità all’umanità da parte di un uomo che ha dedicato la sua vita a curare le vittime di tutte le guerre, stando sul campo, e guardando i volti stravolti di feriti, mutilati, morti, affamati, rifugiati, disperati, per lo più donne e bambine/i. Ovunque sia stato, Pakistan, Perù, Somalia, Bosnia, Etiopia, Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, sempre “atrocità e disumanità”, “morti e feriti” di “cittadini normali, molte donne e moltissimi bambini”. Il volto della guerra gli si presenta per la prima volta alla fine degli anni Ottanta in Pakistan, all’ospedale internazionale della Croce Rossa dove dall’Afghanistan, occupato dai sovietici, arriva un bambino mutilato da una mina giocattolo, armi pensate, progettate, costruite per i figli dei “nemici”. “Quel bambino, a cui dovetti amputare la mano, divenne per me il vero volto della guerra, il volto di una delle sue tante vittime”. “La guerra per me ha sempre avuto la faccia di un uomo stravolto dalla sofferenza, il rosso caldo del sangue e la puzza di bruciato. Così mi si è presentata più o meno in tutti i posti dove sono andato a curare le vittime. Quante donne ho visto disperate per un figlio ucciso”. Quando gli Stati Uniti, dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre, bombardano e occupano l’Afghanistan, seguiti dall’Occidente, in nome della “guerra al terrorismo”, Strada capisce “di non essere un pacifista, ma di essere semplicemente contro la guerra”. “Dopo anni passati tra conflitti – spiega – mi sono scoperto saturo di atrocità, del rumore degli spari e delle bombe. E lì, in Afghanistan, dove avevo vissuto per tanti anni operando feriti, non ce l’ho fatta più a sopportare l’idea di una nuova guerra. Così alla vigilia di un’altra ondata di sofferenze e di morte ho detto il mio ‘no’, basta con la guerra, basta uccidere mutilare infliggere atroci sofferenze ad altri esseri umani”. Sappiamo come è andata a finire quella guerra e le altre che l’hanno seguita, un disastro, che rafforza in Strada la convinzione che “la guerra non si può umanizzare. Non si può renderla meno pericolosa, crudele e folle (…) si può solo abolire” iniziando a vederla “per quello che è veramente, l’uccisione volontaria di tanti esseri umani. Non importa quale sia la ragione, o la ‘causa’, di un conflitto: è lo strumento ‘guerra’ a essere un crimine”. “Per oltre trent’anni ho letto e ascoltato bugie sulla guerra. Che la motivazione – o più spesso la scusa – per una guerra fosse sconfiggere il terrorismo o rimuovere un dittatore, oppure portare libertà e democrazia, sempre me la trovavo davanti nella sua unica verità: le vittime”. “Dopo tutti questi anni di guerra, la sola verità inoppugnabile è che questo strumento non ha funzionato” e “nel mondo atomico in cui viviamo, non possiamo più permetterci la guerra”. La possibilità di una guerra nucleare è entrata nel mondo con la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, alla fine della seconda Guerra mondiale, e oggi sembra tornata con la guerra in Ucraina. >
La Arendt racconta Rosa Luxemburg fra i ribelli e le oche
di Hannah Arendt
Anticipiamo stralci della biografia “Rosa Luxemburg” di Hannah Arendt (1966), dal 17 marzo 2022 in libreria con Mimesis e la curatela di Rosalia Peluso. >
