20 Giugno 2026

Ciao Luisa

di Rita, Martina, Raffaella, Laura, Laura, Vita


Saluti di amiche durante la cerimonia funebre, lunedì 15 giugno 2026 ore 15 alla Libreria delle donne


Chissà se Luisa preferirebbe il silenzio in questo momento. Ma noi dell’Ordine della Sororità il grazie glielo vogliamo proprio dire, con poche parole solo per esprimere la nostra riconoscenza.

Grazie per il suo legame di amicizia con Ivana Ceresa che ha dato una spinta alla nascita dell’Ordine della Sororità.

Grazie per esserci stata vicina dopo la morte di Ivana con la sua sapienza e il suo affetto che ci hanno sostenute e incoraggiate. Possiamo dire con l’intelligenza dell’amore.

Grazie per i suoi scritti, per il permesso che ci ha dato di inserire parte del suo testo Come quando si accende la luce, negli Atti del Convegno su Romana Guarnieri dell’ottobre 2022, dove suggerisce la schivata per andare altrove, per muoverci su un altro piano imparando a vedere dentro, ad andare in profondità per creare armonia tra ciò che sentiamo, viviamo e le parole che diciamo.

Grazie dell’immagine che ci ha lasciata della scrittura come cammino sull’orlo di un pozzo, nella cui profondità possiamo immergere sguardo e cuore in una specie di buco, che lei chiama niente, mancanza, abisso che infinitamente chiama e fa nascere essere e amore senza fine.

Grazie per il suo amore per le mistiche che ci ha fatto conoscere, aprendo tra visibile e invisibile un orizzonte inesauribile nella gioia e nell’amore per la libertà femminile.

Rita, Martina, Raffaella


Personalità geniale e imprevedibile. Comincio da qui, cara Luisa.

Non sopportavi il telefono. Ma ci scrivevamo email lunghissime, perché scrivere per te era il modo di esserci davvero. «Io sono una che scrive sempre», dicevi. Hai cercato per tutta la vita le condizioni per poter pensare e scrivere e le hai trovate nella pratica politica delle donne, la forma che finalmente te lo permetteva. Scrivere era il tuo modo di rendere dicibile il vero.

Bastava chiederti «come stai?» e scattava l’invettiva: non reggevi niente di convenzionale, niente di finto. Le presentazioni di libri, i complimenti di circostanza, le verità mai dette e il veleno versato dietro le spalle, tutto questo ti era insopportabile.

Ed eri una mente fuori misura. Qui, di solito, comincia la lista dei complimenti. Ma tu i complimenti li detestavi, e allora ti dico solo questo, senza salamelecchi: geniale lo eri davvero.

Avevi l’autorità della maestra, eppure ascoltavi più di chiunque altro. Soprattutto le creature piccole, quelle che le convenzioni avevano sfiorato appena. «La scuola le rovina», dicevi.

Eri un’antenna. Coglievi verità soggettive ancora abbozzate, le tiravi fuori, facevi precisione dentro l’anima, anche nella mia, e le restituivi come esperienza in cui tutte potevano riconoscersi.

Hai visto arrivare prima di molti cose ancora invisibili: la fine del patriarcato, l’intelligenza artificiale generativa. Le percepivi nel corpo sociale, nelle trasformazioni della civiltà, e le mettevi a fuoco nello scambio serrato e ininterrotto con Lia Cigarini, tua compagna di vita e di politica.

Ora l’hai raggiunta. E voi due restate custodite dentro di noi: ci fate forza, e tanta bellezza.

Laura Colombo


Luisa Muraro mi ha sempre incoraggiata da quando ho avuto la fortuna di incontrarla a Parma, grazie alle amiche della Biblioteca delle donne. Mi ha dato non solo coraggio ma ispirazione e parole giuste, sostenendomi in tutte le imprese della Libreria cui attivamente partecipavo e partecipo, Via Dogana, il Circolo della rosa, il sito ecc. E anche devo dire nelle mie imprese di lavoro, quando organizzavo con le mie allieve e allievi gli scambi culturali con le scuole russe di Pietroburgo; avventure in cui mi sono gettata durante gli anni di insegnamento nei licei di Milano. Anni entusiasmanti, dalla fine del secolo scorso e ai primi del 2000, il periodo della perestrojka, una finestra di grandi speranze per l’Europa orientale. Di questo ho raccontato in alcuni numeri di Via Dogana cartacea. Con le sue pubblicazioni e ricerche, in particolare La Signora del gioco e Guglielma e Maifreda, e su Margherita Porete, Lo specchio delle anime semplici, ha nutrito e indirizzato il mio amore per la storia, confluito in seguito nella Comunità di storia vivente, pratica nata in Libreria da un’idea di Marirì Martinengo. Luisa pur con alcune critiche ha apprezzato e approvato, definendola una novità storiografica nei suoi scritti (8 marzo 2013, Ci sono novità nella ricerca storica http://www.libreriadelledonne.it/ci-sono-novità-nella-ricerca-storica) Come mostra lo scambio epistolare con Marirì su alcune sue obiezioni. Mi ha insegnato a usare la sua autorità, espressione che io in un primo momento non compresi, ma che una volta capita ha illuminato la mia strada. E per questo resta per me un esempio memorabile. Una fonte sorgiva di sapere per tutti e di tutti i tempi.

Laura Minguzzi


Luisa era sempre presente in Libreria, lavorava moltissimo e quando le si chiedeva qualcosa, un consiglio o la revisione di un testo, lei c’era. Il suo, però, non era un dover essere, perché nel suo operare era intrecciata la relazione e in questa tessitura Luisa trovava il suo piacere per cui il lavoro non le pesava. A volte trovava anche il dispiacere, quando le cose andavano male.

Luisa era intensamente relazionale. Sentiva l’altra (l’altro) in profondità e si relazionava con un’attenzione che definiva “interessata”. Ricordo la sera in cui al Circolo della Rosa è arrivata, assieme a Serena Sartori, Odile Sankara a chiederci di collaborare con la sua associazione Talents de femmes per un concorso di scrittura per le studentesse delle scuole superiori del Burkina Faso. Quando Odile è andata via, Luisa ha esclamato: “È una regina!”. Ecco c’era già tutto: la relazione profonda era partita e per anni abbiamo seguito questo progetto e Luisa stessa è andata a Ouagadougou a consegnare i premi alle studentesse vincitrici.

L’attenzione di Luisa era “interessata” alla libertà dell’altra, anche della studentessa burkinabè, e si adoperava perché prendesse la parola, perché con la scrittura desse senso alla propria esperienza. 

Luisa nel suo operare faceva brillare qualcosa di quella civiltà differente che desiderava. Ricordo che quando morì mia madre tragicamente, appena tornata da Roma andai in Libreria per la riunione della comunità Ipazia e Luisa, a metà riunione, mi chiese di parlare di mia madre, di ricordarla con loro perché – disse – facevamo politica delle donne, stavamo costruendo società femminile e non si poteva ignorare una cosa così importante come la morte di una madre.

Luisa con me è stata generosissima. Quando nel 2009 mi sono ammalata, per 10 anni, fino al tempo del Covid, è venuta a trovarmi ogni settimana, al mercoledì, prendendo un tram per andare in Duomo, la metro per Marelli e un autobus di Sesto che la portava a casa mia. Vedevamo un film e poi prendevamo un aperitivo. Era un “cinema casalingo” di grande pregio: le videocassette ci venivano fornite da Nilde, del gruppo cinema della Libreria e da Luca Bigazzi, noto nel mondo del cinema a cui arrivavano in anteprima tutte le novità.

Al convegno dell’anno scorso, Come quando si accende la luce, l’ho definita oltre che maestra, un’amica geniale e così io la sento. Sono stata molto fortunata a incontrarla perché ha illuminato la mia vita e l’ha resa più bella e interessante da vivere. Gliene sono immensamente grata.

Ciao Luisa.

Vita Cosentino


(www.libreriadelledonne.it, 20 giugno 2026)

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