di Sandra AmurriIeri mentre a Corigliano Calabro si celebravano i funerali di Fabiana Luzzi, 16 anni, uccisa da un suo coetaneo, la Camera ha approvato all’unanimità, 545 voti a favore, la ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e … >
Dalla stampa
L’avvocata: “Non posso più difendere questa ragazza”
di Beatrice Borromeo
“Antonio non sarebbe mai arrivato a incendiarmi viva, io non sono come Fabiana”. Rosaria Aprea, la miss casertana che due settimane fa era in fin di vita per le botte del compagno..
Ribelli per essere suore (e accogliere bimbi)
di Benedetta Argentieri
C’è un luogo molto speciale a 30 chilometri da Atene. Cinque case nascoste tra le montagne e il mare…
Pussy Riot in sciopero fame finisce in ospedale
Alyokhina ha iniziato l’astensione dal cibo il 22 maggio
Scene pulp di lotta nel declino del patriarcato
di Benedetto Vecchi
L’affresco avvincente di una città preda di strozzini, malavita organizzata e squali della finanza…
Immaginare un’altra scena. I sud, le mafie: le donne si raccontano
di Gisella Modica
Molte le suggestioni scaturite dal convegno I sud, le mafie: le donne si raccontano promosso dalla Casa internazionale delle donne con l’associazione daSud, Libera e la Società Italiana delle Letterate (Roma, 5-7 aprile 2013) che ha visto donne di diverse competenze – storiche, giornaliste, scrittrici, magistrate, amministratrici – chiamate a raccontare della propria esperienza in contesti dove le Mafie (cosa nostra, camorra,’ndrangheta) sono più radicate.
L’intricato nodo tra felicità e politica
di Luisa Muraro
Chi si è dato alla politica per passione e non per calcolo, sa che la felicità può essere considerata una passione politica. C’è uno speciale tipo di felicità che si prova in politica, felicità vera e propria anche se diversa da quella, non frequente ma nota ai più, che dà l’amore ricambiato o da quella che dà l’estasi, di cui sappiamo quasi solo per vie indirette.
I no che noi donne dobbiamo dire
di Laura Boldrini
Ci sono almeno due concetti che potrebbero essere evitati nelle cronache ormai quotidiane sulla violenza contro le donne. Il primo è il concetto di “emergenza”. C’è infatti uno strano automatismo nel nostro Paese.
