21 Maggio 2021
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Ci spiegano la guerra

di Maria Giovanna Piano


Non è un caso che a proposito del conflitto Israeliano/Palestinese il mansplaining abbia superato se stesso. Come ti spiegano la guerra certi uomini non te la spiega nessuno.

Anche nelle bacheche più ingessate si è potuto assistere alla irrefrenabile vocazione docente di chi tratta le donne da ignoranti e le manda a studiare con tanto di nutrita bibliografia per viatico.

Come dargli torto se, da che mondo è mondo, delle guerre le donne conoscono sulla propria pelle più gli effetti che le cause?

Allora andiamo a scuola da chi ne sa.

Dai mediocri, per esempio, abbiamo imparato che i palestinesi odiano gli israeliani più di quanto amino i propri figli, che sarebbe come dire che gli ebrei odiavano Erode più di quanto amassero gli innocenti.

I più raffinati, invece, ci hanno spiegato sommessamente, ma con tutta la determinazione di una parola accreditata, come “non sia una verità assoluta che il più debole abbia anche ragione” (anche è meraviglioso).

Ma infatti, la ragione del più forte è sempre la migliore, ribatterebbero Fedro e La Fontaine mettendo in bibliografia quella favoletta in cui si accusa chi sta a valle di inquinare l’acqua di chi sta a monte.

Sempre dai dotti, veniamo a sapere che “quando tu dichiari guerra, e perdi per giunta, capita che il vincitore occupi parte della tua terra. Noi perdemmo Istria e Dalmazia e salvammo Trieste a stento”.

Ok Non oso pensare al destino di tanta nonchalance e di cotanta logica se, per sorte e per esempio, ci avessero lasciato unicamente la Puglia. E se, per avventura, la nazione avversa si fosse costituita come tale nel nostro stesso territorio.

Ma andiamo avanti, e ci verrà spiegato come il diritto alla difesa può dilatarsi ad libitum, infatti copre molte cose, quasi tutto: espropri, blocchi, occupazioni, attacchi preventivi, bombardamenti reattivi spropositati, permanenti controlli acqua/terra/cielo, filospinato, muri, colonizzazioni e quant’altro. Insomma per lo Stato di Israele l’eccesso di difesa non esiste.

Queste e molte altre cose abbiamo appreso. Di mio ho capito che se lo Stato di Israele impiegasse in forza diplomatica e in inversione di tendenza un terzo della forza che impiega nelle sue scorribande militari, se cessasse di volere più di quanto ha già abbondantemente avuto, potrebbe garantire ai palestinesi e contestualmente a se stesso quella sicurezza e quella pace che più di ogni altra celebrazione renderebbe onore alla tragica storia del suo popolo. Israele ha diritto di esistere?

Il dato è così incontrovertibile che l’interrogativo è diventato ormai obsoleto. La domanda che lo Stato di Israele deve porre a se stesso è piuttosto: cosa esisto a fare?

Mentre medita sulla risposta

potrebbe far fiorire un deserto con relazioni, …se soltanto lo volesse.


(Facebook, 21 maggio 2021)


Ndr: Il titolo richiama il libro di Rebecca Solnit Gli uomini mi spiegano le cose. Riflessioni sulla sopraffazione maschile (Ponte alle Grazie, 2017).

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