Cristiana Campanini
Occhi inquieti e dispettosi, incorniciati da riccioli biondi indomabili. Le mani si muovono come per dipingere nello spazio. >
Vetrina dell’arte
L’Abramovic secondo Marina. L’intervista vera
Ginevra Bria
Milano, venerdì 9 marzo 2012. A distanza di sei anni da “Balkan Erotic Epic” all’Hangar Bicocca, Marina Abramovic torna nel capoluogo lombardo. Tra undici giorni si apre “The Abramovic method”. Al PAC, l’artista sta seguendo l’installazione dell’intero percorso. L’abbiamo incontrata. >
Abramovic: dubbi di metodo
Alessandro Rochi
Marina Abramovic (Belgrado, 1946) non soltanto è il nome più autorevole della performance art contemporanea ma anche l’artista tout court senza pari in termini di notorietà e riconoscibilità mainstream. Livelli da rockstar acquisiti grazie a una capacità comunicativa e mediatica impressionante (e anche spregiudicata, a giudicare dalla scelta dei recenti palcoscenici televisivi italiani). >
Artemisia Gentileschi ARTE MI SIA
Donatella Franchi
Negli anni Settanta del Novecento Adrienne Rich in Segreti, silenzi e bugie, parlando del proprio rapporto con la creazione poetica dice che la donna che si accinge a creare si trova faccia a faccia con l’immagine della donna descritta dagli uomini, e quindi ciò che non trova è se stessa. >
Quelle artiste da collezione
Lea Mattarella
Una donazione come ultimo atto di una catena intrecciata al femminile: è questo il senso del lascito di Mirella Bentivoglio al Mart di Rovereto. >
Kiki Smith
Manuela Valentini
Nelle sue opere tende ad affrontare spesso il tema del corpo. Che rapporto ha con il suo?
Credo che nessuno di noi abbia un rapporto stabile con il proprio corpo: esso muta così come noi ci evolviamo. Peraltro la convivenza con il proprio corpo ci permette di coglierne gli aspetti più complicati e contraddittori. >
Arte, Politica, Cultura del Consumo
Mariella Pasinati
Compro dunque esisto si leggeva in un’opera del 1987 di Barbara Kruger, l’artista americana che, fin dagli anni ’70 del ‘900, ha caratterizzato la cultura visiva del nostro tempo con le sue personali combinazioni di messaggi in carattere tipografico ed immagini tratte da libri, riviste, pubblicità, nel contrasto cromatico di bianco-nero e rosso. Usando il linguaggio pubblicitario e dei media, Kruger ha decostruito il codice dominante della comunicazione di massa e mostrato l’aspetto velenoso -e seduttivo- del consumismo. >

