19 Ottobre 2004
la Repubblica

Quegli uomini che la pensano come Buttiglione

Natalia Aspesi

«Imputo lo sfascio della società alle donne preoccupate del lavoro e dello stipendio ma che non si preoccupano se i figli cresceranno con il vuoto affettivo di una madre assente». «La vera donna in carriera è quella che si occupa di casa, marito e figli, coltivando nel tempo libero interessi culturali e attività sportive». >

7 Ottobre 2004
Carta

Elementare

Renata Puleo
In Sicilia, quando insegnavo alle elementari, spesso mi capitava di sentirmi definire maestra di «scola vascia», di scuola «bassa». L’espressione conteneva più di una sfumatura spregiativa, resa ancora più evidente dal fatto che gli insegnanti maschi erano chiamati «professori», come i colleghi delle superiori. >

7 Ottobre 2004
Carta

Conoscenza, bene comune

Bruno Amoroso
La «società della conoscenza», lo slogan di cui sono pieni i manuali della globalizzazione e i documenti dell’Unione europea, è per noi un indirizzo sbagliato, lo scherzo di un amico o la stupidità di un nemico. >

4 Ottobre 2004
l'Unità

Uomini e donne, ora che tutto è cambiato

iziana Morino
risposta di Luigi Cancrini

Caro prof. Cancrini,
negli ultimi anni, mi sono occupata molto di formazione diretta alle donne, con particolare riferimento alla differenza di genere, allo sviluppo dell’identità ed al sostegno all’autovalorizzazione.
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1 Ottobre 2004
Ecole

Lettera

Gioconda Pietra e Vita Cosentino
Cara école,
Come è già capitato a Milano al seminario “Pratiche sensate di resistenza”, le posizioni espresse da Raffaele Mantegazza nella sua rubrica “R/Esistere tra i banchi” ci suscitano molte perplessità e un esplicito disaccordo quando afferma: “La scuola è dunque il vero e proprio braccio armato della politica e della società, e la coscienza di ciò è il primo presupposto per considerarla come possibile ambito di resistenza.” >

1 Ottobre 2004

Manifesto maschile

Noi firmatari, uomini, diciamo SI alla Legge contro la Violenza di Genere.
Perché non possiamo essere complici rispetto alla realtà di una violenza che, anno dopo anno, uccide decine di donne e obbliga molte altre ad abbandonare il proprio lavoro, la propria casa e la propria città per cercare di sfuggire al loro aggressore; una violenza che provoca ogni anno il suicidio di centinaia di donne e ne maltratta fisicamente e psicologicamente centinaia di migliaia. >

29 Settembre 2004
il manifesto

Dietro il metodo una donna

Stefania Ficacci
E’ imbarazzante scoprire alla mia età di essere stata educata come una bambina deficiente. Il significato letterale di questo termine è «mancante». Sono stata dunque una bambina «mancante di qualcosa»? L’assenza o meno di questo «qualcosa», caratterizza la differenza fra normalità e anormalità. In sostanza, si potrebbe concludere, che essere deficiente significa non essere normale. La straordinarietà che porta con sé l’infanzia è la incapacità dei bambini di cogliere questa «biologica» sfumatura fra la normalità e l’anormalità. Alle prese con un castello di sabbia o una caccia al lombrico non mi sono mai posta il problema. >