16 Novembre 2015
giornimoderni.donnamoderna.com

Se noi la chiamiamo guerra le diamo un senso

Mamma, siamo in guerra? Gli attentati di Parigi spiegati a mia figlia

di Annalisa Monfreda


Mamma, siamo in guerra?

Sono le prime parole che ha farfugliato mia figlia domenica mattina, gli occhi semichiusi e la bocca impastata di sonno.

Non aveva letto, come me, tutte le prime pagine dei giornali, dove quel termine compariva a caratteri cubitali. Però aveva sentito la televisione gracchiare in sottofondo per una giornata intera e si era addormentata con una sola parola che le ronzava in testa: guerra.

La parola guerra sembra l’unica in grado di dare un senso ai fatti di Parigi.
Ma è proprio per questo che non andrebbe usata.
Per inchiodare quanto è successo all’assenza di senso.

Che cosa spinge un ragazzo a farsi saltare in aria mentre tutto – la natura, l’età – lo vorrebbe attaccato alla vita? Che cosa dà la forza a un essere umano di uccidere un altro essere umano disarmato e innocente? La convinzione di essere in guerra. La certezza che la gente seduta nei bar, allo stadio, ai concerti sia il nemico.

In guerra ogni legge, sia essa di Dio o degli uomini, viene sospesa. La guerra è un mondo a parte, con le sue regole e i suoi codici. In guerra succede di uccidere civili inermi, lo si fa in nome di un’ideologia, che seppur non condivisa, viene riconosciuta da entrambi i fronti. La guerra legittima ciò che non solo è contro la legge ma è soprattutto contro la natura.

Nel momento stesso in cui anche noi usiamo quella parola stiamo di fatto costruendo l’alibi morale per i terroristi. Se noi la chiamiamo guerra le diamo un senso. E chi si lascia affascinare dall’Isis è gente in cerca di un senso per la propria esistenza.

Ne abbiamo arruolati più noi con le nostre prime pagine di giornali, che mille tweet di propaganda.

Come scrisse Tiziano Terzani all’indomani dell’11 settembre: «Il terrorismo non si combatte uccidendo i terroristi ma eliminando le ragioni che li rendono tali».

Ecco perché ho risposto a mia figlia: no, tesoro mio. Noi non siamo in guerra. Usciamo, dai. È una bella giornata di sole.


(giornimoderni.donnamoderna.com, 16/11/2015)

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