2 Novembre 2023
#VD3

Il partire da sé è una forma politica viva ed efficace

di Lia Cigarini


Ero d’accordo con Vita Cosentino che chiedeva una discussione su come è nata l’autocoscienza come forma politica dopo che nel 1970 sono arrivati in Italia i libri e i documenti delle americane.

Io sono d’accordo se oggi si parla di Carla Lonzi perché è stata fondamentale. Ma qui si dovrebbe discutere dell’autocoscienza come forma politica delle donne. Non c’era solo Rivolta femminile. Nascevano gruppi di autocoscienza in tutta Italia. A Milano persino nelle fabbriche. Ricordo tra queste la Face Standard e la Sit Siemens che hanno scritto dei testi che abbiamo pubblicato su Sottosopra.

Bisogna dire che c’era sì il gruppo di Carla Lonzi ma ce n’erano centinaia in tutta Italia.

E quindi partirei da lì, da questa enorme diffusione che si era verificata in tutta Europa.

La parità è il contrario perché ci aggreghiamo a un simbolico maschile.

Sono inoltre d’accordo con Silvia Motta quando dice che il movimento delle donne con la sua specifica forma politica dell’autocoscienza ha avuto una grande spinta in una società che a quel tempo era favorevole in generale al cambiamento.

L’autocoscienza ha avuto un’ottima idea, molto intelligente, cioè si è sottratta ad ogni giudizio maschile: ci riunivamo nelle case e questa idea ha traumatizzato tutti i vari compagni di lotta del passato. A me uno ha detto: «Ma come, tu che sei stata segretaria provinciale della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI) adesso ti riunisci nelle case in un piccolo gruppo?». E infatti vi ricordate che c’è stata una famosa prima pagina del Manifesto intitolata La femminista se ne va.

Quindi quello che ha detto Silvia Motta è giusto. Era proprio un altro tempo dove anche gli uomini studenti e operai erano in movimento.

Lo aveva già sottolineato in una riunione Luisa Muraro e ripreso da Giordana Masotto: erano altri anni, dove il cambiamento sembrava a portata di mano. Poi, dopo l’incontro con le francesi di Psychanalyse et Politique di Parigi e in particolare con gli scritti di Antoinette Fouque, molte di noi hanno fatto pratica dell’inconscio e poi l’affidamento ad un’altra donna per realizzare il proprio desiderio. Infatti, il bello della politica delle donne è quello di inventare pratiche mantenendo “il partire da sé e la pratica di relazione tra donne”.

Oggi abbiamo un problema, secondo me di comunicazione. Dobbiamo inventare il linguaggio da cercare e da usare, soprattutto con le nuove generazioni. Io penso che si dovrebbe su questi temi fare per prima cosa un Sottosopra perché quello è uno scritto che ha qualcosa di più. Quando lo si fa, incide perché è letto e discusso da molte. Oggi è un problema di linguaggio, cioè la nostra pratica politica come la metti in parola? Chi è che non parte da sé nelle riunioni della Libreria e in generale delle donne? Sempre una parte da sé.

Siccome sappiamo, e molti uomini l’hanno già capito, dopo il disastro della politica maschile (Il silenzio del noi, di Niccolò Nisivoccia), che quella del partire da sé e della relazione è una forma politica viva ed efficace, per prima cosa facciamo un Sottosopra che ne dia conto. La questione è proprio quella di trovare nuove parole e cercare di avere sempre più luoghi aperti sulla strada (c’è un nostro antico testo intitolato Il tempo, i mezzi e i luoghi).


(Via Dogana Tre, www.libreriadelledonne.it, 2 novembre 2023)

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