di Redazione
A seguito della pubblicazione, il 29 aprile 2026, sul Corriere della sera di un’intervista a firma Allegra Ferrante, alla escort “Taylor B” – che propone la prostituzione come un felice momento di imprenditoria femminile, attività frutto di una sessualità libera e altamente desiderabile per gli ingenti guadagni-, la rete Dichiariamo, immediatamente, ha invitato tutte a mandare mail di protesta al Corriere. Molte hanno aderito all’invito. Proteste ci sono state anche all’interno della redazione del Corriere dove si è aperto un dibattito sul tema; critiche sono arrivate anche da altre fonti. L’articolo pubblicato da Professione reporter rende conto, anche se in modo parziale, delle critiche mosse al Direttore.
Titolo: “Dieci appuntamenti al giorno. ‘Mi vendo, ma resto libera’”. Sottotitolo: “Taylor B e le giornate da escort per professionisti: niente calciatori, non conviene”. Un’intervista che occupa l’intera pagina 7 della Cronaca di Milano del Corriere della Sera di mercoledì 29 aprile. Taylor B racconta senza timidezze la sua vita di donna che offre il suo corpo a pagamento. Su Instagram è a disposizione anche un video. Taylor B era già stata ospite della “Zanzara” di Giuseppe Cruciani.
“Sembra pubblicità”
Giornalisti del Corriere e lettori hanno criticato la pubblicazione. Il Comitato di redazione ha scritto al Direttore: «Il pezzo tratta un’attività di prostituzione con il tono e l’estetica di un profilo di successo imprenditoriale: foto glamour, enfasi sui guadagni, riferimenti all’empowerment femminile. Sembra pubblicità all’attività in questione». Il Cdr spiega a Luciano Fontana le perplessità di molti colleghi e afferma che il taglio dell’articolo non è in linea con la serietà e l’autorevolezza del Corriere della Sera. Il Direttore non ha risposto.
Nel dibattito che si è aperto in redazione qualcuno afferma che il problema non è il tema trattato, ma il modo: la prostituzione raccontata come successo, quasi imprenditorialità. Viene anche sottolineato che Il Corriere ha lanciato 27esima Ora e Il Tempo delle Donne e contenuti come l’intervista a Taylor B svuotano di senso quei progetti. Si aggiunge che sempre più Paesi riconoscono la prostituzione come una forma di violenza.
“Aberrante, sconcertante”
«Scusate – dice un’altra voce – ma questa narrazione della donna che sceglie di essere oggetto dei maschi mi sembra aberrante e sconcertante. Visto che c’è la possibilità di vendersi ai maschi facendo un sacco di soldi perché studiare, impegnarsi, cercare di raggiungere posizioni tipicamente maschili?». Altro intervento (quasi tutte redattrici): «Forse ci si dovrebbe chiedere perché puntare solo su questo articolo/reportage nel “meraviglioso mondo di Taylor B” (dal successo inevitabile) senza aprire una finestra più ampia sul tema. Vogliamo parlare di prostituzione? Bene, facciamolo. Ma con la serietà e lo sforzo di abbracciare la complessità che da sempre caratterizzano il Corriere».
Tutte le sfaccettature
Ancora: «Di prostituzione si può e si dovrebbe parlare. Assolutamente. Raccontandone tutte le sfaccettature. Quelle più tristi e “noiose”, tipo le nigeriane cui sequestrano i documenti per renderle schiave sulle provinciali di campagna. Come quelle più glamour di chi sceglie di vendersi per far soldi in fretta… Però bisognerebbe fare davvero cronaca, spiegare a fondo un mondo che ancora attrae parecchi uomini, insospettabili. Non cercare soltanto bella scrittura o molti clic». Ancora: «Il video e l’articolo fanno pensare, non sono fiction e non hanno un lieto fine. Né lasciano immaginare che un lieto fine possa in qualche modo arrivare. Taylor B compra oggetti di lusso ma li usa solo per i clienti, mentre lavora. Frequenta ristoranti a Cinque stelle ma ci mangia da sola. La sua vita si esaurisce tra le quattro mura di una gabbia dorata… Non credo che il rischio sia che una simile esistenza possa generare emulazione tra le ragazzine».
Imperio dei clic
Altro intervento: «Forse potrebbe essere utile anche una riflessione in più: mi riferisco all’imperio dei clic, alla tentazione di eccedere nel rincorrere a tutti i costi le visualizzazioni, talora a discapito della storia e dell’identità del Corriere. Siamo tutti interessati al successo del nostro giornale in termini qualitativi e di estensione sempre crescente di lettori, per consolidare un primato che ci inorgoglisce. Mi piacerebbe che tali obiettivi fossero raggiunti soprattutto puntando sulla qualità delle notizie, sulla loro esclusività, sulle mai desuete cinque W, sulle nostre teste e la passione civile». Infine: «Se l’autrice dell’articolo mirava esattamente a scatenare questo dibattito, includendo nell’articolo stesso l’antidoto?».
Facili guadagni
«Sorprende e amareggia che una testata autorevole come il Corriere della Sera decida di raccontare sulla propria homepage le avventure da escort di A.V., in arte Taylor B, magnificandone vita e prestazioni: “Una escort, certo, ma con la freddezza di un broker”, “Il bacio costa 100 euro in più. Tanti mi chiedono: mi ami? Io rispondo: in questo istante”». Così Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, che aggiunge: «Il tono dell’articolo è assolutamente agiografico, parlando di facilissimi guadagni (“Incasso mensile? Ventimila, nei periodi ordinari”), di “pranzi di rappresentanza e week end tra Cortina e Saint-Tropez”, della gentilezza dei clienti, “giovanissimi” e “papi”».
Aumento in Francia
Dice ancora Terragni: «Leggendo della meravigliosa vita di Taylor B. tante bambine e ragazze – già spinte da un marketing martellante a una sessualizzazione precoce nonché oggetto di un’insaziabile domanda di pedopornografia – potrebbero farsi l’idea di seguirne l’esempio, attratte dai facili guadagni e da quel modello di apparente e assoluta autodeterminazione: è di qualche giorno fa la notizia che in Francia la prostituzione minorile – quasi interamente femminile – è aumentata del 43% negli ultimi 4 anni».
«A quelle ragazze che hanno letto il pezzo del Corriere – sostiene Terragni – si dovrebbe fare leggere a ruota Stupro a pagamento di Rachel Moran, saggio autobiografico di una sopravvissuta che smonta ogni tentativo di glamourizzazione della prostituzione. E Il mito Pretty Woman di Julie Bindel, viaggio inchiesta nell’industria del sesso».
(Professione Reporter, 1° maggio 2026)

