31 Agosto 2021

Laura Lepetit, «Autobiografia di una femminista distratta»

di Antonella Nappi
Il libro di Laura Lepetit è tranquillizzante per me che sono anziana e ho paura della vecchiaia. Ci mostra che la vita compiace comunque, non è il caso di spaventarsi del vuoto e della solitudine, si può godere dell’esserci nel contesto e guardar fuori: è un fare che ci può accompagnare finché si vive. >

28 Agosto 2021
Io Donna - Corriere della Sera

Goliarda Sapienza, la politica della gioia

di Stefania Bonacina
Cresciuta in una famiglia protagonista delle lotte sociali, trovò il modo di finire in carcere per “rinascere”. Legatissima alla madre e molto libera, fu l’outsider della letteratura italiana, in anticipo sui tempi. A 25 anni dalla morte è ora di riscoprirla >

28 Agosto 2021
il manifesto

Prenota l’albergo etico, «las Kelly» catalane ora hanno un sito

di Luca Tancredi Barone
Las Kelly catalane ce l’hanno fatta. Sono riuscite in meno di un mese a raccogliere più dei 60mila euro previsti per lanciare un sito web per prenotare hotel “etici”, quelli che rispettano i diritti delle cameriere. >

27 Agosto 2021
la Repubblica

Afghanistan senza veli

di Natalia Aspesi
Su una bancarella di libri usati, anni fa, ho trovato un libriccino malconcio, tra l’altro assurdamente costoso, ma io se vedo la parola women, Frauen, femmes, mujeres, donne, non so resistere, l’ho stoltamente comprato e adesso fortunosamente ritrovato tra i tanti dedicati alla nostra storia di femmine e alle nostre lamentazioni e maledizioni. In inglese e tedesco, è intitolato Donne in Afghanistan, autrice la giornalista Fahima Rahimi, pubblicato nel 1977 con la collaborazione di Nancy Hatch Dupree, la celebre storica americana che ha dedicato la sua vita a quella terra per noi tuttora immaginaria. >

20 Agosto 2021
Facebook Casa Internazionale delle donne

Afghanistan: quello che si può fare

di Bianca Pomeranzi
Le immagini atroci dell’aeroporto di Kabul ci hanno annichilito. La rabbia e la paura di una popolazione disperata hanno preso il sopravvento sulla nostra apatia verso una guerra lontana di cui tutti, adesso, sembrano vergognarsi.
Il dolore per chi rimane, per le molte e i molti che vedranno la loro vita in pericolo o annientata, per bambine e per giovani che perderanno la possibilità di scegliere il futuro non può di nuovo annegare nell’enfasi del “salviamo le donne” dall’alto della nostra libertà. Né possiamo accettare che le afghane siano ostaggio di una guerra persa nel finto scontro tra patriarcati. >