di Libreria delle donne
Maria Grazia Campari, nata il 30 agosto 1940 a Bologna e morta il 7 gennaio 2026, è stata avvocata civilista, specializzata in diritto del lavoro; per le donne svolgeva anche attività di diritto di famiglia, assistendole in separazioni, divorzi e affidamento di figlie e figli. >
Contributi
Ripensare la violenza partendo dal corpo: Prescott, la differenza sessuale e il ruolo delle madri
di Umberto Varischio
Rileggere oggi due articoli di James W. Prescott (Body Pleasure and the Origins of Violence, 1975, e The Origins of Human Love and Violence, 1996) significa confrontarsi con una critica radicale a uno dei luoghi comuni più persistenti del pensiero occidentale: l’idea che la violenza sia inscritta nella natura umana. >
Giornalismo “disarmato” e “disarmante”
di Alfonso Navarra
Testo dell’intervento di Alfonso Navarra a un incontro on line promosso da Disarmisti esigenti l’8 dicembre 2025 >
Un punto di vista maschile sulla ricerca “Perché non accada” di ActionAid
di Umberto Varischio
“Perché non accada”, la ricerca (qui) commissionata da ActionAid su «come si percepiscono in Italia la violenza e le diseguaglianze di genere e come prevenirle» mette in luce una situazione italiana in cui la violenza maschile nei confronti delle donne rappresenta il riflesso di una cultura maschile che non è stata superata, ma che continua a influenzare profondamente la nostra vita quotidiana >
Riflessioni a margine di “I giovani e i nuovi modelli maschili”
di Laura Colombo
Sono uscita dal convegno “I giovani e i nuovi modelli maschili” a Palazzo Reale di Milano con una duplice sensazione: sorpresa e déjà vu. >
Cinquant’anni della Libreria delle donne di Milano: la gratitudine di un uomo
di Umberto Varischio
Quest’anno la Libreria delle donne di Milano compie cinquant’anni. Per me, che ho incontrato il pensiero della differenza sessuale alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, è un anniversario che tocca da vicino. >
Guardare la violenza in faccia
di Umberto Varischio
Ho letto più volte e attentamente il testo di Claudio Vedovati (qui), con un senso di disagio che non è svanito neppure alla fine. Non perché non condivida la sua tesi – anzi, è proprio perché la condivido che mi mette a disagio. Quando un uomo scrive della violenza, e ne scrive così, senza moralismi né alibi, non puoi tirarti fuori. Ti senti chiamato in causa. >
Il bullerengue è una melodia
di Michela Risi
«A volte riesce bene, a volte male. Questo è tutto: devi seguire il ritmo e caderci sopra. Il bullerengue è una melodia, es una música que uno lleve en la sangre». >
