di Presidio di donne per la pace di Palermo
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Archivio dell'autore: Massimo Lizzi
La libertà di esserci
di Antonietta Lelario
L’articolo di Lea Melandri (Quel cordone ombelicale che lega ancora la donna alla madre) e la lettera al Manifesto di Laura Colombo (Non si fraintenda la differenza sessuale, pensiero in relazione) hanno riaperto questioni di fondamentale importanza su cui penso dovremmo intervenire in molti e in molte. Io vorrei riprenderle sulla base della mia esperienza e delle mie scelte, discusse nel circolo “La Merlettaia di Foggia”. >
Invece di difendere le donne, lo Stato dice loro di nascondersi
di Ilaria Boiano
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, chiamato a rispondere in parlamento sul funzionamento del braccialetto elettronico, ha invitato le donne a rifugiarsi in una chiesa o in farmacia se allertate dalle forze dell’ordine di una violazione della misura cautelare applicata all’indagato, poiché lo strumento non consentirebbe un intervento immediato ed efficace delle forze dell’ordine. >
“Amore e/è politica”, la mail art di Foggia
di Franca Fortunato
Che cosa spinge l’artista afghana Shamsia Hassani, a rischio della vita, a denunciare con i suoi murales le prepotenze e le violenze perpetrate soprattutto contro le donne in Afghanistan? >
«Put Your Soul on Your Hand and Walk», un gesto contro il silenzio
di Cristina Piccino
Le fotografie di Fatma Hassouna esposte in diversi luoghi di Cannes – fra cui il Padiglione della Palestina – ci raccontano Gaza le sue macerie, il suo dolore, quel genocidio quotidiano rispetto al quale finalmente, e anche grazie a lei, sembra che stia nascendo una diversa consapevolezza, o almeno ci sia una presa di parola. >
Stare nella vertigine
di Maria Concetta Sala
Contributo al convegno delle Città Vicine “Testimoniare il male senza dimenticare il bene”, Milano, 17-18 maggio 2025. Nell’ambito delle iniziative per i 50 anni della Libreria delle donne >
Con Gaza muore l’Europa
di Mai indifferenti – Voci ebraiche per la pace >
Nella rete ipermisogina degli incel
di Rita Rapisardi
I “celibi involontari” erano una piccola subcultura del web. Ma con i social fanno proseliti scaricando la loro rabbia contro il sesso femminile, “colpevole” della loro infelicità. >
