14 Aprile 2026
Ytali

Una città che non lascia nessuno indietro

di Alessandra De Perini, Stefania Giraldo, Franca Marcomin, Maria Teresa Menotto e Désirée Urizio


È nella cura, nelle relazioni e nella partecipazione la via per costruire una comunità inclusiva, capace di trasformare Venezia in uno spazio condiviso e solidale


In vista delle prossime elezioni amministrative, ci siamo chieste quale contributo può dare una piccola comunità come la nostra (labfem5.0) che da più di un anno ha messo al centro della propria ricerca e discussione la città, facendo attenzione ai suoi problemi, alle criticità e ai punti di forza. Abbiamo pensato alla città avendo presente il dibattito politico in corso e alla luce dell’elaborazione di urbaniste e architette contemporanee come Annalisa Marinelli, Elena Granata e molte altre che, prima di progettare case, ambienti, luoghi pubblici, si sono interrogate sulle difficoltà che complicano la vita quotidiana in città e hanno cercato soluzioni pratiche per rendere gli spazi urbani vivibili, facilmente accessibili, più sicuri e dinamici. 

Abbiamo posto al centro, come cardine della vita in città, la relazione, forza viva della società, in cui coesistono dipendenza per la soddisfazione dei bisogni elementari e indipendenza di pensieri, progetti e aspirazioni.

Relazioni, cura, comunità sono state le parole-chiave che abbiamo cercato di tenere insieme nelle nostre discussioni. Assunte come criteri-guida dell’azione, queste parole aiuterebbero a governare la città secondo una prospettiva diversa da quella che tiene separate le numerose parti della città e non promuove legami di fiducia tra abitanti e istituzioni. 

Il percorso che delineiamo richiede la disponibilità a spostarsi dalla competizione alla cooperazione, dall’individualismo alla relazione, dal soggetto neutro universale al riconoscimento della pluralità e delle diverse soggettività che abitano in città.

Proponiamo di abbandonare il modello di città basato sul gioco degli interessi individuali e le logiche del profitto e adottare, piuttosto, quello che concepisce la città come organismo vivente complesso e interconnesso, intreccio di legami che sostengono la vita delle e degli abitanti.

Occorre uscire dagli schemi e assumere la responsabilità di parole e gesti che restituiscano umanità e senso di possibilità. Occorre confrontarsi con la complessità e la forte conflittualità del mondo attuale, avendo fiducia nell’efficacia di una pratica quotidiana fatta di gesti, scelte, decisioni che vengono ancora prima della politica nei partiti, pratica che spesso è invisibile o data per scontata.

In un mondo in piena crisi ecologica, economica e di valori, la cura, intesa come ascolto e attenzione all’altro e all’altra, è secondo noi il principio più adeguato al governo della città, è una forma di intelligenza relazionale che tiene conto della nostra vulnerabilità, dà valore al lavoro invisibile su cui si regge la vita comune, riconosce il tempo necessario ai processi di cambiamento, non sacrifica le persone all’efficienza e consente di trovare di volta in volta soluzioni originali ai problemi.

Agire nell’orizzonte della cura restituisce alle persone la fiducia di essere tenute in considerazione e il piacere di legami sociali che danno senso all’esistenza. 

Nel corso delle nostre discussioni ci siamo poste la domanda su che cosa fa comunità. Nella nostra città ci sono tante comunità legate a interessi o a diverse appartenenze culturali, linguistiche, sociali. Il problema è il passaggio dall’appartenere a una comunità specifica al sentirsi parte della comunità abitante e agire di conseguenza, con responsabilità e rispetto, avendo presente il bene della città in cui si abita. Occorre che ogni abitante possa sentirsi parte viva e attiva della città e della sua storia in continua evoluzione. Questo passaggio non è automatico, va pensato, favorito. Sono necessarie delle mediazioni perché ci sia partecipazione, accoglienza, inclusione. 

Pensiamo che sia compito di un’amministrazione promuovere il senso di comunità, creando occasioni di partecipazione, istituendo spazi di incontro, di socialità, momenti di festa, di gioco, di discussione pubblica, manifestazioni culturali, artistiche, sportive.

Auspichiamo che la nuova amministrazione agisca in questa direzione e riconosca senso politico ai luoghi della partecipazione, traendo da qui indicazioni e orientamento per il governo della città.


(YTALI, 14 aprile 2026)

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