8 Luglio 2026
Marx Reloaded, newsletter del Fatto Quotidiano

Il nuovo simbolo mondiale: Gaza

di Salvatore Cannavò


La tesi contenuta nell’agile libro di Nancy Fraser, appena pubblicato da Castelvecchi, Gaza come evento-mondo, è racchiusa nel titolo.Gaza come evento-mondo rappresenta «un punto di svolta epocale in grado di rivelare la natura del nostro tempo e di farsene segno». Fraser sfiora l’indicibile novecentesco quando afferma che Gaza «oggi si candida a sostituire “Auschwitz” come principale simbolo dell’atrocità umana», un’affermazione che argomenta passando in rassegna alcuni fatti avvenuti in diversi angoli del pianeta, Germania, Stati Uniti, Giappone e la stessa Palestina.

Il cambiamento è visibile negli episodi di censura che la stessa Fraser ha subito in Germania – e che si sono ripetuti a livello mondiale, Italia compresa – e che vengono etichettati con il termine coniato dalla filosofa ebreo-statunitense Susan Neiman: maccartismo filosemita: un «controllo poliziesco del pensiero» che utilizza dispositivi in voga nel maccartismo statunitense della Guerra fredda: «liste nere, giuramenti di fedeltà, fare i nomi di altri militanti di sinistra davanti a una commissione del Congresso». Il maccartismo filosemita si è messo all’opera bandendo e criminalizzando tutte le forme di attivismo, politico, sociale e soprattutto culturale, a sostegno dei diritti palestinesi. Donald Trump negli Usa se n’è fatto fiero portavoce attaccando ad esempio le università, i docenti e gli studenti dei campus che avevano dato vita a un forte movimento pro-palestinese.

Questo cambio di paradigma coinvolge ovviamente in primo luogo gli ebrei, le comunità ebraiche, Israele. Quello che Fraser mette in evidenza è ormai l’affermazione di un modello nuovo, l’“ebreo forte” che, a differenza di quello debole avviatosi passivamente verso le camere a gas, combatte e ha già dimostrato di riappropriarsi dell’antica patria fondando Israele. «È questo “ebreo forte” a essermisi parato davanti – scrive Fraser – in quel messaggio proveniente da Israele sulla miaesclusione dall’Università di Colonia: “Nemmeno i discendenti dei nazisti ti sopportano, puttana di una kapò”. Un giudizio che ribalta le categorie, gli ebrei dissidenti come “kapò” e le vittime palestinesi come “nazisti”». Israele ha messo in discussione la stessa identità della diaspora con gli «ebrei israeliani ormai tagliati fuori da una parte consistente della “comunità ebraica globale”, sempre più orientata verso posizioni antisioniste».

Come sintetizza nella prefazione Giorgio Fazio, Fraser «ricostruisce come Auschwitz sia invocata oggi di fatto per giustificare un nuovo genocidio, le manifestazioni pro-Palestina e contro la politica criminale di Netanyahu siano tacciate di antisemitismo e represse come illegali, gli ebrei che criticano le politiche di occupazione in Cisgiordania e la distruzione di Gaza siano considerati fiancheggiatori dei nazisti». Un cambio di paradigma, appunto.


(Marx Reloaded, newsletter del Fatto Quotidiano, 8 luglio 2026)

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