Benché la ricerca per sua definizione non è mai conclusa e ci restituisce sempre la possibilità di ridomandare, di indagare di nuovo, di aggiungere, aggiustare, completare; la freschezza e l’entusiasmo di una ricerca dottorale ha il sapore della passione viva dell’inizio, che non tutti sul lungo percorso riescono a mantenere. >
Letture
Alejandra Pizarnik e il pharmakon del linguaggio
di Francesca Ruina
“Le parole / non fanno l’amore / fanno l’assenza”, dipingono il contorno del vuoto, cadendoci dentro con lo stesso suono di una goccia che dal cielo precipita sul fondo di un pozzo. Le parole rimbombano, le parole si parlano, le parole si sgretolano. >
Laura Lepetit – Autobiografia di una femminista distratta
Di capitolo in capitolo, e in ciascuno un libro intorno al quale ruotano incontri, aneddoti, riflessioni, Laura Lepetit racconta la sua storia e quella della sua casa editrice, La Tartaruga. Una autobiografia costruita come una galleria di ritratti, quelli delle amiche e delle autrici della casa editrice, che attorno a quel progetto formavano una comunità sempre in movimento. >
Laura Lepetit: “La mia vita è oggi senza rimpianti, l’ho vissuta da donna e da femminista”
di Antonio Gnoli
L’editrice, intellettuale e femminista, nasce a Roma nel 1932, ma nel 1944 si trasferisce a Milano. Ha fondato e diretto fino al 1997 la casa editrice La Tartaruga >
Carla Cerati: lo sguardo di Antigone
di Silvia Mazzucchelli
“Per anni ho sentito parole agitarsi dentro di me: ubbidienza, sacrificio, gratitudine, lavoro, onestà, castità, maldicenza, verginità, educazione”, “ora questa montagna di parole si è condensata ed è esplosa: non sarò mai più la stessa, ma voglio essere me stessa”. È il 1975 e queste sono le parole con cui la fotografa e scrittrice Carla Cerati conclude il suo romanzo Un matrimonio perfetto, appartenente alla trilogia pubblicata con il titolo di Una donna del nostro tempo, ispirata alla sua vita, a cui ne seguiranno molti altri. >
Grazia Cherchi: ritratto di un’intellettuale militante
di Benedetta Centovalli
«Nei giorni successivi alla sua morte, non si fece che pensare ai libri: come quando una persona se ne va e si lascia alle spalle qualcosa di non autonomo, qualcosa di dipendente da sé, e allora si dicono quelle frasi, E adesso con chi staranno, i figli? Chi si porta a casa le piante? E il gatto, chi si prenderà cura di questo gatto?». >
Il culto pagano delle streghe come sopravvivenza della Società dell’Antica Europa
di Gabriella Freccero
“Secondo le ipotesi degli archeologi e degli storici la civiltà implica un’organizzazione politica e religiosa di tipo gerarchico, un’economia bellica.” >
Fermo-immagine di una vita inquieta
di Alessandra Pigliaru
«Dal corpo sottile, dal suo volto pensoso, illuminato dal pallore della fronte, emanava un fascino che agiva infallibilmente su coloro che si sentono attratti dalla tragica grandezza dell’androgino». >
