21 Febbraio 2026
Corriere della Sera

«Io senza diploma per due rette scolastiche insolute»

Lettera di Sara Salah Ghaly Kodsy


Sono una ragazza egiziana che vive in Italia da molti anni. Ho concluso un percorso di studi di 3 anni che mi ha permesso di ottenere un diploma presso un istituto privato di Milano. Purtroppo per motivi legati alla perdita del lavoro non ho potuto saldare le ultime due rette. Ora questa scuola si rifiuta di consegnarmi il diploma creandomi difficoltà nell’ottenimento del permesso di soggiorno a sua volta legato al rilascio di questo diploma. L’articolo 34 della Costituzione è chiaro: «La scuola è aperta a tutti». Per me significa che l’accesso all’istruzione e il pieno godimento dei suoi effetti, compreso il rilascio del titolo di studio, non possono essere subordinati a condizioni economiche. Il diploma non è un favore che l’istituto concede: è un atto pubblico, con valore legale, che certifica un percorso formativo completato: non può essere trattenuto come garanzia di un credito. Il mancato pagamento delle rette, se esiste, è un debito per il quale l’istituto ha tutti gli strumenti per tutelarsi nelle sedi opportune. Un istituto scolastico, che dovrebbe educare alla legalità, non può permettersi di ignorarlo. Il punto, però, va oltre il tecnicismo giuridico. Una scuola che trattiene un diploma manda un messaggio devastante: che il valore formativo può essere subordinato alla solvibilità economica. Che il merito può essere sospeso in attesa di un bonifico. Che l’istruzione, anziché un diritto, è un servizio premium. Restituirmi il mio meritato diploma non è solo un obbligo di legge. È un atto di responsabilità civile. Perché l’istruzione non è una merce, ma un pilastro della nostra democrazia.


(Corriere della Sera, 21 febbraio 2026)

Print Friendly, PDF & Email