13 Giugno 2026
FeministPost

Luisa. Per sempre

di Marina Terragni


Ci ha lasciate Luisa Muraro. Grande rivoluzionaria e madre di tutte noi


Luisa Muraro è stata una grande rivoluzionaria.

La tua vita di donna -ma anche quella di tanti uomini-, dopo l’incontro con lei e la sua lingua non poteva più essere quella di prima.Un passaggio in altro e un’apertura d’infinito che portano non oltre e al di là, ma proprio qui, dove e come siamo, dove e come non sapevamo di essere e di stare”.

Una rivoluzione simile a quella che si produce per ogni creatura quando- dopo la grande fatica della lallazione- grazie a sua madre e a quella che Luisa ammirava come “competenza materna”, la creatura incontra la parola e dunque se stessa e il mondo, per poi smarrirvisi. A meno di non avere la grande fortuna di incontrare qualcuna che ti reinsegni a parlare e a stare al mondo, riaccompagnandoti in prossimità della madre, la prima maestra, e del suo ordine simbolico.   

Finissima studiosa del linguaggio, Muraro ha sempre preferito esprimersi nelle parole povere e precise dell’esperienza quotidiana, talora violente nella loro nudità ed essenzialità, restituendo valore alla lingua dei semplici così prossima ai corpi e alla realtà materiale. La lingua dei contadini della sua Montecchio. O per fare un esempio commovente, quella di Sibilla e Pierina, mandate al rogo come streghe dal tribunale dell’Inquisizione di Milano, episodio inaugurale della caccia alle streghe che Luisa ha raccontato nel suo splendido “La Signora del Gioco”.

Un dire di più con meno, preciso e libero dalle sovrastrutture, così simile all’esperienza femminile di fare del proprio meglio con quel poco che si ha, e senza mai cedere alla tentazione di piangersi addosso per la miseria materiale e simbolica in cui gli uomini ci hanno costrette, perché l’altra lezione di Muraro è stata questa: sfuggire alla tentazione di accomodarsi nella parte delle vittime e nella recriminazione paritaria, dandosi autorità “nello scoprire in me, nelle altre, nella realtà storica, la grandezza femminile e affermarla qui e ora, subito, con i mezzi che abbiamo, Alzando il cielo e allargando l’orizzonte”. Interpellare Dio senza mediazioni, facendo in sé il vuoto di quella mancanza che permette al desiderio di correre, lezione di Margherita Porete e delle altre mistiche e beghine a cui Luisa si è accostata con tanta passione e tanto studio. Un Dio che ha bisogno di te per essere, come ci ha insegnato un’altra grande mistica vissuta nel Novecento, Etty Hillesum.

Basta farlo una volta e non lo dimentichi più, il vittimismo non ti tenta più.

Luisa Muraro mancherà enormemente alle sue consorelle perché nel “campo di battaglia”, come lei stessa ha definito il femminismo, oggi la voce del pensiero della differenza sessuale sembra essersi è fatta più flebile. L’indifferentismo sessuale, l’intersezionalità, la subordinazione permanente della ricerca di libertà ad altre cause ritenute superiori sembrano averne relativizzato la forza trasformatrice.

Ma nel campo di battaglia bisogna accettare di stare, e lottare. Pratica della differenza sessuale è essere rinate una volta per tutte alla propria lingua autentica e non rinunciare a parlarla in ogni occasione e ovunque ci si trovi. 

Da qualche anno Luisa non parlava più e nelle poche occasioni pubbliche si limitava ad ascoltare tenendo gli occhi chiusi. Aveva annunciato che sarebbe andata in vacanza e ha mantenuto la sua promessa.

Solo qualche settimana fa ci aveva lasciate Lia Cigarini, da sempre sua compagna di vita. Nella mia immaginazione sarebbe stata Lia, ragazza per sempre e con le sue malcelate fragilità, a non sopravvivere alla scomparsa del suo “Luisino”. Non avrei mai pensato che sarebbe invece toccato a Luisa, con quel suo carattere aspro e insopportabile, cedere al dolore della perdita. Mi sono sbagliata.

Voglio ricordarla in certe cene pazzoidi e spensierate nell’antro-cucina della comune amica Nadia, perduta troppo presto. Mi ha segnato per sempre una sua terribile rampogna per essermi vantata di qualcosa di buono che avevo fatto: “Non sei stata tu! E’ stato lo Spirito Santo!”.

Amava molto lo Chanel n°5.

Oggi, 14 giugno, sarebbe stato il suo 86esimo compleanno.   


(Feminist Post, 13 giugno 2026)

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