di Franca Fortunato
Le madri e i padri costituenti, con la vittoria del No al referendum del 22 e 23 marzo scorso sullo stravolgimento dell’ordine giudiziario e dell’equilibrio tra il potere giudiziario ed esecutivo, sarebbero felici di constatare che, a distanza di ottant’anni, il testimone della difesa della Costituzione è passato nelle mani delle nuove generazioni, grazie alle loro madri e padri.
A fare vincere il No (14 milioni e mezzo) sul Sì (12,4milioni) sono stati le donne (55,9%) e i giovani (61%), così come quel 2 e 3 giugno 1946 in massa scelsero la repubblica (12.718.641 repubblica 10.718.502 monarchia) ed elessero l’Assemblea costituente che doveva redigere la nuova Costituzione, nata dalla lotta antifascista e dalla guerra di liberazione dall’occupazione nazista. Una storia che non si cancella e che è inscritta nella Costituzione repubblicana. A distanza di ottant’anni e dopo quattro di governo Meloni, la vittoria del No è stata vissuta, io l’ho vissuta, come una liberazione, un secondo 25 Aprile. Come la fine della guerra scatenò nel Paese scene di gioia così la vittoria del No ha visto le piazze, da nord a sud, riempirsi di giovani per festeggiare lo scampato pericolo di una definitiva svolta autoritaria, che in questi anni di governo della destra, animato da un senso di rivincita sulla Costituzione antifascista, decreto dopo decreto, abbiamo visto venire avanti. La vittoria del No ha spazzato via il clima di paura, d’intimidazione, di repressione, di violenza, che questa destra ha seminato nel Paese. Il No è stato un modo per onorare quelle giovani donne che nel 1946 si presentarono in massa ai seggi (89%). Arrivarono emozionate con il vestito buono della festa, con i bambini in braccio, con il fazzoletto sui capelli. Molte con sgabelli pieghevoli infilati al braccio, qualcuna allattava. Sono quelle donne e i tanti giovani di allora che ci hanno regalato la Costituzione che va difesa da chi, come il governo, con arroganza, esautorando il Parlamento, ha tentato di demolire l’autonomia della magistratura, che le madri e i padri costituenti, che avevano conosciuto la dittatura fascista, hanno posto a fondamento della Repubblica.
C’è chi ha detto e scritto che la partecipazione in massa dei giovani al referendum, tra cui molte/i fuorisede, nonostante il divieto del governo, non era prevista, che non li hanno visti arrivare. Sono le ragazze e i ragazzi delle superiori (52,6%) e delle università (67,9%) che in questi anni hanno fatto molto rumore e si sono fatti vedere e come. Hanno manifestato nelle piazze contro il genocidio a Gaza e per la Palestina, contro la guerra e per il disarmo, contro i tagli alla scuola e all’università e alla loro militarizzazione, contro il caro affitto e per la giustizia climatica. Sono quelle/i che nelle scuole e nelle università hanno fatto rumore contro i femminicidi. Hanno partecipato alle manifestazioni del movimento delle donne, ultima quella contro il disegno di legge sulla violenza sessuale della senatrice Bongiorno che ha eliminato il “consenso libero” e capovolto l’onere della prova dal violentatore alla donna violentata. Sono tornate/i ieri a manifestare a Roma contro la guerra e in più di 100 piazze delle donne per la pace. Il governo ha sempre risposto loro con leggi repressive, insulti, delegittimazione, criminalizzazione, mentre nelle piazze la polizia li ha manganellati, anche i minorenni come a Pisa nel 2024 durante una manifestazione per Gaza. “Poveri comunisti inutili” li ha definiti la ministra dell’Università, nel mentre ha tagliato fondi all’università e alla ricerca, per favorire le università private e le telematiche. Ordine e disciplina, controllare e punire, sono le parole d’ordine di questo governo, come di ogni Stato autoritario. Davvero dopo ottant’anni di lotte democratiche e più di cinquanta di femminismo della libertà, qualcuno pensava che le nuove generazioni accettassero di vivere in un Paese repressivo e autoritario che offre loro come futuro solo la guerra? Un grazie alle ragazze e ai ragazzi del 1946 e del 2026.
(L’Altravoce il Quotidiano, rubrica “Io Donna”, 29 marzo 2026)

