30 Agosto 2013
Corriere della sera

La violenza maschile e gli stupri di guerra


L’articolo che pubblichiamo è tratto da «Donne Chiesa Mondo», supplemento dell’Osservatore Romano in uscita il 2 settembre. Il mensile, coordinato da Lucetta Scaraffia e Ritanna Armeni, dà voce alle istanze delle donne nella con Chiesa, con contributi non solo femminili e cattolici. L’editoriale, a cura di Giulia Galeotti tratta della violenza sulle donne; un’inchiesta, a firma della Armeni, è dedicata a un centro milanese antiviolenza; il Segretario di Stato britannico William Hague propone di punire severamente gli stupri di guerra. Il ritratto della santa del mese è affidato alla regista e sceneggiatrice laica Liliana Cavani, che oltre a film famosi come “Il portiere di notte” (1974) ha girato due pellicole dedicate al patrono d’Italia: .”Francesco d’Assisi” (1966) e “Francesco” (1989) e ne sta preparando una terza. Qui immagina il contenuto della lettera che Francesco, alla corte del Saladino, ricevette da Chiara e di cui, tornato in Italia non rivelò mai il contenuto.


di Liliana Cavani

ANTICIPAZIONE IL NUOVO NUMERO DI «DONNE CHIESA MONDO», IL MENSILE FEMMINILE DELL’«OSSERVATORE ROMANO» APERTO AL MONDO LAICO

Chiara e Francesco, la lettera ignota

Liliana Cavani immagina il grido della santa: «Tradiscono la povertà»

«Carissimo fratello in Cristo, che il Padre ti dia pace e salute. Avrei voluto scriverti soltanto per darti notizie di allegrezza ma non è questo il momento. Tutte insieme noi le tue piccole sorelle abbiamo riflettuto e soprattutto pregato tanto per toccarti in Spirito affinché le parole che leggerai non ti feriscano troppo ma raggiungano lo scopo che è quello di illuminarti sulla urgente necessità di lasciare la Terra dei Mori e tornare. La fraternitas è come una povera barca in mezzo a una grande tempesta e corre il rischio di essere sommersa. Ecco la causa. Chi la guida in tua assenza dà ordini ai Fratelli e alle Sorelle opposti e contrari a quelli che intendevi tu. Questo provoca discussioni e liti continue che tu conosci ma che sapevi gestire con pazienza e saggezza. Tre mesi dopo che sei partito per la Terrasanta ci sono state assemblee di Fratelli sempre più frequenti alle quali noi Sorelle non eravamo mai chiamate a partecipare. Leone, Egidio e qualche altro venivano tristissimi a riferirci quanto accadeva. E tu puoi immaginare quello che accadeva. Riproponevano per la Fratellanza una Regola di vita opposta a quella che tu avevi indicato con tanta chiarezza e pazienza. Chi si opponeva veniva zittito e cacciato fuori. Per questo tanti Fratelli sono confusi, altri tristissimi e dispersi. Molti invece sono contenti di seguire le nuove direttive. La prima conseguenza è che la nostra amatissima Signora Povertà fedele compagna delle nostre vite è cacciata via con fastidio e persino disprezzo. I Fratelli che continuano ad amarla sono accusati di eresia e cacciati ma il vero motivo è che sono considerati troppo fedeli alle tue direttive. Il cuore di tutta la questione tu la conosci bene. Dicono che tu negavi loro il diritto di studiare e di approfondire con lo studio la parola di Gesù Cristo. Lo sanno bene che tu dicevi ben altro. Dicevi che lo studio è importante quando aiuta gli uomini a essere liberi e dicevi anche che lo studio è persino santo se è al servizio della Verità e della Vita. E per te proprio Cristo è Verità e Vita. Per molti di loro invece lo studio è un mezzo per sottomettere chi non ha studiato e non conosce le parole per chiedere giustizia. Ed è proprio la parola fraternitas che sembra irritare questi dotti come se non ne comprendessero il significato travolgente, quello che ha travolto te e attraverso te tanti uomini e donne compresa me. Questo ci dà una grande tristezza e possiamo soltanto pregare per questi fratelli dotti affinché Gesù Cristo li illumini ma per ora ? è amaro dirtelo ? sono vincenti e tenuti in considerazione da Roma. Ed è a causa di tutto questo che la tempesta si è abbattuta anche su di noi Piccole Sorelle tue. Due mesi fa da Roma è arrivato l’ordine di fare di San Damiano, che per noi è sempre stata semplicemente la Casa, un vero convento come tutti gli altri conventi. Se ricordi bene c’era già una minaccia nell’aria anche prima che tu partissi, ma grazie alla tua presenza l’autorità restava ferma come una belva trattenuta a catena. L’ordine da Roma ha imposto da subito a noi Sorelle di non uscire mai più e di non incontrare più i Fratelli, nessuno di loro. Eppure non ci fu mai scandalo di qualsiasi specie ma scambio di aiuto e di consigli e ci aiutavano coi malati all’ospizio per casi difficili come i paralitici da far muovere. Eravamo di fatto una fraternitas. Oltre a portoni e cancelli anche le sbarre alle finestre ci separano da tutti. Non abbiamo più potuto andare a lavorare chi al servizio in una casa di benestanti chi alla fabbrica per ottenete il sostentamento per noi e per i nostri fratelli poveri o ammalati. Ti chiederai di che cosa viviamo. Ecco la maggiore sorpresa. Il nutrimento ci deriva dalle consegne dei «nostri contadini» che ci portano ogni ben di Dio. Noi siamo diventate infatti le loro «padrone». Insomma la Chiesa ci ha conferito delle rendite e così viviamo di rendita. Sembra quasi uno scherzo se pensi che io e altre sorelle abbiamo lasciato comodi palazzi e ricche mense per abbracciare Signora Povertà per vergogna verso i fratelli svantaggiati. Siamo di nuovo privilegiate e protette e ci sentiamo come quei pupazzetti coi quali si gioca da bambine e che vengono sbattuti qua e là. Il Commesso Pontificio che ci ha portato il documento riguardo l’usufrutto delle terre che ci hanno conferito ha riso quando gli ho detto che non volevamo quel privilegio di rendita ma invece il privilegio di essere povere. Ci ha fatto notare che moltissimi fratelli erano ben felici di avere ottenuto delle sedi confortevoli per lo studio e la preghiera. Non c’è stato verso di fargli capire che eravamo felici di guadagnarci di che vivere come fanno la maggior parte dei «fratelli». Non riusciva a capire che non mi riferivo a fratelli di sangue, ma ai fratelli in Dio, che è ben più importante. È stato un dialogo impossibile. I primi tempi non riuscivamo quasi a mangiare per l’imbarazzo. Ci vergognavamo e donavamo tutto. Poi insieme a Leone e Pietro sono andata dal Vescovo a parlargli e così d’intesa con lui, con lui solo, appena fa buio io e alcune sorelle usciamo a portare cibo e assistenza ai nostri fratelli in difficoltà. Ma il principale impulso per la nostra resistenza è la certezza che quando tornerai verrà chiarito questo equivoco. Un’interpretazione così errata delle parole del Vangelo non può che essere un equivoco. E proprio a causa di questo equivoco tanti Fratelli hanno accettato case e persino palazzi per vivere nell’agiatezza. Dicono che studiano e che perciò necessitano di riposare comodi, di nutrirsi con cibi delicati e vestirsi con panni morbidi. Non la pensano così i primi arrivati alla fraternitas, Leone, Rufino, Pietro, Egidio e altri. Sono rimasti fedeli al Vangelo alla lettera e pertanto continuano a vivere come prima ma sperano e pregano perché presto si faccia chiarezza. Quanto sia necessario che tu esista non puoi neanche immaginarlo. È giunta qui la notizia, grazie a un mercante che l’ha diffusa, che hai incontrato il Sultano e che avete parlato di una possibile Pace. Il Vescovo è venuto a riferircelo di persona. Esultava per la gioia ma pare che a Roma abbiano altre idee. È evidente che in Terrasanta hanno bisogno di te e io e le Sorelle rischiamo di essere importune. Ma è giusto che tu conosca tutto per poter decidere e per questo preghiamo tanto e…». La lettera si interrompe qui. Provocò di sicuro molto dispiacere a Francesco. Sapeva che Chiara non l’avrebbe mai scritta se i fatti non fossero stati anche peggiori. Elia da Cortona che stava con lui in Terrasanta, ricorda che l’amico leggendola aveva le lacrime ma non rivelò il contenuto a nessuno. Decise però di tornare in Italia col primo possibile vascello. Questa lettera non è mai stata letta da alcun biografo. Nelle Fonti francescane si legge però una lettera inviata da Chiara a Francesco in cui lo sollecitava a tornare. Era infatti il periodo nel quale dentro alla fraternitas c’erano grandi dissensi. L’ho scritta immaginandola. Ora mi sembra così vera che non posso distruggerla.

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