di Fiorella Cagnoni
Certo, che avrei voluto essere lì con voi. Giovanna mi aveva dato tutto il sostegno possibile, Rosamaria mi avrebbe accompagnata con il desiderio forte di stare insieme a voi – ma da un mese sono poco in forma, ho affaticamenti respiratori e cardiaci. La morte di Lia aumenta la mia debolezza.
Lia. Ciccio.
Ci siamo conosciute nei primi anni Settanta grazie a Paola Casanova, che aveva incontrato il Collettivo di via Cherubini dopo che insieme eravamo uscite, – senza rancore, – da Lotta Continua. Lia ha citato a lungo questa uscita, nostra e di tante altre, come un esempio di quanto la rivoluzione della libertà femminile avesse reso impossibile per le donne continuare a credere di crescere insieme agli uomini. Così per la prima di innumeri volte ho visto quanto Lia sapesse cogliere nell’esperienza personale il senso della politica. E valorizzarne l’importanza.
Nell’Ottanta nello stabile di via Legnano 28 dove allora abitava si è reso disponibile un piccolo appartamento e mi ha suggerito – anzi, imposto – di traslocare lì. Tre anni dopo si è liberato l’appartamento proprio sotto il suo, io mi ci sono trasferita mentre Silvio Sarfati entrava in quello che io lasciavo.
E fino al 2001, quando sono andata a vivere metà dell’anno in Messico, abbiamo abitato nello stesso caseggiato. Il che rendeva tra altro comodo ogni rientro serale o notturno da qualunque impegno o piacere, perché io guidavo – lei e Luisa come è noto, no. E rendeva comica ogni domenica mattina, quando lei mi telefonava alle otto e mezza e davanti alla mia voce insonnolita ogni volta come fosse stata la prima mi diceva “Ma Fio’, stai ancora dormendo?!”
Lia. Ciccio.
Abbiamo girato l’Italia insieme per le presentazioni del Sottosopra Verde, abbiamo giocato ogni domenica pomeriggio a scopone scientifico con Rossella e Stefania e Silvio, abbiamo fatto viaggi in Europa, riunioni nella vecchia e nella nuova Libreria, vacanze pranzi spuntini cene, aperitivi e letture, abbiamo con altre 53 fondato il Circolo della rosa.
Nell’87 ho comprato senza vederlo il casale in Gallura, – con lei e con Alessandra Bocchetti. Senza vederlo perché era appena morta mia mamma e i miei impegni nell’azienda di famiglia mi rendevano impossibile assentarmi da Milano. C’è andata lei, a vederlo – con Glauca Leoni che l’aveva trovato e proposto, – e io mi sono fidata di lei. Come ormai facevo da tre lustri, e come ho sempre fatto. Mi fidavo di lei senza bisogno di verifiche.
Io da Lia ho imparato a confidare nella forza del desiderio, ho imparato il vincolo della relazione, ho imparato l’affidamento, ho imparato a riconoscere l’autorità femminile e a farla circolare – perché è una figura simbolica circolante.
Come da Luisa ho imparato a dire la verità, sempre – anche quando non è la cosa più gradita a chi ascolta. E a guardare il mondo con gli occhi illuminati dall’amore per il bene. Che così si trova, il bene.
Quando nel 2007 son tornata a vivere in Italia, alla Masseria Le Sciare, Lia e Luisa sono venute spesso in Salento, in vacanza o alla Scuola Estiva della Differenza organizzata da Marisa Forcina a Lecce. Soggiornavano alle Sciare, e la prima volta Lia ha scritto nel grande Libro delle ospiti: “Amo e riconosco autorità a quelle donne che costruiscono luoghi e spazi di donne. Quindi sono riconoscente a Giovanna e Fiorella per Le Sciare. Questo in generale ma in particolare il soggiorno è stato proprio gradevole per il gran benessere fisico e mentale e per i tanti incontri con donne che non conoscevo. Soprattutto giovani che danno un senso alle nostre antiche scelte.”
Quanto coraggio, ho preso da Lia. Quanta forza, ho ricevuto da lei. Quanto pensiero e quanta pratica, ho assorbito da lei. Adesso sono impaurita, mi sento fragile. Però sapervi lì, insieme, mi aiuta.
Le Sciare, aprile 2026

