di Chiara Nielsen
Il disegno di legge per il contrasto all’antisemitismo riprende il suo iter parlamentare e arriva in Commissione Affari costituzionali alla Camera. Il provvedimento è stato approvato in prima lettura dal Senato a marzo con il voto compatto dei partiti della coalizione di centrodestra, ma il centrosinistra si è diviso. Al centro delle divisioni c’è l’adozione della definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance, IHRA, che una parte delle opposizioni considera ambigua e pericolosa. Più di duecento organizzazioni hanno lanciato una mobilitazione contro il disegno di legge in varie piazze italiane e tremila accademici hanno firmato una lettera appello in cui esprimono preoccupazione per la possibilità che in Italia sia introdotta la definizione dell’IHRA. Ne parliamo con Donatella Della Porta che insegna scienza politica alla Scuola Normale Superiore a Firenze, dove dirige il Center on Social Movement Studies ed è autrice tra gli altri di Guerra all’antisemitismo pubblicato da Altreconomia.
Con poche eccezioni all’interno del PD direi che la divisione in Italia rispetto al disegno di legge sull’antisemitismo riflette una divisione tra centrodestra e centrosinistra.
Il sostegno dato all’introduzione di una definizione fuorviante di antisemitismo da parte dei partiti di centrodestra è in un certo modo paradossale perché sono quei partiti che ancora mantengono al proprio interno sia elementi di forte antisemitismo sia in generale elementi di razzismo.
In Italia, con l’eccezione di una frangia minoritaria all’interno del PD, gli altri partiti del centrosinistra e movimenti della società civile si sono invece schierati contro l’adozione di una definizione di antisemitismo che io definirei antisemita; nelle sue caratteristiche principali non solo è inutile ma anche dannosa rispetto all’obiettivo di combattere tutte le forme di razzismo.
Cosa dice questa definizione dell’International Holocaust Remembrance Alliance e qual è il nodo che viene contestato da tante organizzazioni, da politici e dagli accademici che come te hanno firmato la lettera appello contro la legge in discussione alla Camera?
Principalmente questa definizione tende a confondere l’antisemitismo con la critica a Israele; il disegno di legge vuole includere all’interno della definizione stessa di antisemitismo l’uso di termini come genocidio, olocausto, apartheid o ghetto, oltre alla considerazione come antisemita della critica a Israele considerato come una collettività ebraica. Questo è problematico perché la definizione stessa tende a sovrapporre Israele e comunità ebraica quando Israele ne rappresenta soltanto una parte; certamente il suo governo ne rappresenta una parte minoritaria. Questo tipo di definizione è stata utilizzata spesso contro la diaspora ebraica in buona parte e sempre di più è critica di Israele. La definizione proposta svuota il termine di antisemitismo di un significato condiviso quando lo considera diverso dalle altre forme di razzismo: ogni forma di razzismo ha le sue caratteristiche specifiche in termini di pregiudizio, ma in generale l’antisemitismo è una forma di razzismo. Quando si propongono disegni di legge che non chiariscono cos’è il razzismo, ma si focalizzano soltanto su una componente con una definizione ambigua, si propone nei fatti un’affermazione non neutrale del significato di quella che vuole essere una definizione condivisa di antisemitismo, ciò rende opaca la misurazione stessa dell’antisemitismo, perché la inquina attraverso la considerazione come antisemita anche delle critiche a Israele.
Secondo il rapporto sull’antisemitismo del centro di documentazione ebraica contemporanea, nel 2025 in Italia gli episodi di antisemitismo sono aumentati del 100% rispetto al 2023 e del 400% rispetto al 2022, questa legge è accusata di essere inutile e controproducente, ci fa qualche esempio delle conseguenze che potrebbe avere una legge basata sulla definizione che ci hai raccontato?
Per esempio in Germania questa definizione, implementata attraverso la creazione di un commissario contro l’antisemitismo ha portato a cancellazioni di iniziative anche da parte di intellettuali ebrei, ha portato alla cancellazione dell’attribuzione a Maša Gessen del premio Hannah Arendt, perché Maša Gessen – una giornalista ebrea – aveva utilizzato il termine ‘ghetto’ per riferirsi a Gaza. Ha anche portato al licenziamento da parte dell’Università di Colonia di un’altra intellettuale ebrea, Nancy Fraser, perché aveva criticato Israele e sottoscritto un boicottaggio accademico contro le istituzioni ebraiche. È anche stata utilizzata per definire estremista un’organizzazione come Jüdische Stimme, voce ebraica per una giusta pace in Medio Oriente; tutto questo ha portato a svuotare di significato il termine di antisemitismo che è stato utilizzato invece come strumento per attaccare minoranze etniche, minoranze religiose, la sinistra in generale e soprattutto i migranti.
Porta anche a rendere poco credibili quei dati che avete citato: in un momento in cui molti parlano di genocidio da parte di Israele in Palestina, considerare le critiche a Israele come forme di antisemitismo, come fa il Centro di documentazione ebraica, porta a produrre statistiche a cui nessuno crede più. Perché non misurano l’ostilità contro gli ebrei, ma misurano l’ostilità contro Israele in un momento in cui Israele è criticato da molte parti, quantomeno per reati contro il diritto internazionale e il diritto umano.
Siamo all’indomani del grande successo dell’AfD in Germania, un partito di estrema destra ultranazionalista che si è impadronito del linguaggio del fascismo e del nazismo e che ha posizioni ambigue su Israele e sull’Olocausto. La legge tedesca non ha impedito a questo pericoloso ridimensionamento dei crimini del nazismo di affermarsi; come ci attrezziamo per contrastare queste involuzioni, serve una legge diversa, una definizione diversa di antisemitismo?
Serve secondo me una definizione di razzismo che faccia combattere nello stesso modo fenomeni di razzismo e discriminazione contro gruppi diversi. Serve una legge che non guardi prevalentemente alla repressione, ma che sia capace di distinguere diversi gradi e forme in cui il razzismo si presenta, per distinguere anche quando si può intervenire attraverso strumenti di sensibilizzazione, educazione e così via. Quello che sottolinea il caso tedesco è proprio che questa perversa sovrapposizione di partiti radicali di estrema destra come Alternative für Deutschland nel sostegno a Israele porta a un cortocircuito in cui la battaglia contro il razzismo va definita in maniera chiara. Non come difesa di un paese o di un altro, ma come difesa di cittadini in una visione universalistica di uguali diritti: l’Italia è il paese in cui un rappresentante di un ministro – Lollobrigida – definisce Gad Lerner, un giornalista ebreo, come “porco ebreo” e dal governo non si interviene, ma anzi si confermano la stima e fiducia a personaggi come questo. L’Italia è il paese in cui Vannacci può attaccare gli ebrei, mentre al contempo propone una difesa a oltranza di Israele come uno stato che viene considerato come alleato dell’estrema destra. Proprio perché propone una delle visioni più razziste della concezione dello stato stesso, come uno stato che difende e rappresenta soltanto una componente religiosa o etnica.
(Il Mondo, podcast di Internazionale, 9 settembre 2026)

