16 Marzo 2016

Lettera di Cristiana Fischer

di Cristiana Fischer

 

Care tutte,

non condivido l’articolo di Luisa Muraro sulla GPA (gestazione per altri) del 6 marzo su Metro, ecco perché.

Ma una an-arché della madre nei confronti dei figli, la vogliamo ammettere?

Il doverismo materno, condito di sentimenti e ideologie cristiane, patriarcali, proprietarie, sacrificali, borghesi, è davvero civiltà umana?

I figli appartengono all’insieme delle madri e dei padri, o restano sempre attaccati col cordone ombelicale all’ideale placenta? Ma non viene espulsa ben presto dopo il parto? (Per evitare equivoci dichiaro che ho amato moltissimo i miei piccoli figli, e li amo ragionevolmente ancora, forse anche “istintualmente”.)

Vorrei che, a discutere della maternità surrogata, si discutesse con le madri che “fanno” un figlio per altre/altri. Esse, davanti a loro stesse: perché lo fanno? Per soldi, per necessità, certo. Basta loro questa ragione? O non c’è anche, faccio l’ipotesi, un doppio guadagno, potenza di fare e potenza di donare? Ma chi sono quelle che proibiscono ad altre nel nome della “civiltà umana che parla di diritti, doveri, responsabilità e rispetto delle persone”? Ed erano extraumane quelle madri che hanno partorito e dato figli alla padrona Sara, alla madre e alla famiglia del marito, alla propria sorella, al clan, alla famiglia?

Ma oggi è un’altra epoca. E quindi è corretto contrapporre al libero mercato globale – trascurando le altre forme collettive di gestione dei figli che pure ci sono state – un rapporto proprietario duale, o a tre nei casi migliori? Solo questo dualismo (eventualmente partecipativo) si fregerà del marchio di “indisponibilità”?

L’altro giorno ho sentito la crudelissima Aspesi in tv dire che si vive bene anche senza figli (per me invece non era così), lei non li ha voluti ed è contenta, “oggi avrei un figlio di sessant’anni e la cosa mi farebbe orrore”: battuta strappa applausi! (anche se mi sono chiesta se magari una figlia sessantenne le sarebbe piaciuta).

Chiudo: naturalmente so che c’è mercato e sfruttamento di molte donne, ma la discussione con le misure da prendere dovrebbe coinvolgere quelle donne e non solo le deputate rappresentanti della nostra (idea di) civiltà.

Ascoltare fino in fondo perché lo fanno e, credo, scoprire qualcosa di valido per tutte.

Un saluto a tutte.

Cristiana Fischer


(www.libreriadelledonne.it, 16 marzo 2016)

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