di Pinella Leocata
Nella sede della “Società di Storia patria” esponenti dei vari gruppi femministi catanesi hanno presentato il libro Corpi e parole di donne per la pace, Navarra editore, curato da Mariella Pasinati. Il testo racconta l’esperienza di Palermo dove, allo scoppio della guerra in Ucraina, femministe dai differenti percorsi e pratiche – sulla spinta della “Biblioteca delle donne e Centro di consulenza legale Udi Palermo” – hanno deciso di tenere, una volta a settimana ai piedi del monumento ai caduti, un presidio permanente per invocare la pace e per elaborare pensieri e pratiche di pace. Un presidio che continua tutt’ora e che ha prodotto incontri, riflessioni, documenti, volantini, rappresentazioni artistiche e soprattutto una rete di relazione con donne pacifiste di tutta Italia. Donne talvolta in conflitto tra loro, anche sul tema della difesa del proprio territorio, ma unite dalla fedeltà al proprio genere e alla politica e alla pratica della differenza femminista che, tra l’altro, prevede la risoluzione dei conflitti attraverso il dialogo e la capacità di mediare, e mai con l’uso della violenza.
Donne per la pace che, come ha sottolineato Mirella Clausi, sono consapevoli della loro specificità anche rispetto ai maschi pacifisti che partono da un approccio geo-politico, mentre loro partono dai propri corpi che creano la vita – corpi troppo spesso oggetto di violenza – e dalla consapevolezza che la guerra è solo terribile strage e distruzione di tutto. Anche se oggi molte donne sono arrivate al potere e lo gestiscono secondo logiche maschili improntate al nazionalismo con l’accaparramento delle risorse e le gerarchie che questo implica, come denuncia Pina Mandolfo. Contro la logica di guerra queste femministe hanno scritto, in relazione con i gruppi di tutta Italia, una “Carta per l’impegno per un mondo disarmato” che punta sulla smilitarizzazione del pensiero e del linguaggio e sull’educazione basata sui principi pedagogici di Maria Montessori. Perché la guerra comincia prima, attraverso l’educazione alla competizione e la costruzione del nemico. Di qui – come ribadisce Giusi Milazzo – l’importanza della scuola, della storia e della memoria delle antenate pacifiste.
Queste donne sono convinte che se gli uomini potessero abituarsi a creare sfogando la loro aggressività nella creazione il mondo potrebbe cambiare. Da loro, con le parole della filosofa Luisa Muraro, la ricetta che prevede «quanto basta per combattere senza odiare, quanto basta per disfare senza distruggere, quanto basta per lottare senza farsi distruggere». E, su tutte, una parola d’ordine: «Fuori la guerra dalla storia». La Carta sarà presentata a Roma a fine mese. Intanto le donne per la pace hanno cominciato a tessere, ognuna nei propri contesti, un grande arazzo che porteranno in piazza in ognuna delle loro iniziative, un lavoro di tessitura artistico-artigianale che simboleggia la possibilità di ricomporre le ferite e le lacerazioni. Un telo protettivo che a settembre sarà portato e steso a Gibellina.
(La Sicilia, 17 febbraio 2026)

