21 Dicembre 2018

L’invasione del Genere

di Clara Jourdan

 

Sono preoccupata. Sempre di più compare, e anche in bocca a vecchie femministe che da decenni lottano per il senso libero della differenza sessuale, la parola “genere” dovunque si parli di questioni che riguardano i rapporti tra i sessi, ormai all’ordine del giorno in tutti i contesti: “pregiudizio di genere”, per esempio, e perfino “violenza di genere”. Eppure, nei “pregiudizi di genere” si tratta di pregiudizi di uomini e purtroppo anche di donne contro le donne. E nella “violenza di genere” si tratta di violenza maschile contro le donne. Dunque in questi casi (e non solo) “di genere” sta al posto di “contro le donne”, o di “maschile contro le donne”. Ma perché non parlare chiaro? Mi è stato detto che sono espressioni tradotte letteralmente da documenti internazionali, si sa come fa la burocrazia, prendiamole come formule per intenderci… Eh no! In realtà il “genere” usato così serve a nascondere le cose, sono vere e proprie politiche, anche linguistiche, volte a neutralizzare le questioni, a farne problemi di tipo solo culturale, insinuando che le differenze siano di per sé discriminatorie e vadano eliminate il più possibile. E più precisamente, “di genere” significa che è la differenza di essere donna a dover restare nascosta, a non doversi far notare, per il buon funzionamento del sistema liberista. Altro che libertà femminile! Perciò non possiamo prendere alla leggera queste espressioni e seguire la corrente: sono controproducenti per tutte e tutti, non solo per le femministe e per gli uomini di buona volontà. In tema di violenza e di pregiudizi, poi, queste formule ambigue inducono a sottovalutare i problemi, dato che anche le femministe hanno pregiudizi contro gli uomini e ci sono pure donne che picchiano gli uomini: così si svia l’attenzione dal grave problema messo in luce dicendo “contro le donne”.

Non è una parola proibita, “genere”, ci sono contesti in cui si può usare e va usata quando è necessario, innanzitutto nella grammatica. Il nuovo significato per cui è stato introdotto nella lingua inglese il “gender”, in italiano andrebbe tradotto con “genere sessuale” (*), che si potrebbe intendere come il nome della rappresentazione che l’identità sessuale riceve in una cultura e attribuisce rispettivamente a maschi e femmine. Ma essere creature sessuate non inchioda alle rappresentazioni e ai ruoli sociali, con il femminismo abbiamo scoperto che ci può essere una ricerca libera del senso della differenza sessuale. Per non tornare indietro bisogna evitare l’automatismo e il non pensare. Come ha detto un arcivescovo, siamo autorizzati a pensare.

 

*Nota: Lo ha segnalato Olivia Guaraldo (vedi Luisa Muraro, Un tentativo di fare chiarezza nelle confuse polemiche intorno alla cosiddetta teoria del cosiddetto genere, 26 settembre 2015, http://www.libreriadelledonne.it/un-tentativo-di-fare-chiarezza-nelle-confuse-polemiche-intorno-alla-cosiddetta-teoria-del-cosiddetto-genere/)

 

(www.libreriadelledonne.it, 21 dicembre 2018)

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